Di Antonio La Cava
Non esistono e non sono mai esistite porte d’oro per i poveri emigranti, ne’ per quelli di ieri ne’ per quelli di oggi. In ogni viaggio ogni emigrante porta con se’ i ricordi e la malinconia dei posti e delle memorie che lascia e le attese di un futuro migliore.
Golden Door (Nuovomondo e’ il titolo del film in italiano), l’ultimo film del regista Emanuele Crialese prodotto da Martin Scorsese, e’ la storia di un viaggio. Agli inizi del ’900 il siciliano Salvatore Mancuso, interpretato da Vincenzo Amato, decide di partire per l’America con i suoi due figli e l’anziana madre. Salvatore e’ colpito da alcune cartoline contraffatte che mostrano piccoli uomini accanto ad ortaggi giganteschi, alberi che danno come frutti grosse monete, provenienti dal Nuovo Mondo.
Salvatore vuole abbandonare la Sicilia, ma la madre si oppone; e simbolico e’ il gesto del protagonista dopo il litigio con lei: passa un’intera notte semi-sepolto di fronte la sua casa, per dimostrare quanto sia legato alla sua terra, ma anche quanto dolore essa provochi.
Nella parte iniziale del film si mette in luce, attraverso brevi immagini, la quotidianita’ di un piccolo villaggio siciliano, sottolineando l’arretratezza e il senso religioso dei Mancuso, intrecciato ad un forte atteggiamento superstizioso. La Sicilia che viene descritta e’ arcaica, quasi magica, contrapposta ad una America mitizzata e fantastica, che in maniera paradossale non si vede mai.
Ed e’ proprio la superstizione a caratterizzare la saga di una povera famiglia siciliana che decide di emigrare: una superstizione che carica il film forse di un eccessivo surrealismo.
Dopo aver convinto la madre Donna Fortunata (interpretata dalla brava Aurora Quattrocchi), Salvatore vende tutto (la casa, la terra e gli animali) per portare la sua famiglia in America. Il viaggio e’ lungo ed estenuante: la famiglia viaggia in terza classe su di una nave a vapore, gli uomini separati dalle donne e tutti stipati come animali in una stretta gabbia. Insieme a loro tanti altri disperati che agognano di arrivare ad Ellis Island, soprannominata ‘l’isola delle lacrime’, prima tappa forzata dove gli emigranti, in una specie di quarantena, vengono sottoposti ad umilianti controlli e test, fisici e mentali, per verificare la loro idoneita’ ad entrare nel Nuovo Mondo.
Durante il viaggio, la famiglia Mancuso conosce una misteriosa donna inglese, la giovane Lucy (interpretata da Charlotte Gainsbourg), di cui si innamorano tutti gli uomini sulla nave compreso Salvatore, che cerca di entrare per la terza volta in America. Ma ha bisogno di un promesso sposo, e per questo Lucy chiede a Salvatore di sposarla in America, rifiutando comunque altri pretendenti, spesso anziani e ricchi, che si accalcavano per accaparrarsi le donne migliori come se fossero delle bestie, sia sulla nave che ad Ellis Island.
Il regista Crialese ha passato piu’ di un anno a studiare i documenti e le procedure che venivano applicate fino al 1920 all’arrivo degli immigranti ad Ellis Island.
“Il film e’ nato da una visita al Museo di Ellis Island” ha dichiarato il regista. “Gli sguardi degli immigrati puntavano straniti l'obiettivo e mi hanno influenzato. Dopo la mia esperienza americana, tornato in Italia, ho scritto Nuovomondo”.
Coraggiosa da parte del regista la scelta di utilizzare il dialetto siciliano e che rende ancora piu’ verosimile la storia dei Mancuso.
Arrivati ad Ellis Island i Mancuso, come tutti gli altri, si troveranno di fronte uno spietato sistema di accoglienza, una specie di lager, all’interno del quale saranno trattati come esseri umani inferiori.
Stridente e’ la differenza tra i soggetto del Vecchio e del Nuovo Mondo: emerge chiaro il richiamo all’atteggiamento di discriminazione e vero e proprio razzismo che gli italiani, e piu’ in generale tutti gli immigrati, subirono quando andarono in altri Paesi in cerca di fortuna.
Il regista dipinge cosi’ un quadro commovente di un immaginario ma probabile, reale e doloroso viaggio che tanti italiani decenni fa compirono nella speranza di una vita migliore; il film ha meritato per questo il Leone d’Argento alla Mostra del Cinema di Venezia.
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