Di Antonio La Cava
C’e’ una sorta di strana coincidenza negli eventi che intrecciano il reale alla finzione: The Rose Tattoo, la celebre opera di Tennessee Williams che ha come tema centrale il superamento del dolore dopo la morte, in scena al National Theatre fino all’otto agosto, per un caso singolare il cast ha dovuto affrontare un lutto, la morte del loro stesso regista Steven Pimlott poi sostituito da Nicholas Hytner, dopo una settimana di prove.
La storia di The Rose Tattoo e’ ambientata nella movimentata comunita’ siculo-americana di New Orleans dove una donna, Serafina delle Rose, ha perso da poco suo marito Rosario, un camionista che trasporta banane coinvolto in loschi affari. Serafina, chiusa nel suo dolore, per tre anni interi vive nel suo lutto ricordando gli anni passati, diventando una sciatta reclusa, abbandonata a se stessa e al suo dolore, fino a quando non riscopre l’amore, grazie ad un camionista di passaggio, Alvaro Mangiacavallo.
Ad interpretare Serafina delle Rose una brava Zoë Wanamaker, conosciuta al grande pubblico per avere interpretato il ruolo di Madam Hooch nel film Harry Potter e la pietra filosofale e per il piccolo schermo famosa in Gran Bretagna per il ruolo di Susan Harper nella sitcom My Family.
Serafina idealizza l’immagine di suo marito, dichiarando che ha nobili origini, ed anche per questo nella sua comunita’ la chiamano la ‘Baronessa’.
Dal momento in cui suo marito non c’e’ piu’ lei inventa una costante presenza: “La memoria della rosa nel mio cuore e’ perfetta” lei dichiara. Cosi’ forte e’ la loro unione che un tatuaggio a forma di rosa, simile a quello che suo marito Rosario aveva, e’ apparso sul suo petto al momento del concepimento del secondo figlio, di cui e’ in attesa, ma che perdera’ quando sapra’ della morte del coniuge.
Lei addirittura conta il numero esatto di notti che loro hanno trascorso insieme. “Ogni volta e’ la prima volta con lui”. Serafina giura che il suo cuore non apparterra’ più a nessun altro uomo ed insiste che sua figlia resti casta fino al matrimonio.
Per mantenere vivido il ricordo del suo matrimonio reprime ogni ombra di dubbio sulla fedelta’ del marito. Aggrappata ai suoi ricordi Serafina vive nel suo mondo, “come una femmina ostrica”, ostinata a conservare ogni istante di vita passata e annullando la vita presente.
Sono tre gli eventi che smuovono Serafina delle Rose dal suo lutto e che la costringono ad affrontare la realta’: le voci che le giungono che suo marito possa essere stato infedele; la figlia quindicenne Rosa che si innamora di un giovane marinaio; l’incontro fortuito con Alvaro, un altro camionista siciliano, interpretato da Darrell D’Silva, il cui fisico ha una singolare somiglianza con quella dello sposo defunto.
Un’altra singolare coincidenza che riguarda The Rose Tattoo e’ il fatto che il padre della Wanamaker, il regista ed attore americano Sam Wanamaker, sia stato il primo ad introdurre l’opera di Tennessee Williams in Inghilterra.
Al di la’ di alcune immagini stereotipate della comunita’ siculo-americana, la rappresentazione fa emergere diversi aspetti della cultura tipica italiana del passato che tuttora sopravvivono in alcune zone dell’Italia meridionale.
La scena in cui le donne si recano da Serafina per sostenere la vedova dal dolore e’ tipico delle regioni meridionali cosi’ come, da parte della vedova, portare il lutto per il resto della vita
La stessa religiosita’ di Serafina, mescolata alla superstizione, fa vedere come l’elemento del sentimento religioso sia un aspetto predominante. “Give me a sign, Lady” (Dammi un segno, Nostra Signora) ripete continuamente Serafina rivolgendosi alla statua della Vergine.
Le ceneri del marito si trovano sotto la statua della Madonna in un urna, contravvenendo alle prescrizioni della Chiesa che vietano di cremare il corpo dei defunti, in una sorta di atteggiamento di carnalita’, che ossessiona la donna, nei confronti delle ceneri del marito defunto.
Se nella prima parte della rappresentazione lo spettacolo ha l’aspetto tragico, con una magistrale interpretazione della Wanamaker, nel secondo tempo il dramma si trasforma in commedia e la disperazione diventa speranza, l’infelicita’ di una donna piegata dal dolore si trasforma in passione e nascita di un nuovo amore: Alvaro Mangiacavallo entra nella vita di Serafina e la trasforma.
Esilarante il momento in cui Serafina interroga il pretendente di sua figlia circa la sua religiosita’, costringendolo a giurare in ginocchio, davanti alla statua della Vergine, di non intaccare la verginita’ di sua figlia Rosa fino al matrimonio. “Sei cattolico?” chiede Serafina “Ma tu non sembri cattolico!”.
Anche in questa scena c’e’ un atteggiamento tipico dell’epoca, quando i pretendenti chiedevano il consenso ai genitori della ragazza per iniziare una storia.
La capacita’ della Wanamaker di saper interpretare tutto il dolore e la cieca ostinazione a rimanere nel lutto, di una vedova capace di alternare lacrime e risate, fa emergere la lotta che e’ presente nel personaggio di Serafina tra i precetti religiosi e i desideri di donna.
Lo spettacolo, in lingua inglese, e' recitato in alcune parti in italiano con un accento che si sforza di apparire italiano.
Singolare e’ l’utilizzo del ‘voi’, che anche in questo caso e’ un chiaro riferimento ad una tipica consuetudine dei parlanti dell’Italia meridionale.
Gli accenti e il ritmo, quando viene utilizzata la lingua italiana, sebbene risultino stereotipati e sicuramente differenti da un dialetto meridionale mescolato all’inglese, in ogni modo rendono bene l’idea di cosa sia per una comunita’ il bilinguismo e il miscuglio di piu’ lingue nel linguaggio quotidiano e nella sfera privata.
Ma oltre alla vita di una comunita’ di emigrati si trova una piu’ puritana e brutale America, che anche se solo accennata nello spettacolo fa emergere l’atteggiamento di isolamento e razzismo che gli italiani in epoche passate subirono.
E forse il limite di una certa immagine stereotipata degli italiani all’estero, presente nell'opera, costituisce anche la sua forza, che mescolando il tema del dolore con il grottesco celebra il modo in cui dalla disperazione puo' rinascere la speranza.
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