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LADIES AND GENTLEMEN: SIGNORE E SIGNORE

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Per maggiori informazioni: www.italianfilmfestival.org.uk

Di Antonio La Cava, Raffaella Binetti, Annalisa Coppolaro e Maria Teresa Sette

Nel cinema italiano i ruoli interpretati dalle donne hanno bene riflettuto i cambiamenti che avvenivano nell’universo femminile della societa’ italiana e spesso hanno anticipato i tempi. Per ripensare e ricordarci del peso che hanno avuto – e hanno – le donne ecco una retrospettiva dedicata tutta per loro: Signore e Signore: Leading Ladies of Italian Cinema. La rassegna di film sulle grandi attrici dei film italiani, inaugurata il 27 settembre al Riverside Studios a Londra, si colloca all’interno della rassegna Italian Film Festival UK, giunta al 14esimo anno.
La retrospettiva, che copre piu’ di quattro decenni con film dagli anni ’40 fino agli anni ’80, si tiene oltre che al Riverside Studios anche al Film Theatre di Glasgow e al Filmhouse di Edinburgo.
Prodotta da Cinecitta’ Holding con il supporto del dipartimento di Cinema del Ministero della Cultura e gli Istituti Italiani di Cultura di Londra e di Edimburgo, la rassegna e’ stata curata dall’esperta di cinema e direttrice del mensile Ciak, Piera De Tassis.
Tutti i film sono proiettati in lingua italiana con sottotitoli in lingua inglese.

La rassegna Signore e Signore include film in cui recitano (in ordine alfabetico!) Lucia Bose’, Claudia Cardinale, Gina Lollobrigida, Sofia Loren, Anna Magnani, Silvana Mangano, Giulietta Masina, Mariangela Melato, Sandra Milo, Ornella Muti, Tina Pica, Stefania Sandrelli, Franca Valeri e Alida Valli.
Molti registi famosi, come Federico Fellini, Vittorio De Sica, Michelangelo Antonioni e Luchino Visconti, hanno lavorato con queste donne, facendone le loro muse e creando alcuni dei loro piu’ grandi e leggendari film.

Nella serata d’inaugurazione e’ stato proiettato come primo film della rassegna La ragazza con la valigia (1960) di Valerio Zurlini, in cui una incantevole Claudia Cardinale interpreta una cantante di nightclub, legata ad un ricco uomo ed al suo giovane fratello. Lo sguardo magnetico di Claudia Cardinale lo ritroveremo qualche anno dopo ne Il gattopardo (1963) di Luchino Visconti – proiettato pochi mesi fa al Riverside – che ha consacrato la Cardinale come una star di prima grandezza del cinema italiano.
Durante la serata d’inaugurazione della rassegna il Trio Cinema Paradiso (composto dal pianista Maurizio Malagnini, dalla violinista Mireira Ferrer Yabar e dal violoncellista Alessandro Sanguineti) si e’ esibito suonando musiche tratte dalle colonne sonore di celebri film italiani, come Amarcord, Il postino, La vita e’ bella e La leggenda del pianista sull’oceano. (ALC)

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Se nell’Olimpo delle star brillano nomi quali Sophia Loren, Anna Magnani, Gina Lollobrigida, Lucia Bose, appare evidente come non potesse mancare un posto per la storica Tina Pica che dal 1916 ha battuto il palcoscenico prima teatrale, recitando per la compagnia di Eduardo De Filippo, poi cinematografico esordendo sul grande schermo all’eta’ di 50 anni.

La sua attivita’ cinematografica attraverso’ tutti gli anni ’50 fino ai primi dei ’60 annoverando tra i titoli di maggior successo Il voto (1950) e Ergastolo (1952) per giungere alla fortunata serie dei vari Pane, amore e fantasia (1953), Pane, amore e gelosia (1954), Pane , amore e... (1955) nei panni del personaggio Caramella.
La Nonna Sabella (Oh Sabella) e’ il titolo scelto dall’ IFF per questa retrospettiva.
La commedia e’ stata accolta da un pubblico per cosi’ dire adulto ma sorprendentemente “misto”, ovvero: tra risa e sogghigni risuonavano accenti english che sicuramente hanno apprezzato il vecchio, a tratti ingenuo, umorismo di una volta, l’equivoco provocato dalla figura preponderante della Nonna Sabella che – come una classica matrona mediterranea – tenta comicamente di imporre la sua volonta’ a tutti i membri della famiglia.

