Di Luisa Terzulli
Sguardo muto ed enigmatico. Non stiamo parlano della sfinge egizia ma di quella che e’ la matrice in ogni opera di Roberto Coda Zabetta.
Giovane ma consumato artista biellese, sospeso a meta’ fra Londra e Milano, i suoi dipinti non possono essere definiti meglio se non spiazzanti. La costante in ogni sua opera e’ un volto predominante, spesso ritratto in primissimo piano, sempre a grandi e violente pennellate nere e bianche e colate di vernice, quasi rasenti l’astrattismo eppure dalla fisionomia ben definita. Spiazzante e’ appunto la violenza non invasiva di questi volti, immediati nei colori scuri e nelle grandi dimensioni, che pone all’osservatore piu’ quesiti di quanti ne risolva. Qual e’ il significato dietro gli occhi sbarrati, il riso nervoso, o l’espressione impassibile? Tutti immediatamente riconoscibili nello stile, i dipinti di Roberto Coda Zabetta si distinguono nettamente l’uno dagli altri come fotografie: ognuno presenta la propria peculiarita’, una sfumatura particolare o semplicemente un’inquadratura diversa, susseguendosi immancabilmente senza titolo. Altra costante nell’opera di Coda Zabetta e’ la forma di dittico: il grande volto si staglia netto e “sporca” uno sfondo spesso meticolosamente decorato e dettagliato, altre volte lasciato in bianco e macchiato di colore, solitamente piu’ visibile e solo su un lato del dittico.
Gia’ guadagnatosi uno spazio nella sezione speciale Art Projects della London Art Fair 2007, dedicata agli artisti dal sapore piu’ sperimentale, e’ ora alla galleria Spectrum London con l’esposizione Out There fino al 21 luglio. Le opere qui in mostra presentano quello che e’ l’elemento ricorrente della sua ultima produzione: agli usuali imponenti visi si accompagnano sfondi policromi – e piu’ raramente in bianco e nero – di evidente ispirazione giapponese. Questi sfondi accuratamente dettagliati sono una chiara allusione alle stampe Ukiyo-e (immagini del mondo fluttuante) del periodo Edo (1615-1867), che ritraevano per la prima volta le attivita’ dei cittadini comuni intenti al divertimento nei quartieri a luci rosse o nei teatri kabuki. Nei dittici di Roberto Coda Zabetta, queste prostitute e leggiadre figure femminili avvolte in abiti dai vivaci ed elaborati tessuti, e gli attori kabuki congelati in esagerate pose istrioniche creano uno stridente e, ancora una volta, spiazzante contrasto con gli imponenti e quasi inquietanti visi.
Stilisticamente antitetici e di ispirazioni lontane sia temporalmente che geograficamente, questi stili giustapposti non sono forse poi cosi’ distanti fra loro: dividendo la stessa tela, i forti tratti occidentali tracciati dall’artista italiano affascinato dall’oriente incontrano il Giappone pittorico a sua volta influenzato e proteso verso il mondo che giace a ovest.
Il viaggio e l’incontro di culture diverse e’ una componente importante della vita di questo affermato artista appena trentenne, e una delle chiavi di lettura dei suoi sconcertanti e accattivanti dipinti.
Copyright 2007 GIORGIOSTUDIO Ltd – All rights reserved
|