Di Luisa Terzulli
Spettacolo conclusivo del Lufthansa Festival of Baroque Music, il 24 maggio 2007 e’ andato in scena Orfeo di Monteverdi. A dare vita alla famosa opera del compositore mantovano e’ stata La Venexiana, compagnia fondata e diretta da Claudio Cavina, nella cornice offerta da St John’s, ex chiesa riconvertita in teatro.
La favola in musica narrata e’ quella ben nota di Orfeo che discende nell’Ade per impietosire gli dei e riprendersi la sua sposa Euridice, morta poco prima a causa di un morso di serpente. Riuscito nella sua impresa, Orfeo disobbedisce pero’ agli ordini di Plutone, perdendo cosi’ definitivamente l’amata Euridice. Fin qui niente di nuovo. Nella caratterizzazione dei personaggi, nei costumi e nell’ambientazione la creativita’ ha la meglio, dissacrando un po’ il solenne mondo dell’opera e reinventando i canoni della rappresentazione scenica: e cosi’ le ninfe danzano alla maniera de La Febbre del Sabato Sera durante i festeggiamenti per il matrimonio di Orfeo e Euridice, la barca di Caronte somiglia piu’ all’autobus londinese 29N, e il party di Apollo ha verve e lustrini da fare invidia al Re Erode di Jesus Christ Superstar.
Ma tutto cio’ non deve far pensare a tanto fumo gettato negli occhi: La Venexiana annovera artisti di gran calibro e l’eclettico Claudio Gavina, controtenore di gran fama e fondatore della stessa, canta e dirige l’orchestra – anch’essa tutta “abbigliata” per l’occasione. Il tenore Mirko Guadagnini e’ l’appassionato Orfeo che manda in visibilio il pubblico in sala, mentre e’ Emanuela Galli a prestare una splendida voce alla sfortunata Euridice. Cantato in italiano, il libretto di Orfeo e’ stato messo a disposizione del pubblico, con traduzione a fronte, per poter apprezzare non solo il suono della lingua dell’opera per eccellenza ma anche il significato racchiuso nella musicalita’ delle parole. Menzione a parte per Makoto Sakurada: ascoltandolo ad occhi chiusi non si immaginerebbe mai che a cantare sia un giapponese, tanto impercettibile e’ la sua inflessione straniera.
La scelta di un Orfeo un po’ stravagante e’ stata sicuramente vincente, e ha spesso fatto sorridere il pubblico pur senza distrarlo dalla drammaticita’ e tensione della narrazione. Tornano alla mente le parole di Nicola Luisotti, che proprio in un’intervista a GIORGIOSTUDIO (ST*ART anno 2, n. 2) ha dichiarato che il direttore d’orchestra deve sempre rispettare il compositore originario, e che se vuole maggiore liberta’ deve comporre una propria opera senza alterare il lavoro di qualcun altro. Chi avra’ ragione, il tradizionalista Luisotti o l’innovatore Cavina? Difficile a dirsi, nell’eterno evolversi della musica e delle arti in generale. Be’, a noi e’ piaciuto cosi’, e a giudicare dall’entusiasmo, al pubblico anche!
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