Un'iniziativa originale che ha voluto sicuramente riportare alla memoria il cinema di qualita’, quello della tradizione neorealista che ha creato figure di rilievo internazionale, artisti quali Dino Risi, Vittorio De Sica, Pier Paolo Pasolini per citarne alcuni, che hanno contribuito al mito italiano oltreoceano esaltandone, senza troppe finzioni, le caratteristiche che ancor’oggi ci rendono famosi. (RB)

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Il talento di una indiscussa prima donna, il genio creativo di due grandi del cinema italiano, l’innegabile fascino di un’epoca scomparsa e della fotografia in bianco e nero: ingredienti che, da soli, potrebbero rendere straordinaria qualsiasi pellicola.
Se il film in questione e’ Pane, amore e fantasia (1953), vanno aggiunti anche la malizia, l’ironia, la leggerezza e la voglia di sdrammatizzare un periodo storico dove la poverta’ non voleva per forza dire tristezza e depressione. Anzi.

Il ritratto che ci regala Luigi Comencini, dirigendo quattro straordinari artisti come De Sica, la Lollobrigida, Tina Pica e Marisa Merlini, e’ quello di un paese di montagna dove religione, superstizione, pettegolezzi, espedienti e infatuazioni s’intrecciano per dar vita a una trama leggera, agile, fantasiosa e spesso sorprendente che, rispetto al neorealismo imperante nel cinema di quegli anni (era il 1953), propone un mondo differente. Un mondo dove la gente guarda con speranza al domani, che non si cura troppo di vivere in una casa di pietra di doversi arrangiare come puo’ per trovare un pezzo di pane, e che si innamora, si emoziona, si accapiglia e si entusiasma. Sentimenti universali che rendono questo film un capolavoro innegabile, un vero classico imperdibile per comprendere la storia del nostro cinema.

Nel film che ha reso Gina Lollobrigida una stella, le donne di Pane, amore e fantasia sono determinate e forti e, se si trovano ovviamente episodi che oggi appaiono ingenui e lontani da noi, certo alcuni personaggi risultano attualissimi. La levatrice (Marisa Merlini), ad esempio, e’ una donna che lavora, indipendente, single, che va a Roma ogni mese per tornarne “con la faccia rischiarata”. Accanto alla sua grossa personalita’, troviamo la verve tragicomica del Maresciallo (Vittorio De Sica), la comicita’ travolgente di Caramella (Tina Pica), il fresco erotismo di Maria la Bersagliera (Gina Lollobrigida), la patologica timidezza del carabiniere Stelluti (Roberto Risso). Con loro, la carrellata iresistibile dei personaggi di paese che chiunque abbia abitato in una piccola realta’ riconosce al volo. Comencini ritrae poi le piccole ipocrisie dei parrocchiani, l’arte di arrangiarsi, la poverta’ di una terra di montagna minata da terremoti e bombardamenti. Qui ci si innamora, si pettegola, si prega, guardando comunque avanti con fiducia.
Il film e’ veloce, ironico, giocato sulle grandi interpetazioni, con momenti di comicita’ leggendaria come la descrizione che Caramella fa al maresciallo della levatrice nella tinozza del bagno…

Il film e’ stato da poco pubblicato in DVD, restaurato e in splendida forma: uno dei classici che restano, iconici, a ricordarci quanta strada abbia fatto da allora il nostro cinema. Raramente, purtroppo, verso mete migliori. (AC)

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Il Festival del Cinema di Roma le ha reso omaggio con una rassegna che ripercorre la straordinaria ed eclettica carriera di attrice di una tra le grandi (o forse la piu’ grande) interpreti del cinema italiano.  Lei e’ “Nannarella” ovvero l’indimenticabile Anna Magnani. A questa diva indiscussa, cosi’ come a molte tra le piu’ grandi attrici italiane di tutti i tempi, e’ dedicata la retrospettiva Signore e Signore: Leading Ladies of Italian Cinema, nell’ambito dell’Italian Film Festival UK di Londra. Donne diverse per stile, carattere e bellezza ma accomunate da un talento ineguagliabile e i cui volti sono oramai icone distintive dell’arte cinematografica del nostro paese.

