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POESIE DALL'ALDILA'

 

 

 

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Bosch. The Afterlife.

Di Antonio La Cava

E’ una serata uggiosa di novembre. Il centro londinese, con il suo brusio di voci e rumori, la sua calca che sfida il primo freddo e la fastidiosa pioggerellina di fine autunno, ti impedisce di dare un minimo spazio alle riflessioni della giornata. E’ una di quelle serate meno adatte a fermarsi e riflettere, tanto piu’ a riflettere sull’Aldila’.

Quando l’ospite arriva, uno sparuto gruppo di persone e’ gia’ raccolto nella sala dell’Italian Bookshoop. Il chiacchierio della gente accompagna gli attimi primi che David Morante inizi la sua lectio sull’Aldila’. E la gente accorsa, naturalmente, e’ in gran parte italiana.
Quasi tutti hanno qualcosa da dire: una donna racconta del suo figlio, dottore, professore, ricercatore negli USA, primario, si dilunga negli elogi, orgogliosa, premurosa nei dettagli da sfinimento; una giovane racconta del suo ultimo libro letto, un uomo del suo viaggio compiuto. Qualcun altro tace, conscio del fatto che se si iniziera’ a parlare della morte e del Mondo Altro sara’ meglio, forse, tacere.

La lectio ha inizio. David Morante (console Italiano a Londra) porta con se’ una sveglia. “Scandira’ il tempo” o forse servira’ a svegliarci dai nostri futili pensieri, intorpiditi dalla grigia quotidianita’, per riflettere un po’ su quei significati imprendibili del rovescio dell’esistenza.
“L’Aldila’ e’ stato rappresentato nella mitologia, nella fantascienza e nell’horror. E se un tempo – chiosa Morante – la mitologia e il tema dell’Aldila’ erano strettamente interrelate, nel corso dei secoli si sviluppera’ una vera e propria escatologia”.
“Il primo autore a descrivere il regno delle ombre e’ stato Omero. E il suo viaggio nell’Oltretomba rivela una concezione pessimistica dell’Aldila’ e il rimpianto per la vita vissuta”. Il Cristianesimo sconvolge il concetto dell’Oltretomba, ed attraverso il viaggio ultraterreno dantesco si esplora un mondo sconosciuto. Morante mette in luce in particolare “l’estrema umanita’ presente nel viaggio di Dante” e la sua trasgressivita’.
E’ un volo pindarico da un secolo all’altro, da un poeta all’altro. La voce del Console, senza tregua, ci accompagna nella visione funesta di un Aldila’ inesistente, rappresentato dai poeti del Romanticismo come Foscolo e Leopardi. “C’e’ un momento in cui l’ateismo diventa poesia, l’Aldila’ viene a coincidere con il Nulla. E dove la tomba e’ una semplice pietra”. Questo concetto viene reso ancora piu’ drammatico in Leopardi, per il quale dopo la giovinezza non c’e’ piu’ nulla.

“Nella generazione dei russi sara’ Blok a rappresentare la morte in una visione negativa e pessimista”. Blok, considerato il piu’ grande poeta russo dopo Puškin, non aveva mai accettato il passaggio al comunismo, e questa impossibilita’ ad adattarsi ai tempi nuovi lo aveva indotto a vivere “con la morte nel cuore”.
Ma c’e’ spazio anche per una visione piu’ ironica dell’Aldila’ con la citazione dei passi dell’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. E’ una raccolta di poesie, in forma di epitaffio, che racconta la vita di ogni persona sepolta nel cimitero di un piccolo paesino della provincia americana. La caratteristica e’ che i personaggi (essendo morti) descrivono la loro vita nella piu’ sincera verita’, descrivendo cosi’ le loro faccende piu’ private.

Nel ’900 la morte diventa un vero incubo, una ossessione. “A volte la morte e’ la compagna di tutta una vita per un poeta”. Sara’ Cesare Pavese ad incarnare una visione della morte come idea assillante e costante della sua poetica. “Verra’ la morte e avra’ i tuoi occhi, – scrive Pavese – questa morte che ci accompagna dal mattino alla sera, insonne, sorda, come un vecchio rimorso o un vizio assurdo. I tuoi occhi saranno una vana parola, un grido taciuto, un silenzio”. Pavese scrisse queste parole esprimendo cosi’ il suo disagio esistenziale che lo indusse al suicidio il 27 agosto del 1950, in una camera di albergo, a Torino. Venne trovato morto, disteso sul letto, dopo aver ingerito sedici bustine di sonnifero”.

“Se fra tutte le storie che parlano dell’Aldila’ dovessi salvarne una – afferma Morante – sarebbe la storia di Paolo e Francesca, descritta da Dante nel quinto Canto dell’Inferno”. Nella storia di Paolo e Francesca “l’amore vince la morte” e sebbene “l’amor condusse noi ad una morte caina” (e’ Paolo che parla a Dante), tale amor “ancor non m’abbandona”.
Il Console da un’ultima occhiata alla sua sveglia. Il tempo e’ terminato. E quella maledetta sveglia, che ha segnato ineludibilmente il tempo del nostro viaggio nella poesia dell’Aldila’, ci rammenta che siamo sempre piu’ vicini a quella ineluttabilita’ a noi sempre piu’ indefinita.

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