Di Angela d'Addamo
Maurizio Pollini e’ un interprete che gia’ ad un rapido sguardo trasmette tutta la sua autorevolezza.
La sala gremita, l’atmosfera di attesa, e poi il suo modo di attraversare il palco e sedersi al pianoforte, come se si sedesse a tavola per bere un bicchier d’acqua. E quando comincia a suonare, la sua assoluta padronanza dello strumento e’ un semplice dato oggettivo, e’ una leggera aura di scientificita’ sull’inafferrabilita’ della musica.
Conosciuto per il suo vasto repertorio che include compositori classici, romantici e contemporanei, il 12 giugno al Barbican Centre Maurizio Pollini ha presentato un programma esemplificativo della propria esperienza ed inclinazione. La prima parte, dedicata a Frédéric Chopin, ha visto il grande pianista spaziare dal Preludio in Do Diesis Minore Op.45 alla Polacca in La Bemolle Maggiore Op.53, passando per ballate, scherzi e notturni. La seconda parte e’ stata invece interamente dedicata a Franz Liszt, con la Sonata in Si Minore, con le sue parti eseguite come un unico continuum, preceduta da una serie di brani del tardo Liszt.
Circa un’ora e mezza di musica, piu’ tre bis, e di note scritte nella memoria e fra le dita: senza l’aiuto di spartito alcuno, il nostro artista ha catturato il pubblico in sala con la sua ben nota perfezione nell’esecuzione e trasporto e naturalezza allo stesso tempo. Un concerto che e’ stato la manifestazione reale di quanto Maurizio Pollini stesso afferma: “espressivita’, spontaneita’ ed intelletto si appartengono inseparabilmente”.
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