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INCONTRO CON
GABRIELE TORSELLO

 

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Per maggiori informazioni:

Gabriele Torsello: www.kashgt.co.uk

Italian Nights: www.italiannights.co.uk


From left: GabrieleTorsello, Daniela Bezzi e
Roberto Maranca. Photo by GIORGIOSTUDIO.

Di Antonio La Cava

India, Pakistan, Nepal, Afghanistan. Quattro Paesi, milioni di storie, volti di uomini, donne e bambini. Le immagini scattate da Gabriele Torsello ti entrano dentro, sono bagliori di luce che catturano l’anima delle persone ritratte: il volto rugoso di un vecchio, il sorriso di un bimbo, la tristezza negli occhi di una donna ferita, un cimitero, un fiume. E poi tante immagini di mani: mani raggrinzite, mani giunte, solcate da piaghe, che accendono una fiamma, che sono in preghiera, che attendono un gesto di carita’.

Italian Nights ha organizzato venerdi’ 23 marzo un incontro-dibattito con il famoso fotoreporter italiano Gabriele Torsello. Durante la serata sono stati proiettati dei video con foto scattate da questi. “Voglio catturare la realta’ tramite immagini” dice Torsello, noto ai piu’ da quando il 12 ottobre 2006 venne sequestrato mentre era in viaggio su un autobus da Helmand a Kandahar – nel sud dell’Afghanistan, un territorio controllato dai talebani e infestato da bande criminali – per poi essere rilasciato 23 giorni dopo grazie alla mediazione del governo italiano e di Emergency.
Il freelance, originario di Alessano in provincia di Lecce, vive da diversi anni nel sud-est di Londra, con la moglie ed il figlio, anche se spesso e’ in viaggio per il mondo per raccontare, con le immagini, cosa succede nelle regioni piu’ turbolente del pianeta.
“E’ difficile lavorare in Afghanistan per i giornalisti esteri, ma soprattutto per i giornalisti locali” ha detto Torsello. Il fotoreporter pugliese ha raccontato anche il periodo della sua prigionia: “I rapitori mi hanno portato in diversi posti, ero in catene e in stanze senza finestre, mangiavo patate e pane afgano immerso in una zuppa”.

Durante la prigionia sono stati rivolti diversi appelli anche da parte di esponenti del mondo islamico, fra questi il primo parlamentare islamico e amico di Torsello Lord Nazir Ahmed, e da parte del famoso intellettuale islamico egiziano Tariq Ramadan. Torsello, convertitosi all’Islam dodici anni fa, per firmare le sue foto utilizza lo pseudonimo di Kash.
Tra i suoi lavori piu’ famosi e’ il volume fotografico The Heart of Kashmir, pubblicato con Amnesty International nel 2002, in cui racconta, in bianco e nero, la lunga guerra che affligge il Kashmir, la regione al centro delle tensioni tra India e Pakistan. “Il Kashmir e’ un bellissimo posto, pieno di energia. Ci sono differenti stili di vita, ma quelle persone meritano di vivere nel loro Paese”. Il Kashmir, che e’ una regione del sub-continente indiano, e’ da circa 14 anni in preda ad una feroce guerriglia contro le truppe di occupazione indiana, che mantengono il controllo di circa due terzi del territorio, conteso a sua volta dal Pakistan.
Torsello trova ispirazione, per il suo lavoro, “nel documentare la vita quotidiana di coloro che combattono per essere liberi: liberi dalla guerra, liberi dalla poverta’, dalla discriminazione e dalla paura”. Ha lavorato anche in Nepal, vivendo fianco a fianco con i guerriglieri maoisti che hanno conquistato le sue simpatie.
Il giornalista vanta collaborazioni con agenzie dell’ONU e testate italiane e internazionali, tra cui media britannici, francesi, statunitensi, indiani e giapponesi. Ha vinto inoltre il Premio Dialogo delle Culture dell’Associazione Stampa Estera 2006.

Durante la presentazione delle foto di Torsello un gruppo di specialisti ha commentato i risvolti e gli effetti della complessa e mutevole realta’ in Paesi come India, Kashmir, Pakistan ed Afghanistan. Erano presenti Daniela Bezzi, giornalista freelance che ha vissuto e lavorato per molti anni in Giappone, Regno Unito ed India e che ha vinto il Premio Guido Carletti ed Enzo Baldoni per una inchiesta pubblicata nel dicembre del 2004 dal titolo Ritorno a Bhopal, Victoria Schofield, giornalista specializzata sulle relazioni fra India e Pakistan, e Kim Sengupta, corrispondente del The Indipendent.
Tra le numerose domande da parte del pubblico forse la piu’ interessante e’ stata posta a proposito di cosa prova un giornalista che opera in zone di guerra, soprattutto quando osserva i problemi e le condizioni di vita delle popolazioni piu’ povere del mondo; Daniela Bezzi ha risposto che l’obiettivo di un gionalista e’ anche, mediante le sue foto e i suoi scritti, di sensibilizzare l’opinione pubblica.

Le foto dell’evento sono disponibili sul nostro sito www.giorgiostudio.co.uk.

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