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ITALIAN CITIES: PALERMO

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Per maggiori informazioni:

Riverside Studios: www.riversidestudios.co.uk
Cerisdi: www.cerisdi.it
Comune di Palermo: www.comune.palermo.it
Provincia di Palermo: www.provincia.palermo.it
Palcoscenico Palermo:
www.comune.palermo.it/Eventi/palcoscenico_palermo/2006/programma.htm
Francesco Calabria: www.nuform.it
Unione dei teatri d’Europa: www.ute-net.org
The Ship of Fools: www.azart.org
Financial Times UK: www.ft.com/home/uk
Giornale di Sicilia: http://it.wikipedia.org/wiki/Il_Giornale_di_Sicilia

 

Di Giorgio Di Marzo

L’idea di scrivere degli speciali sull’Italia e’ venuta considerando come i non italiani, e talvolta ahime’! anche gli italiani stessi, continuino a parlare dell’Italia spesso per luoghi comuni. Certo conoscere una nazione come l’Italia, cosi’ frammentata e frastagliata ma al tempo stesso cosi’ sfaccettata forse grazie a queste differenze, e’ un’impresa titanica anche per noi stessi. Ma mi auguro che raccontare varie realta’ della nostra terra possa permettere a tutti, e forse in primo luogo agli italiani, a vedere il Bel Paese sotto un aspetto diverso, come una terra viva e vegeta, e non una terra che vegeta e dorme sugli allori; una terra che sa mostrarsi in tutti i suoi caleidoscopici colori.
Desidero cominciare dalla fine, cioe’ dalla piu’ meridionale delle regioni italiane, la Sicilia, e in particolare dal suo capoluogo Palermo, citta’ che mi ha dato i natali. Mi farebbe piacere che prima di continuare a leggere questo articolo deste un’occhiata alle foto scattate ai primi di settembre del 2006 alle quali avrete accesso tramite un link al fotoalbum nella sezione “portfolio” del nostro sito: si comincia dal maestoso teatro Massimo, uno dei piu’ grandi teatri lirici al mondo, passando per il suggestivo Castello Utveggio – sede del CERISDI, Centro Ricerche e Studi Direzionali, che ha finora formato oltre 150 giovani provenienti da tutto il mondo per mezzo della borsa di studio Giovanni Bonsignore e del Master Euromediterraneo – e il panorama mozzafiato che da li’ si gode, per finire con la stupenda Mondello, la piu’ rinomata localita’ balneare vicino Palermo; e poi tutte le foto degli spettacoli di cui si parla in questo dossier. Infiniti sarebbero i panorami da narrare, ma come si evince da queste poche foto il sole e’ il vero leit motif palermitano: un sole cocente che brucia al calor bianco per sei mesi l’anno e che ha forgiato il carattere lento dei palermitani ed i colori di questa terra; come scrive Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel suo eterno affresco della Sicilia che e’ Il Gattopardo: “Il sole (...) si rivelava come l’autentico sovrano della Sicilia: il sole violento e sfacciato, il sole narcotizzante anche, che annullava le volonta’ singole e manteneva ogni cosa in una immobilita’ servile, cullata in sogni violenti, in violenze che partecipavano all’arbitrarieta’ dei sogni”.
Se e’ sicuramente vero che Palermo e’ stata immobile per tanti anni, secoli anzi, sognante in attesa di un qualcosa che si desidera non arrivi mai in modo da continuare ad essere ammaliati dalla dolcezza del lamentarsi, sembra che prima o poi qualcosa si svegli dentro di noi ed ecco che Palermo adesso sembra ribollire di arte e cultura, noi che siamo a tutti gli effetti un museo ruspante, figli di quasi 3.000 anni di dominazioni e melting pot di alcune tra le piu’ importanti civilta’ del passato.
E di arte e cultura vorrei parlare partendo da Londra e dalla trasposizione cinematografica de Il Gattopardo: qualche settimana fa ho assistito al film di Luchino Visconti al Riverside Studios di Londra, e mi ha un po’ stupito vedere cosi’ tante persone, inglesi, riempire la sala e ridere alle battute che i sottotitoli in inglese rendevano con tutti i limiti delle traduzioni e restare affascinati da Richard Burton che cosi’ magistralmente e’ riuscito, anche nei silenzi, a dare un volto al principe Fabrizio. Mi sono chiesto che impressione si siano fatti di noi siciliani e se pensano che siamo davvero cosi’ come il Principe parla di noi al cavaliere Chevalley... ed ecco che si innestano, come in un montaggio cinematografico, le immagini della Palermo di questa estate 2006, una Palermo ricca non solo di calore ma di colore, i colori dell’arte e della cultura allestiti su quel meraviglioso palcoscenico naturale che e’ Palermo serenissima.

