Di Maria Teresa Sette
Siamo nel 1944. Dopo vent’anni di soffocante oppressione fascista, l’Italia finalmente sta per essere liberata. Mentre da un lato le forze alleate stanno occupando i punti nevralgici della Penisola, dall’altro un esercito di volontari civili italiani, animato da un’ansia di liberta’ e di giustizia, impugna coraggiosamente le armi per sbarazzarsi del giogo nazi-fascista combattendo quella battaglia straordinaria che fu la Resistenza. In questa Italia teatro di una tragica lotta fratricida, un ragazzo di 17 anni proveniente da una nobile famiglia agiata della capitale, in nome degli ideali di liberta’ e di democrazia, decide di rinunciare ai suoi privilegi di classe. Al prezzo di enormi sacrifici e di rischi, lascia il Palazzo Lateranense, dove per intercessione della sua famiglia si e’ rifugiato, e si arruola come volontario nell’esercito alleato dove ricoprira’ il ruolo di ambasciatore e traduttore presso l’8° Divisione di Fanteria Indiana dell’esercito britannico.
Comincia qui l’avventura dell’ambasciatore Alessandro Cortese de Bosis, narrataci dalla sua stessa penna in un libro pubblicato in Italia e ora uscito anche nella traduzione inglese con il titolo In No Man’s Land. Il libro e’ stato presentato il 24 ottobre scorso presso la solenne sala del Royal Regiment of Fusiliers, all’interno della Tower of London, in presenza dello stesso Ambasciatore de Bosis e di alte personalita’ e ufficiali, in particolare rappresentanti dell’esercito pakistano, cui de Bosis ha tributato speciali ringraziamenti per l’azione rilevante svolta in favore del nostro paese.
E’ un libro autobiografico, di una scrittura rapida e agevole, in cui le testimonianze degli uomini e delle donne che vissero la Resistenza costituiscono ciascuna un tassello della grande vicenda che fu la lotta di liberazione nazionale. Senza pretese storiografiche e con una certa linearita’ stilistica de Bosis ci racconta la propria esperienza personale, le speranze che lo animavano, gli entusiasmi giovanili, le sofferenze a causa delle vicende che stavano insanguinando l’Italia, la sua ansia nel cercare la pace nella guerra e, con pudore e signorilita’, il rammarico per un amore possibile e che le circostanze belliche renderanno impossibile. Una sorta di romanzo di avventura, ma un’avventura intrisa di un altissimo valore morale e libertario, in cui la grande Storia diventa un tutt’uno con le piccole storie. Storie di vite e vicende umane che si intrecciano, storie di giovani uomini accomunati da una profonda repulsione per la violenza fascista e che sono pronti a sacrificare la propria vita per la Liberta’.
De Bosis ci restituisce una narrazione da “dietro le quinte” e soprattutto da un’angolazione trasversale. Una sfumatura interessante del libro e’ l’attenzione che l’autore riserva verso la componente multietnica delle forze alleate, un aspetto su cui la storiografia italiana ha spesso sorvolato. I soldati morti durante il conflitto per la Liberazione furono sette milioni e tra questi, centinaia di migliaia, erano soldati asiatici, indiani, pakistani, ispanici e delle altre 17 nazionalita’ rappresentate sia nelle forze britanniche che in quelle americane.
E’ come se una linea ideale e invisibile unisse l’esperienza di Alessandro de Bosis a quella dello zio Lauro de Bosis. Poeta e scrittore durante il Ventennio, Lauro, all’alba di 76 anni fa, parti’ dalla Francia verso Roma a bordo di un piccolo aereo carico di manifesti che richiamavano il re e il popolo italiano a mobilitarsi per liberare il Paese dal regime fascista. Concluso il lancio deo manifesti sulla capitale, de Bosis scomparve in mare sulla via del ritorno, forse a causa dell’esaurimento del carburante nei serbatoi, in quantita’ insufficiente per poter aumentare il carico dei manifesti. L’eco di quel gesto eroico forse e’ risuonato come monito e modello da seguire per il giovane nipote diciassettenne. Un monito sempre attuale e che ci obbliga a non dimenticare l’esperienza di quegli uomini che hanno dato la vita per la nostra Liberta’.
Copyright 2007 GIORGIOSTUDIO Ltd – All rights reserved
|