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RICORDANDO MORAVIA

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Per maggiori informazioni:

Alberto Moravia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Alberto_Moravia

Dacia Maraini:
http://it.wikipedia.org/wiki/Dacia_Maraini


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Di Antonio La Cava

“Alberto non amava il passato, cosi’ come non amava la zuppa” con la sua voce candida e accogliente, in un inglese da un forte accento italianizzato, Dacia Maraini ha iniziato a parlare di Alberto Moravia il 26 ottobre all’Istituto Italiano di Cultura.
“Alberto era un giovane dentro, ed e’ anche per questo motivo che non volle scrivere del suo passato, non volle mai scrivere un’autobiografia”.
E forse per questa sua intolleranza a ricordare il passato che nel 1986 Dacia Maraini decise di intervistare Moravia per parlare della sua infanzia, dando vita ad un libro-intervista dal titolo Il bambino Alberto, in cui i due scrittori, che avevano condiviso venti anni di vita assieme, recitavano il ruolo di intervistato ed intervistatore.

‘Omaggio a Moravia’ e’ stata una serata dedicata allo scrittore de Gli indifferenti, dove Dacia Maraini, famosa scrittrice nonche’ ex compagna di Moravia (non si sposarono mai), insieme alla professoressa Sharon Wood, ha parlato della figura “di uno dei piu’ importanti intellettuali della cultura italiana del ’900”.
A leggere alcuni brani tratti dalle opere di Moravia il console David Morante (nipote della celebre scrittrice Elsa Morante, prima moglie di Moravia).

Era il 1929 quando Moravia scrisse Gli indifferenti, un romanzo che lo portera’ al debutto e che costituiva un forte attacco allo stereotipo della famiglia nell’immaginario della societa’ italiana. “Dal principio Moravia fu un outsider, e senza dubbio causa o fattore di amplificazione di cio’ fu la sua malattia – dichiara la professoressa Wood”. Infatti Moravia venne colpito da una grave forma di tubercolosi ossea, che lo costrinse a stare a letto per cinque anni, dei quali tre passati a casa e due presso un sanatorio. “Tutta la mia infanzia – dira’ Moravia – e’ stata un lungo, inspiegabile disagio…”. E’ in questo periodo che Moravia si appassiona alla scrittura, dedicando molte ore alla lettura, sviluppando cosi’ una solida base letteraria allargata alle piu’ significative tendenze della cultura europea. Fu la letteratura francese ad influenzarlo maggiormente nella sua formazione da autodidatta: amava Stendhal, Balzac, Baudelaire.
Dalle parole della Maraini quello che emerge e’ un Moravia curioso, intellettuale, “bambino”, che “amava definirsi narratore” e che dava importanza alla chiarezza dello stile. “Anche se fu giornalista, Alberto scriveva per capire e non per informare”.

“Alberto amava viaggiare molto. Ando’ in Africa, Cina, Sud America, India. Non era mai stanco e poteva dormire anche in posti non confortevoli. In questi lunghi tour, spesso, compagno di viaggio era Pasolini, a cui era legato da una profonda amicizia”. Amicizia che lo portera’, durante la celebrazione funebre di Pasolini, a gridare scandalizzato: “Abbiamo perso un poeta, e un poeta di cui non ce ne sono tanti nel mondo, ce ne sono tre o quattro nel corso di un secolo (…). Il Poeta dovrebbe essere sacro”.
Moravia, di origine ebrea, non fu mai un praticante, anche se consapevole delle sue radici; fu uno scrittore scomodo per la Chiesa e per l’establishment politico.
Durante gli anni della guerra, per evitare la censura del regime, scriveva racconti allegorici e surrealistici, e fu costretto a scrivere sui giornali sotto pseudonimo. Dopo gli avvenimenti dell'8 settembre del 1943 [Armistizio di Cassibile, siglato segretamente il 3 settembre 1943, con il quale il Regno d’Italia cesso’ le ostilita’ contro le forze inglesi e statunitensi – NdA] si rifugio’ con Elsa Morante in un villaggio montano di pastori e da questa esperienza e dal rapporto con questa famiglia nascera’ il romanzo La ciociara.

Nel racconto della Maraini, il Moravia scrittore prevale sul Moravia compagno, un Moravia inedito questo, e che forse un domani, attraverso un libro scritto dalla stessa Dacia Maraini, potremmo meglio conoscere.

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