Emblema e simbolo del cinema italiano del dopoguerra e’ indiscutibilmente lei: la Magnani, la cui leggendaria interpretazione nel film manifesto del Neorealismo, Roma citta’ aperta (1945, Roberto Rossellini), ha inaugurato un nuovo filone cinematografico. Il Festival londinese sceglie di ricordarla attraverso uno dei tanti film in cui Anna Magnani da prova del suo personalissimo stile recitativo, insieme drammatico e di una comicita’ istrionica. Bellissima, film del 1951, e’ uno dei capolavori di Luchino Visconti, tratto da un soggetto di Cesare Zavattini.

E’ la storia di Maddalena Cecconi, una popolana di Roma che, attratta dall’apparente sfavillio del mondo cinematografico, riversa sulla figlia bambina le sue fallite illusioni di gioventu’. Quando Maddalena viene a sapere che il regista Alessandro Blasetti sta cercando una bambina per un film, si precipita a Cinecitta’ con la figlia Maria, interpretata dalla deliziosa Tina Apicella. Nel caos e nella moltitudine di mamme e bambine, Maria si perde e Maddalena, mentre e’ alla sua ricerca, s'imbatte in Alberto Annovazzi (Walter Chiari), che le fa credere di essere l'aiutante del regista e di poterla aiutare a far passare la bimba al concorso dietro compenso.  La madre, che farebbe di tutto perche’ la figlia entri nel mondo del cinema anche a costo di enormi sacrifici economici, cede alle richieste del presunto assistente facendosi truffare. La piccola Maria viene comunque ammessa al provino. Ma quando Maddalena vede l’immagine della figlia impacciata e piangente tra le risate del regista e degli aiutanti, s’infiamma di sdegno e dopo un’accesa scenata, scappa via dagli studi. Indignata e avvilita, Maddalena prende coscienza delle sue aspirazioni e dell’errore che ha commesso nel voler spingere la figlia verso un futuro da attrice e, cosi’, rinuncia al fruttuoso contratto che le viene effettivamente proposto dal regista, il quale aveva visto in quella bambina qualita’ espressive non comuni.

Anna Magnani da' vita in questo film a uno dei suoi personaggi piu’ complessi, interpretando la storia di una crisi, di una dolorosa presa di coscienza di un’illusione che crolla drammaticamente di fronte al cinismo della realta’. La sua spontaneita’ popolana, la comicita’ irriverente, il suo temperamento sanguigno e istintivo disinnescano la risata e l’ilarita’ di chi la guarda. Ma con la stessa facilita’, la sua personalissima forza drammatica disegna pagine di intensa emotivita’ tragica.

Personaggio unico, fuori dalla norma, passionale e ironica Anna Magnani esordisce nei primi anni Trenta come attrice di teatro, sia di prosa che dialettale, ottenendo un immediato successo per le sue capacità drammatiche nonche’ per le sua istintivita’ e comicita’ popolaresca che la fanno amare dal pubblico e dalla critica. Sara’ il cinema, pero’, a regalarle la fama internazionale. Oltre al gia’ citato capolavoro di Rossellini, il suo nome e’ legato a film che sono pietre miliari del dopoguerra italiano, per ultimo il memorabile Mamma Roma del 1962, nato dall’incontro con Pier Paolo Pasolini.

Una leading lady e non solo nella storia del cinema italiano. Una donna simbolo del coraggio e della forza declinati al femminile, della genuinita’ passionale e della bellezza priva di ogni stereotipo e fuori dal tempo. (MTS)

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