Di Giorgio Di Marzo
Roberto Maranca, Presidente di Italian Nights, cos’e’ l’arte per te?
Oddio, mi sento tornato in seconda media, “Maranca! Interrogato alla lavagna! Che cos’e’ l’arte?” Ebbene, qui serve qualcosa di lampante.. di creativo... allora direi che io vedo l’arte come il tentativo da parte di quei pochi che hanno un terzo occhio di spiegare a quelli che non ce l’hanno cosa ci si vede, usando un linguaggio speciale. Eh? Professo’, come sono andato? “4=! E a posto!” A parte gli scherzi, ritengo che l’arte che non titilli dentro di te delle corde comuni ma nascoste ai piu’ non sia vera arte, ovvero non sono un fan dell’arte elitaria, quella che non puoi capire perche’ non hai una “sensibilita’ artistica”, ma qui si solleva poi un vespaio sull’arte commercializzata/commercializzabile o meno nel quale preferisco non addentrarmi. Mi limito solo a consigliarvi la visione di Cosi’ parlo Bellavista capolavoro del Cinema Napoletano, e nello specifico della definizione di arte da parte di Salvatore, portinaio del Prof. Bellavista.
Noi ci siamo conosciuti l’anno scorso in occasione della serata KaleidoShort organizzata dall’associazione Italian Nights di cui tu sei Presidente: so che molte cose sono cambiate da allora quindi raccontaci come nasce Italian Nights, cosa e’ ora e quali sono i vostri obiettivi.
Occhei, mettiamolo per iscritto cosi’ l’introduzione agli eventi e’ prefabbricata: IN nasce nel tardo luglio 2005 in un affollato (e un po’ accaldato) appartamento a Earls Court. Il modello di riferimento e’ Soirée Italienne, un’iniziativa artistico-letteraria che in Francia, sotto l’egida di David Morante, promosse l’incontro di autori Francesi e Italiani e produsse un’antologia. David si e’ poi trasferito a Londra e usando Italians of London, la nostra associazione sorella, organizzo’ una prima chiamata alle arti da cui poi nacque Italian Nights (conservo addirittura un’intervista registrata all’Italian Jazz Festival in cui David lanciava l’idea circa sei mesi prima). A quella riunione ne seguirono altre e ora ci riuniamo regolarmente ogni due settimane. Ci abbiamo messo tanto a distillare una nostra personalita’ come associazione, e ora abbiamo uno Statuto, un Consiglio delle Arti (sic!), una base di soci fedelissima e dotatissima di idee e, non ultimo, un carnet di eventi sinora organizzati di tutto rispetto. Siamo comunque sempre alla ricerca di nuovi spunti e di nuovi adepti che abbiano voglia di dedicare un po’ di tempo all’Associazione che, forse non l’ho detto, ha come obiettivo di far conoscere meglio cultura e artisti italiani al mondo anglosassone, ed allo stesso tempo di assorbire e promuovere fermenti londinesi e non, creando cosi’ un melange albio-mediterraneo.
Parliamo adesso degli spettacoli che avete organizzato, in particolare KaleidoShort l’anno scorso e TerzaniNight a gennaio 2007: come sono nati e con quali finalita’?
Devo confessarlo KaleidoShort fu una specie di colpo di genio escogitato per coprire una serata. Mi spiego: stavamo faticosamente mettendo a punto una piece teatrale su Pasolini ma con la scadenza vicinissima dovemmo, una difficile sera, dirci l’un l’altro che non ce l’avremmo fatta, ma la sala era ormai prenotata e uno degli attori del gruppo venne fuori con l’idea di una rassegna di cortometraggi. L’idea piacque a tutti e riuscimmo in meno di un mese a reperire i corti, visionarli, metter su catering, scaletta, invitare i registi e rimediare l’attrezzatura tecnica. La cosa piu’ importante, pero’, e’ stato aver dato al pubblico la possibilita’ di interagire con persone che sono riuscite a convertire in pellicola un sogno, cosa che e’ nel cassetto segreto di molti, me compreso!
