Di Luisa Terzulli
Promuovere uno spettacolo all’estero non e’ sempre facile: le barriere culturali ed in particolare quelle linguistiche costituiscono un grosso ostacolo all’esportazione di un bene immateriale quale l’arte. L’Istituto Italiano di Cultura a Londra, con la sua programmazione, si propone di fare proprio questo: abbattere queste barriere e far conoscere tutto cio’ che e’ arte italiana nel Regno Unito.
Il 27 marzo ed il 2 aprile sono stati presentati all’Istituto di Londra rispettivamente gli spettacoli Re-Wind e The Snow Queen.
Re-Wind e’ un particolare spettacolo di danza contemporanea, accompagnato da video, fotografia e musica realizzato dal gruppo Altrovelab. Tre danzatrici – le ballerine Elena Antonioli, Fabiola Gallio e Alida Bernardi, quest’ultima anche coreografa dello show –hanno ballato seguendo il flusso delle immagini video, che venivano proiettate alle loro spalle, in un contrasto tra musica elettronica e musica contemporanea e classica, con brani mixati, che ha conferito allo spettacolo una sensazione di sospensione, in una atmosfera mutevole di luci soffuse e colorate.
La simbologia presente nel balletto ed anche nella proiezione dei video e’ un continuo “ritornare indietro, sull’intero lavoro, ed anche sulla parte musicale”. “L’obiettivo del nostro lavoro – ha dichiarato Roberto Contini, fotografo e videomaker dello spettacolo – e’ infatti tornare indietro, da qui Re-Wind, per cogliere quello che si e’ perso prima, per rifare qualcosa in modo rinnovato”.
“La contaminazione e l’integrazione di alcune forme di arte hanno dato vita ad uno spettacolo esteso, che inizia ancor prima che lo spettatore si sia seduto”.
Il concetto di Re-Wind, che caratterizza l’intero lavoro, e’ amplificato maggiormente dalla presenza della multimedialita’, attraverso l’uso di diversi mezzi espressivi come appunto la danza, la fotografia, la musica ed i video, per comunicare una emozione in una contaminazione di linguaggi che da’ vita ad una innovativa forma di espressione artistica.
“Re-Wind e’ cosi’ diventato – secondo gli autori dello spettacolo – un sistema per scavare, demolire, ricostruire, destrutturare, ricreare, rimodellare, partendo da un rewind, un riavvolgimento”.
“Riavvolgere, andare indietro nel tempo, nello spazio, con le immagini e le parole, ci consente – secondo Roberto Contini e Alida Bernardi – di accedere a nuovi linguaggi, riscrivere la realta’ dandole nuova forma, sovvertendo l’ordine delle cose, cosi’ che avanti diventa dietro, il sopra sotto”.
Il lavoro, concepito per cinque danzatori, e’ stato adattato allo spazio messo a disposizione dall’Istituto, con una variazione per tre elementi.
Ad ogni modo, lo spettatore non perde nessuna capacita’ di fruizione mediante la contemporanea visione di diverse forme di arte, perche’ le sequenze video si integrano con la performance coreografica e i diversi linguaggi, che non sono al servizio l’uno dell’altro, si fondono per dare vita ad una piu’ complessa forma di espressivita’.
Anche in The Snow Queen e’ presente una variegata espressivita’ di diverse forme di arte. La Regina delle Nevi,presentato dal Teatro Kismet di Bari, e’ uno spettacolo che fonde recitazione, musica, danza e acrobatica in un’unica performance. Durante la serata del 2 aprile la scrittrice e regista dello spettacolo Teresa Ludovico ha letto un adattamento del nuovo lavoro, tratto dalla famosa fiaba di Hans Christian Andersen, che racconta il viaggio di una ragazzina, Gerda, che va alla ricerca del suo amico Kay, rapito dalla Regina delle Nevi. Lo spettacolo, che e’ stato adattato dal Kismet anche per il pubblico inglese, in associazione con Liverpool Everyman and Playhouse, e’ stato in tour dal 15 febbraio al 7 Aprile.
“Questo spettacolo sa mescolare diversi generi: l’arte circense, l’arte teatrale e quella musicale, e con il tempo si e’ in grado di armonizzare questi linguaggi. Per questo le repliche degli spettacoli – afferma la Ludovico – sono una grande opportunita’ di continuare il lavoro”.
“La prima versione de La Regina delle Nevi – sostiene la regista – e’ stata messa in scena in Giappone, e qualcosa e’ rimasto di questo straordinario Paese nelle successive versioni, rappresentate con un nuovo cast in Italia, ed ora destinato al pubblico inglese”.
“Quando scrivo una storia per me e’ importante trovare subito gli attori e gli attori scelti, in alcuni casi, determinano la scrittura stessa. Quando guardo un attore, quello che cerco di cogliere e’ il suo ritmo”.
Quello che colpisce nella recitazione della regista e’ una espressivita’ dinamica: “Per me – dichiara infatti la Ludovico – teatro e’ prevalentemente fisicita’, corporeita’. Scrivo un testo che poi traduco in azioni. E a volte le azioni hanno piu’ efficacia delle parole”.
Alla fine della performance della Ludovico e’ stato condotto un dibattito, in cui la regista e il direttore di Kismet, Augusto Masiello, hanno risposto alle domande del pubblico.
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