Di Michela Centioni
Il cinema e’ sempre stato un luogo di incontro privilegiato tra culture diverse. Il buio e lo schermo cinematografico, nel quale lo spettatore puo’ tuffarsi liberamente e sognare, o riflettere, creano una magia peculiare e permettono di varcare confini spazio temporali.
Per festeggiare i 50 anni dell’Unione Europea, gli Istituti di Cultura di Londra hanno scelto proprio il cinema, organizzando una rassegna al Ciné Lumière con i capolavori rappresentativi di sei nazioni: Polonia, Svezia, Germania, Repubblica Ceca, Francia e Italia.
Le pellicole hanno in comune il fatto di essere state realizzate nell’anno 1957, l’anno della nascita dell’Unione Europea, riportandoci in una dimensione lontana e significativa, godendo della bellezza e del potere suggestivo del mezzo cinematografico.
L’Istituto Polacco di Cultura ha scelto Kanal (Canale) di Andrzej Wajda, Premio Speciale della Giuria a Cannes nel 1957, per raccontare al pubblico della propria nazione.
Kanal e’ un racconto di guerra e di onore, di coraggio e di umanita’: ci narra la storia di una compagnia militare che durante i combattimenti di Varsavia nel 1944, stremata e decimata dagli attacchi tedeschi, si ritira attraversando dei sotterranei. I soldati, nella loro disperata ricerca di salvezza, verranno a mano a mano uccisi dalla stanchezza e dagli stenti, dalle ferite e dalla pazzia, e solo il comandante e un subalterno riusciranno a vedere di nuovo la luce.
Ingmar Bergman ed il suo Smultronstället (Il posto delle fragole) ci trasportano in una dimensione nostalgica, nella condizione della solitudine umana, nella consapevolezza del protagonista, un noto medico e professore che, nella sua tarda vecchiaia, realizza amaramente di non aver costruito nessuna relazione profonda con il prossimo. Un sogno angoscioso segna questa presa di coscienza, in un film poetico e geniale con il quale l’Istituto Svedesedi Cultura ha voluto rendere omaggio alla propria nazione.
La Germania si presenta con Die Bekenntnisse des Hochstaplers Felix Krull (Le confessioni del filibustiere Felix Krull), di Kurt Hoffman, tratto da un racconto di Thomas Mann. Il film racconta l’ascesa sociale del protagonista che, da ragazzo dell’ascensore diventa viveur, azionista, fino a perdere tutto per bancarotta fraudolenta. Questo non gli impedirà di ricominciare tutto da capo, cambiando nome, amicizie, e diventando in Sud America un uomo ricco e rispettato.
Per quanto riguarda la Repubblica Ceca, Vlcì Jàma (La tana del lupo), pellicola di Jiri Weiss, e’ una drammatica storia di una ragazza orfana che viene adottata da una coppia di coniugi che vivono in una tranquilla cittadina di provincia. Il rapporto malato e dipendente dei due viene subito messo in crisi dall’arrivo della giovane, di cui si innamora perdutamente il patrigno, ricambiato dalla ragazza. E’ un dramma psicologico e sottile, girato con una forza ed una maestria incredibili.
L’Istitut Français presenta il film di un grande regista francese, Louis Malle, Ascenseur pour l’Echafaud (Ascensore per il patibolo).
La trama, piuttosto complicata e intricata, tra omicidi, prove indiziarie, tentativi di fuga e un’atmosfera claustrofobica e inquietante, e’ un valido esempio di cinema noir nel quale la splendida colonna sonora jazz di Miles Davis fa da protagonista insieme ad un’acuta indagine sui sentimenti.
Il nostro paese e' celebrato da un capolavoro di uno dei registi piu’ amati al mondo: Le Notti di Cabiria di Federico Fellini.
La storia di Maria, una ragazza di vita che per lavoro si fa chiamare Cabiria, e’ raccontata con tutta la poesia che il Maestro era in grado di donare attraverso l’occhio della sua macchina da presa. La bravura estrema di Giulietta Masina, poi, completa l’opera che ha ricevuto decine di premi, primo fra tutti l’Oscar del 1957.
Il personaggio a cui da’ vita Fellini e' reale e ideale al tempo stesso, e’ calato in una materialita’ che non scade mai nel volgare, e’ completamente attaccato alla realta’ ma le sue notti la portano a sognare una vita diversa, normale, lontana dalla strada. L’eccellenza degli attori, che si muovono in una Roma di periferia, tra prostitute e protettori, tra attori risucchiati dalla dolce vita della capitale e processioni religiose, disegnano un quadro estremamente convincente di un mondo ormai lontano ma ancora vivo e reale nell’umanita’ e nei sentimenti. Fellini mette in luce i diseredati, gli emarginati, i poveri, e ne esalta l’anima, la purezza, la particolarita'.
In sala, durante la proiezione, il pubblico, 50 anni dopo, ha riso, si e’ commosso, ha pianto addirittura.
Questo il regalo fatto a tutti i cittadini europei dagli istituti di cultura, un tuffo nel passato per ricordare ed osservare l’evoluzione delle nostre nazioni, per affermare, ad alta voce, la volonta’ di perseguire e coltivare l’arte e la cultura, sempre, comunque.
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