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TIZIANO TERZANI:
UN UOMO IN VIAGGIO

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Per maggiori informazioni:

Tiziano Terzani: www.tizianoterzani.com

Italian Nights: www.italiannights.co.uk

Da sinistra: Carlo Imperato, Saskia Terzani, Ettore Mo e Roberto Maranca. Photo by GIORGIOSTUDIO.

Di Roberta Giaconi

“Avevo 9 anni e mio fratello Fosco ne aveva 11 quando mio padre ci iscrisse alla scuola cinese comunista. Fummo catapultati in un ambiente completamente diverso, senza conoscere una sola parola di cinese, eppure la ricordo ancora come un’esperienza bellissima”. A parlare e’ Saskia, la figlia di Tiziano Terzani, alta e esile nel maglione chiaro, con i capelli biondi tirati indietro e il volto pulito. Giovedi’ 25 gennaio, nell’affollata Mahatma Gandhi Hall a Fitzroy Square, Saskia ha partecipato insieme a Ettore Mo, giornalista del Corriere della Sera, all’incontro organizzato dall’associazione Italian Nights in ricordo del padre Tiziano.

Dopo l’introduzione di Carlo Imperato, Consigliere dell’associazione Italian Nights, e la breve presentazione dell’associazione stessa da parte del suo Presidente Roberto Maranca, sono stati proiettati quattro filmati incentrati su Terzani, sulle sue opinioni e sulle sue esperienze. Dopo ciascuno di essi la parola passava alla figlia in una commovente alternanza di passato e presente, in un intreccio che legava la voce del padre – schietta, netta, burbera e irruente – conservata nei filmati, a quella della figlia, piu’ timida ed esitante. “Viaggiare e’ il mio modo di reagire a tutto” diceva Terzani, eppure Saskia ha rivelato come il padre non abbia mai rinunciato alla famiglia: se la portava dietro, come elemento indispensabile, insieme ai bagagli costantemente pronti. “Non ci ha mai portati al fronte, ovviamente, ma viaggiavamo sempre con lui” ha detto. Da Saigon aspettavano il padre che faceva la spola dal fronte di guerra, lo accompagnarono nel suo viaggio per l’Asia, vissero con lui in Cina frequentando le scuole locali, se ne andarono quando venne esiliato nel 1984 dal governo comunista che lo considerava ormai un anti-rivoluzionario.

“Terzani era un modello di giornalismo per ogni inviato di guerra – ha raccontato Ettore Mo – Riusciva a buttarsi a capofitto negli eventi senza perdere mai la capacita’ di stupirsi”. Terzani, come ha raccontato lui stesso in Anam, l’ultima e bellissima intervista rilasciata prima di morire e proiettata in parte durante l’incontro, si stupiva guardando in Asia gli uomini che nutrivano le formiche, rimaneva sbalordito accorgendosi di come in Cambogia, in seguito all’occupazione comunista, la gente avesse iniziato a temere i bambini. “Il governo li portava via dalle famiglie, li addestrava e li ideologizzava per usarli come soldati e spie. Alla fine i bambini erano cosi’ convinti e forti da essere capaci di tutto”. Racconti nei quali e’ sempre chiaro il punto di vista di Terzani. “Mio padre aveva creduto nella Cina, nell’alternativa che proponeva all’ideologia del capitalismo”. Cosi’ tanto che, alla nascita del figlio Fosco, Tiziano Terzani si presento’ all’anagrafe di New York, chiedendo di poterlo chiamare Fosco Mao. “Fortunatamente in America un nome del genere non era ammesso e mio padre si dovette rassegnare a chiamarlo semplicemente Fosco” racconta Saskia.

Poi le delusioni, grandi come le speranze che aveva precedentemente nutrito, l’esilio dalla Cina, la severa autocritica maturata in mezzo ai morti in Cambogia. “Mio padre ha guardato oltre ai sogni, ai suoi stessi desideri e ha condannato quello che vedeva”. Da giornalista e da pensatore, sempre, fino agli ultimi giorni, quando il cancro si era ormai insinuato dentro di lui. “In India non parlano mai di morte, ma di lasciare il proprio corpo” ha rivelato Saskia ricordando gli ultimi anni del padre, segnati dalla malattia. E’ questa la parte dell’incontro in cui la voce della figlia si e’ spezzata piu’ volte, nonostante Terzani fosse alla fine riuscito ad accettare la morte, tanto da aspettarla con curiosita’ e magari anche con quella leggerezza appresa in anni di viaggio. “Una volta, in Asia, mi accorsi di un’usanza singolare. La mattina la gente usciva di casa, camminava per strada, poi ad un tratto si fermava, alzava le mani e rideva forte. Cosa c’e’ di meglio che iniziare la giornata con una sonora risata, specialmente quando sai gia’ che la concluderai in un ufficio con l’aria condizionata?”.

E’ questo il dono finale di Terzani, testimoniato dalla figlia: una persona unica che credeva profondamente nella “bussola” della moralita’ e che costringeva i figli a riflettere su ogni singola scelta. “Mio padre era un uomo forte e a tratti estremamente severo, ma e’ sempre rimasto un idealista che credeva nella forza dell’uomo e della pace” ha concluso Saskia. Poi le tante domande dei presenti per indagare ancora piu’ nel profondo l’immagine di un uomo che colpisce con il suo coraggio e con il suo rigore le menti dei lettori, testimoni partecipi, grazie ai suoi libri, di un grande viaggio.
Foto e video della serata sono disponibili sul nostro sito.

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