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MARIA MULAS: BRING ME THE SUNSET IN A CUP

 

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Maria Mulas:
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Da sinistra: Maria Mulas e Rossana Pittelli.
Photo by GIORGIOSTUDIO.

Di Roberta Giaconi

“Non voglio aggiungere niente, dovete solo guardare” dice Maria Mulas all’inaugurazione di giovedi’ 15 febbraio presso l’Istituto Italiano di Cultura di Londra della mostra fotografica Bring Me the Sunset in a Cup. The city and its people. Pierluigi Barrotta, Direttore dell’Istituto, si e’ detto onorato di accogliere l’esposizione e Rossana Pittelli e Giorgio Bonomi, curatori della stessa, hanno parlato dello stile particolare di Maria Mulas, dell’espressivita’ dei suoi ritratti, dei suoi lavori vibranti di movimento e di vita. Poi arriva lei e chiede alla folla di spettatori soltanto di guardare. E’ emozionata, stravagante nel vestito viola, con il viso incorniciato dai capelli di un rosso accesso, dai grandi orecchini, e con un ciondolo circolare che si impone sul suo corpo minuto.

Nelle sue fotografie le forme e i colori si intrecciano in una ricerca parallela. Da una parte ci sono i ritratti che l’hanno resa famosa; dall’altra c’e’ uno studio molto particolare, piu’ libero e fantasioso, che lascia intravedere l’amore per gli elementi architettonici e per i continui cambiamenti di prospettiva. “Maria non usa il cavalletto per la macchina fotografica, ma gira intorno agli oggetti che vuole catturare” spiega Bonomi. I corridoi o le scale della metropolitana di Londra, un volto di bambina in una vetrina veneziana, la luce che filtra attraverso una persiana chiusa; e ancora le astrazioni, con gli elementi architettonici piu’ vari che si trasfomano, si intrecciano e si combinano fino a diventare vere opere d’arte. “La cosa piu’ straordinaria e’ che Maria riesce a creare queste immagini soltanto grazie al proprio senso artistico, utilizzando un vecchia macchina fotografica da 35mm e bandendo il digitale” continua Bonomi. Anche il pavimento di una strada di Ravenna diventa con lei un elemento degno di essere ammirato, con i colori intensi che si combinano alla semplicita’ geometrica del tracciato.

Caratteristico di Maria Mulas e’ inoltre il desiderio di cogliere l’essenza degli oggetti, di catturarne la vera forma. “Fotografare e’ un modo di raccontare senza essere interrotti” ha una volta affermato Lea Vergine, amica di Maria Mulas. E in particolare sono proprio i ritratti a dare la forte impressione di racchiudere in un unico scatto la personalita’ dei personaggi raffigurati. C’e’ Borges con gli occhi chiusi e il volto leggermente rivolto verso l’alto, c’e’ Paloma Picasso che guarda nell’obiettivo quasi distratta, Ionesco che si sporge con un accenno di sorriso dalla sua poltrona...
Sulla parete della sala al piano terra dell’Istituto Italiano di Cultura, prima di salire al primo piano dove la mostra continua, sono proprio i volti in bianco e nero a catturare l’attenzione. Qui, in un grande pannello, i ritratti di Maria Mulas sembrano aver imprigionato e conservato il carattere e gli atteggiamenti dei raffigurati. “Ricordo una volta, a Ravenna. Faceva caldo e Maria Mulas era li’ con la sua macchina fotografica – racconta Bonomi – e per ogni foto faceva una domanda. Voleva sapere tutto della vita di chi fotografava: che lavoro facevano, se erano sposati, se erano felici o si sentivano soli... E nelle foto questo traspariva, in quei volti in bianco e nero colti di fronte e di profilo, con gli occhi spalancati o con l’espressione pensosa”.
E’ questa l’arte di Maria Mulas, esposta fino al 16 marzo all’Istituto Italiano di Cultura di Londra.

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