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CRISTIANO LUCARELLI: ANCHE I CALCIATORI PENSANO

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Cristiano Lucarelli:
www.cristianolucarelli.com

UCL: www.ucl.ac.uk


Photo by GIORGIOSTUDIO.

Di Walter Ego

Chi conosce gia’ gli Afterhours puo’ immaginare l’atmosfera creatasi lo scorso 25 settembre al Bar Fly di Londra, chi non li conosce e chi non c’era faccia mea culpa e cerchero’ di spiegarlo a parole.
Il piccolo club londinese ha fatto da sfondo allo showcase che ha portato finalmente i nostri –  vale a dire Manuel Agnelli voce e chitarra, Giorgio Prette batteria, Giorgio Ciccarelli chitarra, Dario Ciffo violino, Roberto Dell’Era basso, Enrico Gabrielli tastiere, sax, clarinetto basso e flauto – in terra d’Albione, dopo un fortunatissimo tour europeo e statunitense. Un’esibizione che richiama le vibrazioni delle band agli esordi, con spazi stretti (e il povero batterista Giorgio confinato nell’angolo piu’ remoto del locale per ragioni logistiche), soffitto basso e pubblico che quasi rischia di finire in braccio ai musicisti. Ma se l’entusiasmo e l’energia sono quelle di chi si affaccia su un palco sconosciuto – magari ravvivati dagli ultimi cambiamenti nella line-up della band – i suoni appartengono a chi stringe fra le mani una chitarra da almeno vent’anni.

La band soprattutto si diverte, si alterna ai vari strumenti, coinvolge il pubblico in una sorta di valzer sulle note di Come Vorrei – pezzo tratto da “Hai Paura del Buio?”, uno degli album storici, che talvolta e’ possibile trovare nei grandi stores di musica anche qui a Londra – mentre la voce di Manuel Agnelli disegna il percorso fra le canzoni dell’edizione inglese dell’ultimo album – “Ballads for Little Hyenas” – e alcuni classici dei dischi precedenti.
Tanti gli italiani accorsi – alcuni direttamente dall’Italia, come i fans curatori del sito ufficialmente non ufficiale (come cita la home page) degli Afterhours, www.sallon.net – che fanno sentire forte la propria presenza cantando insieme a Manuel i pochi brani in italiano (troppo pigri per imparare i testi in inglese? Non me ne vogliate, e’ solo una battuta!). Tanti italiani, ma non solo, e in molti avranno capito che la musica italiana non e’ soltanto (thanks to God!) Pausini o Ramazzotti.

Niente di meglio per comunicare la propria identita’ musicale che la dimensione live, per una band come gli Afterhours che dal vivo si reinventa continuamente e da’ vita allo spettacolo propriamente detto (e posso trionfalmente annunciare di essere riuscita a far ricredere in positivo sul loro conto anche il nostro Signor Editore, anche lui folgorato da questi animali da palcoscenico – pur sempre di iene stiamo parlando…).

Circa un’ora di musica, partecipazione calorosa, qualche focolaio isolato di pogo… ma quello degli Afterhours e’ un pubblico insaziabile, e forse anche un po’ viziato, che si rassegna alla fine della serata dopo il bis ma si allontana con un certo senso di “prurito”… magari da soddisfare con un prossimo concerto degli After in quel di Londra.

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