Di Michele Merenda
Giovedi’ 15 marzo il Maestro Daniele Gatti ha diretto la Royal Philharmonic Orchestra nella tanto storica quanto prestigiosa Royal Albert Hall. Per questi ambienti sono passati altrettanto storici musicisti, appartenenti ai piu’ svariati generi musicali, per contrasto a chi vorrebbe spezzettare la Musica in elitari compartimenti stagni.
Gatti non ha fallito l’appuntamento: il compositore proposto e’ stato Gustav Mahler (1860-1911), post-romantico non proprio apprezzato dai suoi contemporanei, le cui composizioni erano viste solo come un insieme casuale di suoni. Le cose migliorarono nel primo ’900, ma il nazismo scredito’ la sua musica definendola “illegittima”. Il nome del boemo, cresciuto a Vienna, avrebbe conosciuto la gloria solo dopo il secondo dopoguerra.
Grazie all’interpretazione del tenore Detlef Roth, in prima battuta sono state eseguite le Canzoni da Des Knaben Wunderhorn, un mix molto colorito di suoni, che molto hanno ricordato certe sonorita’ popolari mitteleuropee. Roth non ha mostrato alcun imbarazzo ed ha cantato con grande allegria e trasporto. Una figura molto simpatica la sua, che ha divertito il pubblico con parole riguardanti amanti abbandonati e spettrali apparizioni. Alla fine, una energica stretta di mano con il Maestro ha suggellato un’ottima prova.
Ma il pezzo forte e’ la tanto attesa Symphony No. 1: Titan, ispirata al romanzo di Jean Paul. Un poema sinfonico nel quale furono utilizzati due canti di un giramondo, per il primo ed il terzo movimento, che donano alla musica un interessante effetto popolare.
Come all’inizio, i suoni degli strumenti che venivano accordati si sono fusi con i rumori del pubblico. Quando pero’ gli archetti si sono concentrati sulla medesima frequenza prolungata, il pubblico ha trattenuto il fiato come in uno stato di ipnosi. A quel punto si e’ ricominciato. Dopo un avvio in cui la musica e’ partita lenta, nota dopo nota la melodia si e’ distesa tranquilla e rilassata. Un fluire non totalmente piano, con ghirigori, picchi e decelerazioni, per poi farsi nuovamente desiderare. Gatti ha padroneggiato i suoni della natura che tanto erano cari a Mahler dando l’impressione di generarli, con un semplice gesto delle dita, nell’animo dei singoli musicisti che li eseguivano. La musica, aristocratica e sicura, e’ arrivata ad un preludio che ha fatto letteralmente sobbalzare gli ascoltatori con quello che sembrava uno scoppio. L’energia si e’ cosi’ totalmente liberata, solenne ed irriverente, dotata comunque di una dolcezza tipicamente austriaca. Si potrebbe andare avanti ancora per molto, ma si rischierebbe di essere stucchevoli. Certo, come dimenticare gli arabeschi che con irruenza hanno trasportato i presenti in un eroico fortunale? E poi la quiete, con un meraviglioso arcobaleno che, proprio perche’ destinato a scomparire, lascia di se’ un meraviglioso ricordo.
Tra vari botta e risposta, la Sinfonia si conclude in trionfo. Mentre cominciano a scrosciare gli applausi, Gatti cerca gli sguardi dei musicisti e sorridendo sembra dir loro un italianissimo: “Signori, e’ stato un piacere!”.
Dopo un’interminabile serie di minuti in cui e’ risuonato il consenso della platea, viene in mente che proprio gli austriaci non vedevano di buon occhio i direttori d’orchestra italiani. Una sera, un certo Toscanini li fece ricredere. Giovedi’ 15 marzo 2007, Royal Albert Hall: Daniele Gatti, senza pronunciare una parola, ha ribadito determinati concetti. Casomai qualcuno li avesse dimenticati.
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