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LA TECNOLOGIA UNISCE PASSATO E FUTURO

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Per maggiori informazioni:

Italian Studies at Oxford:
www.italianstudies.ox.ac.uk

Opificio delle Pietre Dure:
www.opificiodellepietredure.it

Di Giorgio Di Marzo

I beni culturali rappresentano il retaggio di di artefatti fisici e attributi intangibili di un gruppo o societa’ che sono ereditati da passate generazione, mantenute nella presente e donate a beneficio delle future generazioni”

Comincio con questa definizione di beni culturali presa da Wikipedia, che per i pochi che non lo sapessero e’ la libera enciclopedia del web, quindi un modo di preservare la cultura grazie alla tecnologia.
E la connessione tra beni culturali e tecnologia e’ stato l’argomento di un seminario di due giorni, l’1 e 2 ottobre, organizzato ad Oxford dall’Ambasciata Italiana a Londra e da Italian Studies at Oxford in collaborazione con il Dipartimento di Storia dell’Arte dell’Universita’ di Oxford e dell’Oxford e-Research Centre, dal titolo “Technologies for Cultural Heritage: Leonardo and Beyond”, con l’introduzione del Prof. Roberto Amendolia, attaché scientifico dell’Ambasciata Italiana, e del Prof. Martin McLaughlin, Fiat-Serena Professor of Italian Studies, con discorso esplicativo tenuto dal Prof. Martin Kemp, professore di Storia dell’Arte presso l’universita’ di Oxford e uno dei piu’ grandi esperti su Leonardo.

Sono stati discussi tre punti principali: le tecnologie coinvolte, l’impegno pubblico, l’istruzione. Per quanto riguarda le tecnologie, e’ importante sottolineare come il campo sia costantemente lavori in corso per una ragione fondamentale: la tecnologia evolve continuamente. Ma c’e’ anche un’altra ragione, che mina tutti gli sforzi: anche i fondi a disposizione si riducono continuamente. Sembra essere un’incomprensibile legge della fisica, o forse una legge di Murphy, perche’ un Paese come l’Italia dovrebbe investire nel suo passato visto che rappresenta il suo futuro. Invece, come sappiamo, gli investimenti in ricerca, arte e storia sono considerati, non solo dai politici italiani, come una politica a bassa priorita’.
Fortunatamente qualcosa si muove, e anche senza un forte aiuto da parte dei governi vediamo come istituzione di diverse nazioni collaborano fra di loro al fine di sviluppare a applicare differenti aree di ricerca e tecnologie a problemi comuni quali appunto la salvaguardia dei beni culturali.
Chimica, fisica, informatica, scienze della Terra, biologia e le tecnologie associate hanno un’importanza cruciale nello studio e conservazione dei beni culturali. Nello specifico, il ruolo principale della fisica si svolge nel settore diagnostico, essendo non invasiva o micro invasiva. Si parla di tecnologie all’avanguardia quali la pulizia laser delle superfici; la termoluminescenza, la luminescenza ottica stimolata, e il radio carbonio per la datazione; il test di autenticita’; analisi a fascio di ioni. E’ da notare che l’Italia e il Regno Unito sono in primo piano per lo sviluppo di tali tecniche applicate ai beni culturali che consentono ai ricercatori, per esempio, di “vedere” i differenti strati di un quadro non solo per valutarne l’autenticita’ e la datazione, ma anche per verificare se il quadro e’ stato modificato, come per la Madonna dei Fusi di Leonardo, mediante gli infrarossi, o ancora, nel settore delle pergamene, per “leggere” alcuni Rotoli del Mar Morto senza aprirli, per mezzo della tomografia a raggi X.

Il secondo punto riguarda l’impegno pubblico. E’ importante tenere a mente come la ricerca nel settore dei beni pubblici deve essere collegata alla modalita’ con cui il pubblico, i frequentatori dei musei, fruiscono di mostre e musei. Mediante l’uso della tecnologia, come nella mostra al Victoria & Albert Museum di Londra “Leonardo da Vinci: Experience, Experiment, Design”, alcuni lavori di Leonardo sono stato resi “vivi” dal team capeggiato dal professo Kemp grazie alle animazioni, un esempio delle quali puo’ essere visto qui.
Il professor Martin Kemp e’ stato anche coinvolto nella ideazione e realizzazione del CD “Leonardo da Vinci”, commissionato da Bill Gates dopo avere acquistato il Codex Leicester (per 30,8 milioni di dollari). Uno degli aspetti piu’ affascinanti del CD-ROM e’ la creazione del Codescope[tm], un innovativo strumento di visualizzazione e traduzione creato dalla Corbis, grazie al quale e’ possibile tradurre il Codex Leicester in italiano e inglese e cambiare l’orientamento della scrittura speculare di Leonardo in modo da renderla leggibile.

L’importanza di migliorare ed estendere l’esperienza da parte del pubblico e’ compresa anche in Italia, infatti la dottoressa Antonella Guidazzoli del CINECA ha presentato gli Ambienti Virtuali Interattivi, una simulazione complessa che comporta la creazione di uno scenario digitale virtuale, la convalida e certificazione delle informazione relative, la progettazione di una interfaccia interattiva.
Il professor Bruno Ricco’ dell’Universita’ di Bologna ha invece sottolineato l’importanza dei servizi richiesti dai fruitori, e in questo l’Italia pecca parecchio. La sua idea e’ quella di usare il telefono cellulare come un unico strumento per ottenere informazioni sia fuori – per esempio come arrivare al museo e cosa vedere – che dentro il museo. La tecnologia esiste gia’, il sistema deve essere sviluppato.

Il seminario ha infine messo in evidenza il sistema di formazione in Italia legato ai beni culturali, e l’importanza della costituzione di un approccio interdisciplinare.

Personalmente penso che i ricercatori e gli studiosi, specialmente quado si scambiano informazioni, possono dare all’arte e alla cultura piu’ della politica, quindi seminari come questi devono essere incoraggiati perche’ rappresentano un esempio di come scienza e arte, studiosi e il pubblico generale, possano andare d’accordo e avere lo stesso obiettivo.

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