Di Giorgio Di Marzo e Alice Rainis
Doppia produzione per l’opera di Puccini, in scena alla Royal Albert Hall dal 2 febbraio all’11 marzo, diretta da David Freeman, e alla Royal Opera House dal 14 febbraio al 10 marzo diretta prima dal nostro Nicola Luisotti, intervistato da GIORGIOSTUDIO, e successivamente da Paul Wynne Griffiths.
Questa tragedia giapponese in tre atti vede come protagonisti principali Pinkerton, tenente della marina degli Stati Uniti, Cio-Cio-San, cioe’ Madama Butterfly, una giovane giapponese che Pinkerton sposa con un po’ di leggerezza sapendo bene che prima o poi sposera’ una donna americana, Sharpless, il console USA a Nagasaki preoccupato per la sorte di Butterfly, e Suzuki, la fida ancella della protagonista.
Scenografia e coreografia sono state create su misura per questo splendido teatro che e’ la Royal Albert Hall, che vanta una platea rialzata rispetto al palco regalando, cosi’, un’ottima visuale. La struttura centrale portante ha rispettato i canoni di leggerezza e semplicita’ conformi all’architettura giapponese, basandosi cosi’ su di un giardino minimale e ricco di spazi vuoti che ha fatto da perno allo svolgimento della storia, visibile in questo modo a 360 gradi. Conseguenti le scelte coreografiche, con l’ingresso dei personaggi direttamente dalle diverse porte della platea secondo uno schema a raggiera. In questo modo va amplificandosi il grado di interazione pubblico-storia, gia’ alto grazie alla forma di questo teatro che ricorda piu’ un anfiteatro greco che un teatro all’italiana, per antonomasia luogo deputato alla rappresentazione operistica.
Italiana, appunto, e’ la Madama Butterfly, che Puccini decise di comporre dopo averne visto l’originale proprio a Londra, alla Royal Opera House, ed essersene innamorato.
Purtroppo la produzione andata in scena alla Royal Albert Hall e’ stata tradotta e di conseguenza si sono perse le particolarita’ insite nella lingua originale. Nicola Luisotti – celebre direttore d’orchestra italiano che ha contemporaneamente diretto la Madama Butterfly alla Royal Opera House – ha sottolineato come la traduzione di un’opera significhi delle perdite enormi: l’accento sulle parole che si sposano con la musica, secondo un imprescindibile rapporto tra testo e composizione, viene meno. Si rischiano forzature e soluzioni che non rispettano l’originale volonta’ dell’autore.
Forse, in alcuni punti, la recitazione era po’ caricaturale e didascalica, come alcune espressioni dell’ancella Suzuki o del console Sharpless. Indiscutibile, ad ogni modo, la bravura degli attori, in particolar modo del soprano Jee Hyun Lim, nella parte di Cio-Cio-San, che ha dato il meglio di se’ nella celeberrima aria Un Bel Di’ Vedremo, quando forte di un amore ardente canta l’eterna fiducia nel suo amato. In quest’aria, cosi’ come nel Tutti i Fior... Tutta la Primaveradove duetta con la sua ancella preparando la casa per il ritorno dell’amato, e’ impeccabile la fusione tra voci e strumenti, favorita dall’acustica stessa della sala.
Altro momento particolarmente toccante e’ quello tra il secondo e il terzo atto, quando la messa in scena si ferma – e’ la notte in cui Madama Butterfly aspetta il ritorno del marito – e la musica domina, offrendo uno dei massimi esempi di extra-diegetico.
Alla Royal Opera House i colori sono di scena: una ricca scenografia, fatta di pannelli mobili che donano un mutevole sfondo, fa da corolla ad un fiore rappresentato dalla bravissima Liping Zhang, soprano sino-canadese di indubbia bravura, nella parte della protagonista.
In questo caso l’opera e’ stata cantata nella sua lingua originale, che e’ la lingua dell’opera per eccellenza, cioe’ l’italiano, ma con i sopratitoli in inglese che, nella loro traduzione, hanno forse tolto un po’ di fascino all’opera che e’ dato non solo da un bel libretto ma soprattutto dal bel canto.
Di particolare impatto emotivo e’ la scena in cui Butterfly si uccide, mentre il frutto del suo sfortunato matrimonio, il figlio Dolore, bendato per non vedere il suicidio della madre, gioca serenamente, incosciente della tragedia, in un angolo del palco mentre un albero, lentamente, perde le foglie, similitudine della vita che abbandona Cio-Cio-San.
Da segnalare la direzione di Nicola Luisotti, che ha dato il giusto tocco di liricita’ italiana alle famose arie pucciniane.
Impossibile non lasciarsi coinvolgere da questa struggente storia d’amore che e’ soprattutto storia di diverse culture e per questo sempre attuale. La personale vicenda di una donna sedotta e abbandonata e’ la metonimia di relazioni ben piu’ grandi: diversita’, usi, costumi e leggi che legano popoli e creano la Storia.
Le foto scattate alla Royal Albert Hall sono disponibili sul nostro sito www.giorgiostudio.co.uk.
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