Di Giorgio Di Marzo e Luisa Terzulli
Non c’e’ che l’imbarazzo della scelta per gli amanti della musica classica di stanza a Londra! L’offerta e’ vasta e variegata e anche in questo campo l’Italia ha di che andare a testa alta con nomi quali l’Accademia Bizantina, Ivan Fedele, il Trio di Parma, Roberto Abbado e Roberto Plano.
Cominciamo con il Barbican Centre, che si sviluppa su una struttura di sette piani in cui vivono e fremono arte e cultura in tutte le loro espressioni. La stagione del Barbican Centre dedicata ai Great Performers ha dunque ospitato – lo scorso 24 novembre – l’Accademia Bizantina di Ravenna diretta da Ottavio Dantone, con il contro-tenore Andreas Scholl. L’evento ha fatto registrare il tutto esaurito, e vedere la sala cosi’ gremita di gente e’ un piacere per il pubblico oltre che per l’artista. L’eclettico Ottavio Dantone da’ gran prova di se’ sedendosi all’organo mentre in contemporanea dirige i suoi musicisti; e fra le note di Handel e le cantate di Bach interpretate dall’acclamato Andreas Scholl, il pubblico quasi trattiene il respiro, per non incrinare seppur minimamente la perfezione dell’esecuzione. “We have lost the oboe (ci siamo persi l’oboe)” cosi’ Dantone spiega al pubblico l’allontanarsi del primo violino, uscito a richiamare il collega per il bis. E cosi’ penso che e’ la prima volta – e con ogni probabilita’ l’ultima – che sento parlare un direttore d’orchestra durante un concerto.
Il Barbican stesso mi smentira’ di li’ a pochi giorni, quando la BBC Symphony Orchestra stravolgera’ l’immagine muta del direttore d’orchestra costruita negli anni. Il programma dell’orchestra diretta da David Robertson mette a confronto due compositori italiani: il grande Rossini e il nostro contemporaneo – e presente in sala per l’occasione – Ivan Fedele. Ed e’ proprio nell’introdurre Scena, l’opera di quest’ultimo, che Robertson si profonde in parole e spiegazioni – come l’atipico posizionamento degli strumenti in sala: pianoforte e arpa al centro, percussioni disposte in modo stereofonico sul fondo – servendosi dell’orchestra per illustrare la sua presentazione, quasi si trovasse davanti a una schiera di allievi durante una lezione di musica anziche’ di spettatori. Con lo stesso trasporto e un’accentuata fisicita’ dirige l’orchestra e gli interpreti dello Stabat Mater rossiniano: le delizianti voci di Patricia Bardon (mezzo-soprano) e Majella Cullagh (soprano), e i timbri intensi di Colin Lee (tenore) e Alastair Miles (basso).
In scena alla Wigmore Hall, invece, il Trio di Parma, con cui abbiamo avuto anche il piacere di scambiare due chiacchiere (l’intervista sara’ pubblicata sul sito www.giorgiostudio.co.uk). Con il Trio (Ivan Rabaglia al violino, Enrico Bronzi al violoncello e Alberto Miodini al pianoforte) abbiamo parlato di arte, musica, e della soddisfazione di poter suonare in una sala come la Wigmore Hall. E immersi nella bellezza di quella stessa sala, il 28 novembre il Trio di Parma ha ridato vita al trio per pianoforte di Beethoven e, nella seconda parte, di Tchaikovsky. Nell’esecuzione dei grandi compositori prende forma l’arte dei grandi interpreti, ed e’ cosi’ che questi tre giovani ed affermati musicisti non hanno eseguito, bensi’ vissuto, Beethoven e Tchaikovsky, ancor piu’ intensi proprio perche’ cosi’ meno imponenti di un’orchestra.
Si respira aria italiana anche alla Queen Elizabeth Hall, dove il 7 dicembre e’ stata la volta della Chamber Orchestra of Europe. L’Orchestra si e’ presentata al secondo appuntamento del 2006 Silver Jubilee Season at the Queen Elizabeth Hall diretta da Roberto Abbado. Dietro la sua guida la serata e’ scivolata sulle note di due compositori italiani, legati alla propria origine anche nel modo di comporre – cio’ che sarebbe poi stato definito sinfonia italiana – slegato dai canoni imposti dai classici viennesi: stiamo parlando di Luigi Cherubini e Goffredo Detrassi. Nella seconda parte e’ stato invece Beethoven, con la 7a Sinfonia, ad essere affidato ai sapienti strumenti della grande Orchestra, a conclusione di un appuntamento musicale di altissimo livello.
Il 14 dicembre alla Wignore Hall abbiamo invece avuto il piacere di ascoltare il virtuoso pianista Roberto Plano, alla sua prima apparizione a Londra, che ha deliziato il pubblico con Schubert e Liszt. Dotato di orecchio assoluto, dopo aver vinto il Canada’s Honens International Piano Competition – uno dei premi piu’ importanti al mondo, che si svolge ogni tre anni – ed aver riscosso un grandissimo successo in Canada e Stati Uniti, Roberto ritorna in Europa per una serie di concerti. Da segnalare come, nonostante i suoi impegni internazionali, egli faccia parte della Nazionale Italiana Pianisti che presto’ incontrera’ la Nazionale Italiana Sacerdoti in provincia di Milano per una partita il cui incasso sara’ devoluto in beneficienza: Roberto non e’ solo un grande pianista ma anche un grande uomo.
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