Di Maria Teresa Sette
Bologna 19 Settembre 1977: il collettivo studentesco dell’universita’ e’ riunito per prepararsi in vista del Convegno “contro la repressione” indetto per i tre giorni successivi.
Londra 19 Settembre 2007: Enrico Franceschini, ex ragazzo del collettivo, si ritrova insieme a una manciata di ascoltatori a raccontare che cosa e’ stato per lui il movimento del ’77.
Avevo vent'anni. Storia di un collettivo studentesco 1977-2007 e’ il titolo del libro che il giornalista e corrispondente a Londra del quotidiano La Repubblica ha presentato all’Italian Bookshop in un colloquio-dibattito introdotto dal giornalista RAI, nonche’ suo concittadino, Stefano Tura.
Esattamente a trent’anni di distanza da una stagione affascinante ma anche molto difficile della storia italiana, Franceschini decide di ripercorrere con la memoria i momenti piu’ significativi che hanno scandito la sua vita da studente ventenne nella citta’ simbolo del ’77: Bologna. “La curiosita’ di rivisitare una stagione della vita, di sapere che fine avessero fatto quei ragazzi con cui avevo condiviso le mie passioni, gli ideali, le illusioni e quella sensazione di sentirsi parte di qualcosa” e’ stata la molla, racconta l’autore, da cui e’ partita l’idea di questo libro. Il giornalista ed ex settantasettino chiama cosi’ a raccolta alcuni dei suoi compagni che, come lui, hanno vissuto da protagonisti quella stagione storica. Riesce a ricontattare quaranta ex ragazzi del collettivo di Giurisprudenza provenienti dalle diverse regioni d’Italia e si ritrovano, a Bologna trent’anni dopo, a ricomporre insieme i fili della memoria. Ne viene fuori un libro-testimonianza a piu’ voci, dove sullo sfondo delle vicende storiche si intrecciano ricordi, nostalgie e bilanci comuni e personali.
Il movimento del ’77 e le conseguenze che da esso scaturirono rappresentano ancora oggi un nervo scoperto nella storia recente del nostro paese. Erano anni di esasperata politicizzazione e di scontri fisici violenti che raggiunsero il momento piu’ alto e piu’ basso con la morte dello studente Francesco Lorusso, raggiunto da una pallottola durante uno scontro concitato con le forze dell’ordine. Con l’approssimarsi dell’anniversario del trentennio, il dibattito che si e’ svolto e continua a svolgersi in Italia intorno a quegli anni ha messo in luce il volto piu’ cupo del movimento, focalizzandosi prevalentemente sul terrorismo e su quelli che poi sarebbero stati gli anni di piombo.
Franceschini sceglie pero’ di lasciare sospese le questioni ancora scottanti, aperte da quel periodo di dure tensioni politiche, e di far venir fuori una visione alternative da quella che piu’ comunemente si associa al ’77. “Cio’ che volevo emergesse e’ un ricordo personale diverso rispetto all’immagine diffusa che si ha di quegli anni. E’ essenzialmente un libro sull’avere vent’anni. Una fase della vita bella per tutti, ma particolarmente bella quando la si condivide in maniera totale, quando si condivide l’essere giovane e il desiderio di costruire insieme qualcosa di migliore.” Lungi da ogni forma di reducismo, il libro vuole tracciare una rappresentazione di cio’ che fu l’aspetto piu’ leggero, scanzonato, utopico e positivo del movimento. Le manifestazioni gioiose e beffarde, lo studio insieme, le case aperte a tutti come dei nidi in cui chiunque poteva rimanere a mangiare e a dormire, le infinite riunioni a discutere fino a notte tarda, le sigarette, i volantini, i ciclostili. Fotogrammi rimasti indelebili per chi ha vissuto quei giorni di “amore collettivo”, quando ogni forma di individualismo era bollato come “borghese” e nefasto.
La violenza mise fine a tutto. Seguirono anni bui e il terrorismo offusco’ la portata del rinnovamento sociale e culturale a cui un’intera generazione aveva dato avvio. Ma il ricordo di quella fiammata vitale non si e’ certo offuscato nella memoria di quei ragazzi che, trent’anni dopo, volgendo lo sguardo ai loro vent’anni continuano ad esclamare: “Minchia, come ci siamo divertiti!”.
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