Di Giorgio Di Marzo
Pino Ferrara, ideatore e fondatore di Escape in Art ovvero teatro e letteratura italiana a Londra, parla a GIORGIOSTUDIO del ‘suo’ Gruppo.
Caro Pino, cos’e’ Escape in Art?
Escape in Art e’ stato formato alcuni anni fa da alcuni amici che avevano scoperto di avere in comune la voglia di fare qualcosa nel campo artistico, sia pure a livello dilettantistico.
L’idea di base e’ nata un giorno che io ed il mio amico Roberto Guerrini viaggiavamo in auto ed abbiamo cominciato a declamare poesie. Reminescenze scolastiche. “Potremmo formare un gruppo e fare dei recital” ci siamo detti. Detto fatto, inventammo il nome Escape in Art e cominciammo con dei recital di poesie cui presero parte altri cari amici come Massimo de Rose e Silvana Camilletti, e Francesco Cinelli che ci accompagnava con la sua chitarra.
Mi preme dire che Escape in Art, piu’ che un’associazione o un club, e’ un gruppo composto da persone che hanno voglia di fare qualcosa, senza scopi di lucro. Infatti eventuali proventi generati dalle attivita’ organizzate sono devoluti ad enti ed associazioni che si occupano di beneficenza.
Come nasce la tua passione per il teatro?
Era appena finita la guerra – ne ho di anni! – e una piccola compagnia teatrale di dilettanti cercava un bambino di otto-nove anni; cosi’ mio padre, che amava il teatro, mi porto’ a fare un provino. Mi presero subito. Ho cominciato a fare teatro a nove anni e da allora non ho piu’ smesso, anche se ho recitato piu’ nella vita che sui palcoscenici dei teatri veri.
Quando ho capito che la mia strada era quella del teatro, ho deciso di studiare per passare al professionismo. Ma non sempre nella vita si riesce a fare cio’ che si vuole. Gravi motivi familiari mi costrinsero a lasciare il teatro ed a cercarmi un posto di lavoro che mi garantisse subito uno stipendio. Chiusi in un cassetto tutti i miei sogni legati al teatro e diventai un bancario. Ci sono voluti trentacinque anni prima di poter riaprire quel cassetto! E l’ho fatto a Londra, prima riprendendo a recitare come attore, poi passando alla regia e realizzando cosi’ il mio sogno di sempre.
Parliamo del “Concorso di Poesia” e del “Premio Letterario Fratelli Militello” che voi presentate ogni anno.
Io credo che tutti noi, in un dato momento della nostra vita, scriviamo delle poesie. Avevo partecipato, con qualche successo, a dei concorsi di poesia in Italia e mi affascinava l’idea di vedere come gli altri esprimessero i loro sentimenti e dare a tutti la possibilita’ di farsi conoscere. La formula era quella giusta. Dopo averne parlato con alcuni amici del Gruppo decidemmo di provarci, ed i fatti ci hanno dato ragione.
Par quanto riguarda il premio letterario, abbiamo raccolto le richieste di persone che suggerivano un concorso di prosa, perche’ scrivere in prosa e’ piu’ facile. Considerammo la cosa e ne parlammo anche con Lillo e Giovanni Militello, che volontariamente si offrirono di sponsorizzare il premio. Niente poteva essere piu’ semplice.
L’aspetto veramente positivo e molto incoraggiante e’ che nell’ultima edizione, fra i vincitori, ci sono stati nomi nuovi e soprattutto autori giovani. La cerimonia di proclamazione e premiazione dei vincitori ha poi finalmente trovato la giusta sede: in passato era stata tenuta allo Steiner Theatre, mentre in quest’ultima edizione siamo stati ospitati dall’Istituto Italiano di Cultura ed e’ stata tutt’altra cosa. L’eleganza della sala, i quadri che facevano da contorno, la lettura dei lavori fatta con l’accompagnamento di un pianoforte, hanno creato belle emozioni.
Quali sono le soddisfazioni e le difficolta’?
Diciamo prima le difficolta’: la piu’ grande e’ trovare gente che ti segua, mentre quando mettiamo in scena una commedia la cosa piu’ difficile e’ trovare il pubblico. La nostra comunita’ italiana non e’ molto sensibile da questo punto di vista. Giustamente viene preferito il teatro fatto da professionisti e la gente va a vedere i bei lavori messi in scena dagli inglesi. Ma a Londra non c’e’ nessuno che faccia teatro in lingua italiana e quindi se viene offerta una possibilita’ di vedere un gruppo, sia pure di dilettanti, che recita nella nostra lingua, si dovrebbe andare a vedere, tanto piu’ che i proventi sono devoluti in beneficenza.
E qui posso parlare delle soddisfazioni. E’ noto che i proventi degli spettacoli che il Gruppo ha fin qui organizzato sono andati al reparto di epatologia infantile del King’s College Hospital. Il reparto e’ diretto dalla dottoressa Giorgina Vergani, che opera tanti bambini poveri italiani. Vedere un bambino malato vicino alla morte, e poi dopo l’operazione rivederlo sorridente, e’ qualcosa che ti crea dentro un feeling… ti senti bene, ti senti a posto, contento di aver fatto qualcosa per gli altri.
Cosa vuoi dire agli amanti del teatro, della letteratura e della poesia?
Per quanto riguarda il teatro vorrei suggerire di andare a teatro e “capire” quello che succede. Capire tutti gli aspetti, tecnici e recitativi; non limitarsi a seguire la trama e la recitazione, ma “entrare” nel modo di fare teatro in tutte le sue espressioni.
In merito alla letteratura ed alla poesia vorrei raccomandare la partecipazione. Partecipare e’ vivere, e’ avere la possibilita’ di esprimersi, di essere parte. E’ confrontarsi con gli altri sui temi che si hanno in comune e si creano tante nuove amicizie: una cosa magnifica!
Per maggiori informazioni: www.escapeinart.com
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