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UN TE' CON GABRIELE MAGNANI, CRITICO D'ARTE

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Di Giorgio Di Marzo

Gabriele Magnani, giornalista italiano, critico d’arte e corrispondente da Londra del mensile AD e’ l’esperto d’arte col quale abbiamo discusso bevendo un te’.

Caro Gabriele, cos’e’ l’Arte, con la a maiuscola, per te?
Questa e’ una domanda davvero importante; prima di risponderti ti dico una cosa: immagina che tu domani mattina ti svegli e non esistono monumenti, non ci sono sculture; esistono soltanto edifici, strade, macchine, caffe’ magari, ma non esiste piu’ nessun monumento e nessuno che parla di Arte... come ti sentiresti? Ammettiamo che ci sia una rivoluzione che cancelli completamente i musei come ha fatto Enrico VIII che ha bruciato tutte le chiese cattoliche.
Io credo che l’Arte, quella con la a maiuscola appunto, sia un patrimonio enorme di ogni nazione e di ogni religione; Arte sono i primi graffiti degli uomini delle cavarne, Arte sono i sarcofagi egiziani. Pian piano l’Arte diventa un linguaggio: l’Arte e’ una forma di comunicazione che parte dall’individuo e che ci dice si deve lasciare o contestare qualcosa.
L’artista, attualmente, ha la possibilita’ di urlare il proprio messaggio e il proprio dolore senza i vincoli che invece la politica ha; e un artista, per essere tale, dovrebbe cercare di dare una testimonianza che possa essere vista dagli altri. Il fatto estetico puo’ sempre esserci nell’arte, come lo e’ stato in passato, ma penso che le opere contemporanee debbano avere come valori primari la politica e la comunicazione cosicche’ l’opera possa attrarre e far capire e riflettere il pubblico.

Cosa non e’ arte, invece?
La provocazione fine a se stessa che non porta a niente, quando non c’e’ qualita’, quando non c’e’ un fatto intellettuale dietro. Un esempio di “vera” arte e’ Francis Bacon, con The Human Body: la caratteristica molto forte e’ il riconoscimento della propria omosessualita’, del proprio corpo; lui apertamente, quasi urlando, dice di essere omosessuale pero’ sposandosi con il fattore estetico: l’80% dei quadri ha un background di ricerca cromatica di grande intelligenza.
Lo stesso Damien Hirst, con le sue pecore sventrate che urlano, grida la disintegrazione del nostro tempo, le guerre di questo mondo, il mercato delle armi. Nel tempo si e’ “guastato”, nel senso che prima riusciva a comunicare sentimenti diversi, come con le farfalle di I Feel Love del 1991, mentre ora non riesce piu’ ad esprimere quegli stati d’animo perche’ non e’ sereno. L’artista dunque deve comunicare, deve darci qualcosa di forte – anche perche’ ha questa opportunita’ – e non fare delle cose che fanno da eco e che copiano in maniera stupida l’arte del passato.
Alcuni, per esempio, fanno ancora cavalli; senza nulla togliere a questi artisti, che probabilmente hanno un loro pubblico che ama quelle cose li’, questa forma d’arte non ha niente a che vedere con l’arte contemporanea, arte che deve dare dei segnali legati al proprio tempo.
Un altro esempio: Guttuso, famoso in Italia soprattutto per La Vucciria [quadro che ritrae uno dei piu’ famosi e colorati mercati palermitani – NdR] e’ diventato famoso in Inghilterra perche’ e’ stato il protagonista del “realismo sociale”, motivo per cui la Tate ha acquistato, nel 1961, La Discussione.

Parlaci un po’ di te, della tua vita e della tua carriera.
Io e mio fratello abbiamo spezzato la tradizione di famiglia: io sono un giornalista e critico d’arte e mio fratello uno psichiatra. Mi sono laureato nel 1979 in Legge e sono diventato giornalista nel 1988; lavoravo in quegli anni nelle aziende di mio padre – famose al tempo nel parmense per il prosciutto – come Amministratore Delegato ma venivo sempre a Londra per le cure, e notavo la differenza nelle barriere architettoniche: Londra era accessibilissima anche con la sedia a rotelle mentre le grandi citta’ italiane erano invivibili, piene di scale.
Ho parlato di cure e barriere architettoniche perche’ il 5 luglio del ’73 ho avuto un grave incidente stradale: guidavo io la macchina, ero con mio padre ed andavamo a 50 km orari; per evitare un camion che arrivava sparato sono uscito fuori strada e la leva del cambio mi e’ entrato nelle lombari e mi ha girato la dodicesima vertebra. Grazie a mio padre, allora molto influente, sono venuto a Londra per l’operazione presso lo Spinal Injury Centre e a dicembre ero gia’ a casa con le stampelle.
L’amore per Londra e’ cominciato da li’; era meraviglioso vedere come qui non esistessero praticamente barriere architettoniche: era facilissimo andare nei musei, mentre l’Italia era un Paese totalmente inaccessibile per chi era su di una sedia a rotelle, tant’e’ che molti di quelli costretti su di una sedia a rotelle era forzati a stare in casa. E’ una lotta che continua dai tempi in cui scrivevo su La Gazzetta di Parma, ma devo dire che certe cose sono cambiate anche grazie ai giovani, a ragazzi fantastici sulla sedia a rotelle, che hanno avuto molta intelligenza.
Ho scritto un libro sulla mia esperienza inglese, Voglia di Vivere, insieme ad un mio carissimo amico che ora purtroppo non c’e’ piu’, Gabriele Adami, fondatore dell’Antoniano di Bologna. Il libro ha avuto un successo straordinario ed anche stato riproposto in varie salse, anche dalla televisione.
Un altro importante libro che ho scritto, basato su di una serie di racconti del quotidiano, ambientati soprattutto a Londra, si intitola Il Diavolo e la Regina ed e’ stato definito uno dei migliori libri degli anni ’90 da La Repubblica.
Ho anche lavorato con Il Mattino di Napoli, poi con la Mondadori per approdare infine alla Condé Nast, per la quale sono corrispondente di AD – Architectural Digest.

Ritorniamo un po’ all’arte: quali artisti italiani segnaleresti?
Direi Giuseppe Gabellone, Pierpaolo Campanili, Daniele Puppi, Carla Colonneo... dopo la transavanguardia sembra ci sia stato un po’ di smarrimento dell’arte italiana. Arrivava a Londra il figurativo buono un po’ per tutte le stagioni, ma sembra che ora l’arte italiana si stia risvegliando. E segnalerei ancora anche Monica Buonvicini e Daniela Gullotta.
Aggiungo che molti di questi artisti non si definiscono artisti italiani bensi’ internazionali...

Abbiamo anche parlato di altro, ma essendo piu’ un incontro tra amici che una vera intervista mi permetterete di tenere alcuni piccoli segreti sul mondo dell’arte fra di noi... almeno fino alla prossima volta!

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