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GIANNA NANNINI,
ENERGIA ITALIANA

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Per maggiori informazioni: www.giannanannini.com

Di Luisa Terzulli

Se GIORGIOSTUDIO non va a Siena, Siena va da GIORGIOSTUDIO. No, nessuna collina si e’ spostata per l’occasione, ma ci riferiamo alla rocker piu’ amata dagli italiani, la senese Gianna Nannini, che il primo luglio ha letteralmente colmato lo Shepherd’s Bush Empire.

Jeans attillati, stivali, canotta e gilet (ci perdoni signora Kate Moss, ma lei e’ un po’ in ritardo...), a 51 anni un fisico da fare invidia a una 20enne, Gianna sul palco e’ l’incarnazione dell’energia allo stato puro. E il suo pubblico non le e’ da meno. Tappa del ‘Grazie’ tour, alternando brani tratti dall’omonimo album a grandi successi di piu’ di 30 anni di carriera, quello della Nannini non e’ stato un semplice concerto promozionale ma un vero e proprio omaggio agli infervorati fan. Accompagnata dalla London Session Orchestra diretta da Wil Malone che ha donato un tocco di eleganza e intimita’ alla travolgente verve dello spettacolo, Gianna sfodera gran voce e carisma, balla, canta, salta e suona di tutto, dalla chitarra al violino senza dimenticare di sedersi al pianoforte.

Fra i grandi successi del passato, come Fotoromanza, I Maschi, Meravigliosa creatura, la rocker nostrana non ha pero’ concesso Notti magiche, celebre canzone scritta a quattro mani con Edoardo Bennato e sigla dei Mondiali di Calcio del 1990 ospitati proprio dall’Italia, continuamente richiesta e intonata ad un sol coro dal pubblico ad ogni occasione e durante tutto il concerto.
Fra le piccole gemme gelosamente conservate per il bis, invece, ci sono state la versione inglese del recente e riuscito brano Sei nell’anima, e un’interpretazione a cappella de ‘O surdato ‘nnammurato piu’ vicina a quella intensa e struggente gia’ della Magnani che ai ritmi spensierati della canzone popolare che tanto ci rendono noti all’estero, per un saluto e un inchino all’italianita’ e agli italiani nel mondo.

Proprio questi numerosissimi italiani son riusciti a trascinare allo Sheperd’s Bush Empire non pochi inglesi fra amici, fidanzati o conoscenti.
E all’uscita, a concerto concluso, nell’udire un ‘indigeno’ commentare: Great performance, we’ve loved it!" non possiamo non andarcene con il petto un po' piu' gonfio d'orgoglio!

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