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MAYA SAPONE

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Per la videointervista clicca qui.

 

Per maggiori informazioni:www.mayasapone.com

Di Giorgio Di Marzo

Per le interviste di GIORGIOSTUDIO incontriamo oggi Maya Sapone, giovane soprano di padre italiano e madre tailandese. La videointervista, con un finale nel quale Maya mette in mostra le sue qualita’ di improvvisatrice, e’ disponibile sul nostro sito.

Cara Maya, cominciamo con la nostra solita, prima domanda: Cos'e' arte per te?
Per me l’Arte e’ la piu’ incredibile attivita’ tra tutte quelle dell’essere umano. E’ un impulso innato che ci apre gli occhi e la mente all’immaginazione. E’ una forza, un impeto che ci spinge verso la creativita’, verso la fantasia, l’inventiva, e si regola in base al piano emotivo. L’artista sente il desiderio di esprimere le proprie emozioni e la propria visione del mondo e di comunicarle utilizzando gli strumenti che la natura gli ha messo a disposizione, oppure dato in dono. Da qui l’arte si manifesta in varie forme come per esempio attraverso la pittura, il disegno, l’architettura, la poesia, il teatro, la musica. Nel mio caso il dono concessomi da madre natura e’ quello del canto. Ma per me l’arte non e’ solo un impulso, e’ anche un’attitudine a vedere e sentire le cose in maniera diversa, a cogliere segni, particolari apparentemente invisibili o impercettibili della vita e di tutto cio’ che ci circonda.

Visto che hai parlato di canto come espressione artistica, vorrei che tu ci raccontassi come e' nata la tua passione per il canto e per la lirica.
Non so bene quando sia nata esattamente: credo di averla sempre avuta e di voler esprimere i miei stati d’animo attraverso il canto. Da piccola mi divertivo molto ad imitare, riprodurre subito a voce tutto cio’ che udivo. Essendo nata in Gabon e vissuta per molto tempo in diversi paesi africani non ho avuto modo di venire a contatto con la musica classica se non intorno ai 14 anni. Tutta la musica, i ritmi e le melodie che avevo incamerato prima di allora provenivano dalle culture tribali africane e mediorientali. Per quanto riguarda la scoperta della lirica, fu in Italia dopo aver visto un soprano che cantava in televisione. Ma la passione vera per lo studio del bel canto mi venne mentre frequentavo il liceo. Feci un’audizione per il coro della scuola portando una canzone di Madonna, La Isla Bonita dato che ignoravo completamente il repertorio classico. Fui comunque ammessa e subito dopo scelta per cantare come solista per tutti i 5 anni del liceo. Dopo aver conseguito la maturita’ decisi di intraprendere seriamente gli studi di canto.

Qual e' stato il tuo primo lavoro da cantante lirica? E quale il piu’ recente?
Il mio primo lavoro e prima esperienza lirica importante fu nel 1998, quando abitavo a Nairobi, in Kenya, dove mi scelsero per interpretare il ruolo di Cherubino nelle Nozze di Figaro di Mozart, una produzione del Kenya National Theatre. Mentre invece il lavoro piu’ recente e’ stato ancora in Kenya, dove ho fatto una bellissima tournée di 4 settimane sponsorizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Nairobi. Il titolo del progetto era I Colori della Voce. Lo scopo principale della tournée era quello far conoscere meglio il repertorio vocale in Africa, ma soprattutto introdurre l’idea della musica classica come un qualcosa alla portata di tutti.
I concerti erano anche finalizzati ad introdurre la voce come uno straordinario strumento molto versatile ed affascinante della comunicazione. Proponendo un repertorio dall'epoca barocca a quella contemporanea, ho potute esibire i diversi modi d’interpretare e quindi di esprimere, attraverso il canto, i colori della voce. Oltre ai concerti ho svolto anche un ruolo da educatrice insegnando in scuole locali dove ho dato delle Masterclass di canto. Inoltre ho anche collaborato con dei musicisti locali in seminari d’improvvisazione, dove ci siamo riuniti in cerchio e abbiamo incominciato a fare musica senza un tema, senza un tempo, senza una metrica, solo la musica che ci portavamo dentro. Un dialogo tra varie persone, di varia provenienza, un dialogo in un’unica lingua: quella universale della musica. E’ stata un’esperienza molto interessante e molto bella dove ho avuto modo di vedere come in alcune culture l’improvvisazione musicale sia un’importante occasione sociale per stare insieme e parlare musicando.

Hai parlato di improvvisazione: puoi spiegarci meglio di cosa si tratta?
Improvvisare viene dal latino “improvisus” che significa imprevisto, inatteso. Improvvisare e’ l’arte di comporre, recitare, suonare o cantare estemporaneamente, e cioè senza tempo, senza una regola. Per me improvvisare e’ creare musica in maniera spontanea, tradurre i pensieri ed i sentimenti in linguaggio musicale, non costruire ma lasciarsi guidare dall’istinto, e rispondere agli impulsi esterni, aprire un canale, un dialogo di comunicazione con il mondo esterno. E io lo faccio appunto attraverso il canto e il linguaggio del corpo.

Parlando di opere, quali arie preferisci cantare?
Sono una cantante molto versatile, ed amo mostrare questa mia capacita’! Mi piace di tutto, dalla musica rinascimentale a quella contemporanea. Essendo un soprano lirico leggero sono portata per il repertorio barocco e quello classico, ma mi piacciono molto anche tutti gli autori Italiani come Bellini, Rossini, Donizetti, Verdi Puccini e Mascagni. Le mie arie preferite sono in genere tratte dalle opere di Donizetti e Rossini e di Mozart. Mi piace moltissimo anche cantare l’opera contemporanea, in particolare le opere di Gian Carlo Menotti.

Ultima domanda: che musica ascolti nel tempo libero?
In genere ascolto tutti i tipi di musica perche’ amo arricchire il mio bagaglio musicale con tante idee ed ispirazioni e prendere spunto per le mie improvvisazioni vocali. Comunque quella che preferisco è la musica rock e quella pop in generale. Devo dire che quando ero una teenager ero una rockettara convinta, grandissima fun dei Metallica, Iron Maiden, Megadeath, Aerosmith, Guns ’N’ Roses, Bon Jovi, Nirvana. Ora mi sono un po’ calmata, anche perché interessandomi maggiormente di musica classica … le mie orecchie non sono proprio più abituate al suono distorto e duro delle chitarre elettriche, anche se continua a piacermi molto e se ho l’occasione di andare ad un concerto di musica rock lo faccio volentieri!

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