Di Antonio La Cava
Quando Kafka scriveva le sue opere nella sua Vienna ottocentesca, non avrebbe mai immaginato che un giorno un evento della sua vita sarebbe stato “dipinto” al computer, raccontato attraverso vari disegni ed esposto in una galleria. Questo e’ accaduto alla Eagle Gallery, dove Paul Coldwell – che GIORGIOSTUDIO ha gia’ intervistato in occasione dell’esposizione Morandi’s Legacy: Influences on British Art all’Estorick Collection, di cui e’ stato il curatore – ha messo in mostra Kafka’s Doll e altre sue opere.
In realta’ Kafka’s Doll e’ il risultato di una collaborazione tra l’artista Paul Coldwell e il poeta e scrittore Anthony Rudolf, collaborazione che ha dato vita ad un piccolo volume con le immagini delle opere di Coldwell, corredate dal testo di Rudolf. La breve storia di Rudolf si basa su un evento accaduto nella vita di Franz Kafka. Lo scrittore, dopo aver incontrato in un parco una bambina in lacrime che aveva smarrito la sua bambola, inizio’ a scriverle delle lettere, in cui fingendo di essere la bambola spiegava alla bambina il perche’ della sua partenza.
Le immagini di Coldwell, elaborate al computer, ripercorrono la storia attraverso fotografie e simboli grafici stratificati su di esse. Tali simboli sono semplici oggetti, che richiamano i disegni dei bambini, che uniti punto per punto rimandano all’immagine di una mappa di una costellazione.
Tale schema – immagine fotografica ed elementi grafici – e’ la metafora del rapporto tra immaginazione e realta’, il mondo infantile e quello adulto.
L’opera nel suo complesso vuole sviluppare il tema della perdita, della rimozione e del viaggio, temi cari a Coldwell gia’ sviluppati in precedenza. Queste tematiche sono espresse attraverso un vocabolario di oggetti comuni, ed i lavori che vengono sviluppati variano da stampe ad inchiostro a quelle che esplorano il digitale con lo scopo di rivisitare i processi di stampa tradizionale, come la litografia e l’intaglio.
La mostra di Paul Coldwell, oltre alle opere della serie Kafka’s Doll, espone una serie di stampe, Sites of Memory, ed una serie di caratteristiche sculture in bronzo, che sviluppano i temi e il linguaggio del libro. Le sculture si incentrano su oggetti familiari di uso quotidiano e domestico, come ad esempio un ferro da stiro, un recipiente per il caffe’, un letto, una gruccia, tali da suggerire come questi possano funzionare come depositi di idee e di memoria.
Gli oggetti del quotidiano si ispirano naturalmente all’arte di Giorgio Morandi, che ha esercitato una forte influenza sugli artisti inglesi. Sebbene Morandi non visito’ mai l’Inghilterra, tuttavia la sua popolarita’ aumento’ enormemente dagli anni ’50, quando le sue nature morte furono per la prima volta esposte in Inghilterra. Coldwell, come Morandi, rappresenta gli oggetti del quotidiano in termini antropomorfici, e le sue rappresentazioni assumono l’aspetto di “ritratti” in cui e’ presente un senso di ambiguita’ fra gli oggetti.
La peculiarita’ di Coldwell e’ che il suo lavoro su sculture e stampe e’ quasi sempre la base per le immagini sviluppate digitalmente.
“Elementi ed oggetti quotidiani – afferma Coldwell – sono utilizzati per sviluppare metafore visive della nostra esperienza. Questa strategia porta la validita’ della pittura stessa in conflitto. Il ruolo del computer e’ un elemento chiave della mia ricerca, in particolare esplorando il rapporto di fluidita’ tra disegno e fotografia che il digitale rende possibile e il cambiamento nel rapporto con la superficie, che io credo il computer generi”.
La serie di immagini di Kafka’s Doll e’ stata realizzata nell’ambito del FADE – Fine Art Digital Environment – un progetto di ricerca tra il Camberwell College of Arts and il Chelsea College of Art and Design ed e’ il contributo all’International Centre for Fine Art Research, University of the Arts London.
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