Di Antonio La Cava
Alcuni film hanno segnato un’epoca, anticipato i tempi, dato vita a tendenze, mode e costumi. Quando nel 1959 Federico Fellini realizzo’ La Dolce Vita nessuno avrebbe immaginato che questo film avrebbe segnato anche il debutto della moda italiana nel mondo. Del ruolo e delle influenze che La Dolce Vita ha determinato nel mondo della moda e del costume si e’ parlato mercoledi’ 14 marzo allo University Women’s Club, in un dibattito organizzato dalla British-Italian Society con Pamela Church Gibson, docente di Studi Storici e Culturalialla University of the Arts, London, che ha messo in luce gli aspetti rilevanti del fashion nel film, attraverso la proiezione di alcuni filmati.
“In questo film il fashion viene esibito – ha affermato la Gibson”. Federico Fellini, infatti, attento conoscitore dei fatti di costume si era accorto di un cambiamento che era avvenuto nella societa’ italiana, e questo cambiamento era incarnato dalla figura nuova del fotoreporter, “eroe di questi anni romani, molto svagati e parecchio illusori”. La figura del fotoreporter, per quanto possa poi essere stata disprezzata, e’ diventata fondamentale nel panorama italiano di quegli anni e degli anni a venire. Il fotoreporter e’, in realta’, apparso come il “rapido, sconcertante e superficiale eroe” di una stagione nuova dell’Italia, che molti hanno definito mediocre.
La storia del film ruota intorno alla figura del reporter Marcello Rubini, interpretato da Marcello Mastroianni, che per sette notti e sette giorni accompagna lo spettatore attraverso la dolce vita romana, espressa da via Veneto, strada romana che i rotocalchi resero famosa in tutto il mondo. Inoltre il fotoreporter, che accompagna sempre Marcello nel film, incarnava una figura capace di catturare la vita delle star, dato che le persone venerano le celebrita’.
Una delle cose piu’ rilevanti – sostiene la Gibson – e’ che in questo film il fashion non e’ limitato esclusivamente alle donne: gli stessi uomini sono attenti alla propria immagine. La Vespa – continua la Gibson – e’ un’altra immagine di questo film riconducibile al costume e allo stile italiano.
Il capolavoro di Fellini ebbe un forte impatto non soltanto sulla societa’ e sulla cultura italiana, ma anche su quella americana ed inglese, come ad esempio nel mondo delle cantanti, e sulla figura stessa del fotografo. “Se Parigi dominava nel campo della moda negli anni ’50 – afferma la Gibson – con questo film l’attenzione si sposta verso l’Italia”.
Questo film lascio’ un segno anche dal punto di vista linguistico: “il termine paparazzi fu coniato proprio con questo film”. Infatti il personaggio di Paparazzo, il fotografo che lavora con Marcello, e’ l’origine della parola usata in molte lingue per descrivere un fotografo intrusivo.
All’epoca La Dolce Vita non suscito’ soltanto il plauso della critica straniera, ma anche una serie di polemiche (tutte nostrane), che spinsero addirittura qualcuno a sputare in faccia a Fellini dopo una delle prime proiezioni, (“reo di essere comunista e raccontare un’Italia depravata”) e portarono L’Osservatore Romano a ribattezzare il film “la schifosa vita”.
Del resto, non tutti sono capaci di cogliere la genialita’ di colui che anticipa i tempi o di chi sa raccontare con candore la realta’!
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