La serata di Terzani invece era nell’aria da un bel po’: grazie a conscenze interne a IN eravamo in contatto con Saskia, figlia di Terzani, e con Ettore Mo, mostro sacro del reportage italiano e amico intimo di Tiziano stesso. Finalmente tra dicembre e gennaio siamo riusciti a trovare le energie per organizzare l’evento, e visto il calibro di Terzani eravamo tutti fermamente intenzionati ad organizzare qualcosa che in soli 90 minuti potesse essere un bel tributo per quelli che gia’ lo conoscevano e uno stimolo ad approfondire per quelli che non avessero ancora letto le belle pagine di viaggi tra miserie e splendori asiatici, condite dalla sua solare filosofia di vita. Una bella sfida! Raccolta e vinta, penso. La mia personale soddisfazione si riassume nei complimenti ricevuti da Saskia e Ettore a fine serata.
Ogni medaglia ha due faccie: cosa c’e’ di positivo e di negativo in questa esperienza?
Tantissimo di positivo, le soddisfazioni finora hanno di gran lunga superato lo sforzo organizzativo e gli inevitabili stress nell’imminenza dell’evento, se proprio vogliamo essere dei contabili e vedere la vita in partita doppia. Tutti noi abbiamo la sensazione di far parte di qualcosa di speciale e di creativo e che il cielo sia il nostro unico limite, e queste sensazioni sono belle e contagiose. Come migliorie da apportare forse dovremmo sforzarci di avere piu’ eventi in inglese, anche per tener fede al nostro statuto. Di meno positivo, personalmente, c’e’ quella frazione di tempo che “rubo” alla mia famiglia ed a seguire la crescita della mia bimba di sei mesi che, se non lo sapete, e’ come seguire l’evoluzione di un continuo fuoco d’artificio: se batti le ciglia ti sei sicuramente perso qualcosa.
Quali altri spettacoli avete in cantiere?
Imminente e’ una evento con Gabriele Torsello, fotoreporter italiano reduce dall’Afghanistan, con cui faremo una serata in inglese, un excursus biografico supportato da audiovisivi, con un panel di ospiti per approfondire tematiche connesse alle sue odissee estremorientali. E poi abbiamo dato ufficialmente il via a KaleidoShort 2, questa volta con un format piu’ di festival che di rassegna e speriamo di esser pronti per fine aprile. Beh, poi Pasolini e’ sempre li’, lo script e’ fatto ed e’ veramente interessante, la difficolta’ e’ reperire la materia prima (i.e. Attori-trici), con l’aggravante di cercarli “aggratisse”, come si dice a Roma. Anzi approfitto per lanciare un appello a chi dovesse essere interessato (non solo a Pasolini) di mettersi in contatto, e qui chiudo il messaggio pubblicitario. A piu’ lunga scadenza mi piacerebbe rifare l’esperienza dell’Italian Jazz Festival, che per quanto onerosa sia dal punto di vista pecuniario che organizzativo fu nell’edizione del 2005 semplicemente entusiasmante. Eppoi chissa’, c’e’ chi ha avuto una meravigliosa idea, ma non ne parliamo apertamente perche’ per quanto bella e’ assai ambiziosa, keep in touch! e non ve ne pentirete...
Pur non essendo un “artista” in prima persona, quale sono i tuoi artisti preferiti?
Ecchitti ha detto che non sono un artista?!?! Non fatevi ingannare dal fatto che lavori in una Grande Multinazionale nell’Information Technology... Quella e’ tutta una copertura, mi ritengo abbastanza “versato” per quanto un po’ mainstream, ossia non amo i virtuosismi fini a se’ stessi, in cui qualche volta l’artista o presunto tale puo’ incespicare. Comunque, da bravo campano, vi do una quaterna: Klimt “Il Bacio”, Pink Floyd “The Dark Side of the Moon”, Kubrick “2001 Space Odissey”, Balzac “La pelle di Zigrino”, cercateci voi un nesso. Chiaramente essendo pazzamente innamorato della “Terra Mia”, il mio sangue ha un alto tenore di acqua salmastra del Mediterraneo cosa che mi fa prediligere un po’ tutto quanto come iniziativa artistica da li’ provenga. Va de se’ che ci sia sempre posto nel mio lettore MP3 per Napule’ e Tammurriata Nera e che possa rivedere “Toto’ Turco Napoletano” o “I due Colonnelli” un altro milione di volte assaporandoli sempre come se fossero in prima visione: quella si’ che e’ Arte!
Grazie Roberto, e ci vediamo ai prossimi eventi... magari una retrospettiva dedicata a Toto’?
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