Di Michele Merenda
Al Southbank Centre il jazzista italiano Stefano Bollani, sabato 31 marzo, ha dimostrato di essere uno dei talenti piu’ versatili del panorama musicale europeo. Questa sua versatilita’, oltre all’indubbia preparazione musicale, si e’ estrinsecata soprattutto nell’approccio col pubblico: fin dall’inizio l’audience e’ stata attratta dal suo modo di scherzare, innanzitutto su se’ stesso. E cosi’, tra parodie dissacratorie di Per Elisa – a suo dire tratta da un vecchio disco di sua nonna che saltava ad ogni passaggio! – ed una versione tanto avanguardistica quanto “schizzata” de La Vie En Rose, Bollani ha esibito anche un jazz pianistico capace di creare tensione e desiderio nell’ascoltatore, grazie a note ripetute molto velocemente e variazioni ad ogni giro di battuta. La sua e’ stata una musica dal forte sapore felliniano: immagini astratte, lontane e nebbiose... ma squisitamente italiane.
Se durante la prima parte il concerto e’ stato dominato dai bruschi gesti cabarettistici del simpaticissimo Stefano, la seconda ha visto invece un maggiore impegno riflessivo. Memorabile la versione pianistica di Let’s Move to Cleveland di Frank Zappa. A pensarci bene, Bollani non poteva scegliere pezzo migliore nel mare magnum del Maestro italo-americano: si tratta infatti di una di quelle musiche d’avanguardia molto tecniche ed allo stesso tempo irriverenti, che per la sua struttura si e’ sempre prestata a tante diverse interpretazioni. Ma forse il miglior pezzo e’ stato Don’t Talk dei Beach Boys. Un’interpretazione dolcissima dove, appunto, non occorreva proferir parola.
Ma siccome nemmeno Bollani puo’ sfuggire a se’ stesso, ecco che si e’ tornati al piu’ puro cabaret: ha infatti raccontato di quando, a nove anni, ascoltava il Rag Time di Scott Joplin e lo eseguiva alla velocita’ che lui sentiva su disco... poi un giorno arrivo’ suo padre e regolo’ la velocita’ di rotazione: per Stefano fu un incubo appurare che il pezzo suonava molto piu’ lento di quanto lui pensasse! Tra queste battute ha eseguito un Rag Time di sua composizione intitolato La Sicilia.
Durante il bis, Bollani ha chiesto che il pubblico gli fornisse una decina di pezzi per creare un medley. Dopo aver sentito le varie richieste ha esclamato: “Oh, ma che siete tutti italiani? Ed io che per tutto il tempo mi sono impegnato a parlare inglese!”. Effettivamente la presenza italiana era imponente. Il medley e’ risultato qualcosa di esilarante. Il jazzista italiano ha fuso Gold Finger, Satisfaction, Azzurro, Purple Haze, Summertime ed altre bellissime melodie in un melange da applausi a scena aperta. Per concludere con Copacabana, canzone da lui scritta per Paolo Conte, la cui imitazione e’ stata ovviamente apprezzata soprattutto dagli italiani. Il testo stravolto, con parti da Satisfaction e Purple Haze, ed un finale mimico degno del miglior Antonio de Curtis (in arte Toto’), hanno sancito un’ottima prima uscita solista in territorio inglese.
A giudicare dal risultato finale, prevediamo che Bollani tornera’ da queste parti molto presto.
La videointervista a Stefani Bollani e’ disponibile sul nostro sito www.giorgiostudio.co.uk.
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