Di Luisa Terzulli
Alessandro Baricco sostiene che non ci sia cosa piu’ triste del circo se non le verdure bollite. Devo ammettere che sono sempre stata incline a credergli. Finche’ una poltrona della Royal Albert Hall non mi ha concesso l’occasione di ricredermi, spalancandomi dinanzi agli occhi l’incredibile spettacolo di Alegría, firmato Cirque du Soleil. Ebbene si’, di vero e proprio circo trattasi, all’appello non manca nessuno: trapezisti, acrobati, contorsioniste, clown che come da tradizione pescano tra il pubblico l’improvvisata “spalla” alla loro gag… Eppure il tutto assume una dimensione diversa, non e’ una semplice successione di numeri acrobatici: l’insieme dei coloratissimi costumi, l’orchestrina che suona dal vivo, le voci guida della colonna sonora che scivola via durante lo spettacolo, la vita che freme in ogni movimento fanno vibrare il Cirque du Soleil in tutta la sua teatralita’. Alegría non e’ dunque una messinscena per il compiacimento del pubblico in poltrona, ma una dimensione da cui respirare a pieni polmoni immersi nel susseguirsi di quelle che sono esibizioni, racconti, o forse vicissitudini? Chi puo’ piu’ dirlo, travolti nella vita di questo piccolo villaggio itinerante?! E, nella perfezione delle acrobazie e la leggerezza della loro esecuzione, un muscolo tremante o il piede dell’acrobata che indietreggia nel cercare un equilibrio non afferrato al primo contatto con il palco non puo’ che richiamarci all’umanita’ di questo circo, a vedere l’uomo nascosto dietro la macchina perfetta del corpo che volteggia o doma lingue di fuoco.
Il “Circo del Sole” ammalia, affascina, fa trasalire a tratti e commuove anche, ma quando lo spettacolo volge ai saluti finali, con scorribanda di artisti, orchestra e lustrini sparsi sul teatro, non ci sono verdure bollite che tengano: questa e’ alegría!
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