Una rassegna a cui ho avuto il piacere di assistere – fortemente voluta dal sindaco di Palermo Diego Cammarata – e' Palcoscenico Palermo - Musica e Teatro nelle Ville, sul Mare e sul Monte: ovvero un’estate di spettacoli, un ricco contenitore di manifestazioni teatrali e musicali, un mese e mezzo (47 giorni per l’esattezza) di cultura e intrattenimento di qualita’ sotto le stelle in alcuni splendidi luoghi ritrovati. E tutto (o quasi) sotto il segno di Palermo, della sua memoria piu’ autentica e dei suoi artisti piu’ vitali.
Dal 10 agosto al 27 settembre, il Giardino della Zisa, il parco di Villa Pantelleria, la Citta’ dei Ragazzi, Mondello, Sferracavallo e Monte Pellegrino sono stati la cornice di ben 90 appuntamenti: 40 spettacoli teatrali (di cui 6 dedicati ai più piccoli), 41 concerti e 9 performance fra musica e arti visive.        
Di particolare rilievo, per motivi diversi, la scelta del Giardino della Zisa – recentemente realizzato dall’Amministrazione comunale sul modello arabo, frammento di quello che 9 secoli fa fu lo sterminato parco normanno del Genoard – e quella del parco della settecentesca Villa Pantelleria, nella zona della Piana dei Colli, confiscata alla Mafia e rinata grazie al teatro.
E significativo e’ anche l’aver voluto coinvolgere le piu’ vicine borgate marinare, Mondello e Sferracavallo, gremite come sono ad agosto e settembre di villeggianti e turisti desiderosi di avere occasioni per trascorrere serate di svago di buon livello culturale. E poi Monte Pellegrino, un luogo magico che e’ sede del santuario di Santa Rosalia patrona di Palermo, che necessita di essere sempre piu’ valorizzato; oltre a quel paradiso per i piu’ piccini che e’ l’oasi della Citta’ dei Ragazzi, immersa nella Favorita – il grande polmone verde di Palermo.
Sono sei le rassegne che sono state inserite nel vasto contenitore Palcoscenico Palermo. Il cartellone teatrale – Parco Villa Pantelleria Teatro Festival, dal 20 agosto al 25 settembre – ha visto in tutto 33 spettacoli, di cui 27 di registi e attori palermitani, fra i quali Pino Caruso, Luigi Maria Burruano, Toni Sperandeo, Lollo Franco, Giacomo Civiletti, Giorgio Li Bassi, Paride Benassai; protagonista e’ Palermo, le sue tradizioni, le sue bellezze, i suoi drammi, le sue utopie. Le altre 6 rappresentazioni sono di teatro nazionale, fra commedia e cabaret, con celebri nomi beniamini del pubblico come Lello Arena, Paola Gassman, Max Pisu, Giovanni Cacioppo, Valentina Persia, Antonio e Michele. Un’apposita rassegna di 6 pièce, poi, e’ dedicata ai bambini, con fiabe e animazione sul tema del degrado ambientale (Citta’ dei Ragazzi, dal 23 agosto al 27 settembre).
La musica al Giardino della Zisa si articola in due rassegne con i bravissimi artisti di casa nostra: la prima conta 8 concerti jazz (Profumo di Jazz alla Zisa, dal 18 al 23 agosto), che spaziano dalla tradizione americana al gospel, al dixieland degli anni Venti, ai grandi classici; da citare, fra gli altri, Anna Bonomolo, Diego Spitaleri, Gaetano Riccobono e l’omaggio ad Enzo Randisi.               
L’altra rassegna, di 13 concerti (Suoni della Citta’, dal 24 agosto al 6 settembre), ha come tema dominante la contaminazione di stili diversi: world-music, etno-ambient, afro-techno, folklore spagnolo, sonorita’ dei Sud del mondo, etnica mediterranea; si sono esibiti, fra i tanti, i Folkage, Miriam Palma, gli Aes Dana, i Bonanova, Shamal. Da ricordare, fuori rassegna, sempre al Giardino della Zisa, il concerto della vulcanica cantautrice palermitana Aida Satta Flores.
E per i piu’ giovani, Le Terrazze alla Zisa (dal 29 agosto al 6 settembre) ha proposto performance tra DJ set, workshop, liveset, installazioni multisensoriali e video-art, con celebri performer nazionali e internazionali; una tendenza ormai in molte parti del mondo. Le 9 serate si sono svolte dalle 23 in poi, alla fine dei concerti della rassegna Suoni della Citta’.
Non eravamo presenti per l’occasione, ma vorrei comunque segnalare la 9a edizione della Provincia in Festa, fiore all’occhiello del Presidente della Provincia di Palermo Francesco Musotto, che in un mese ha visto molti degli 82 comuni della Provincia di Palermo ospitare oltre 100 appuntamenti di musica, teatro e arte; di particolare interesse la mostra sul Cinetismo degli anni ’50 e ’60 che arriva dal museo dell’Hermitage di San Pietroburgo e presentera’ una cinquantina di opere di autori di fama mondiale, con sculture, pitture e installazioni di – fra gli altri – Julio Le Parc, Horacio García Rossi, Joel Stein, Boris Stuchebrjukov, Luigi Veronesi, Bruno Munari.
 
Considerando che la nostra agenzia ha come obiettivo la promozione dei giovani artisti, cominciamo con quelli incontrati a Palermo con cui abbiamo avuto il piacere di parlare dopo avere assistito alle loro performance. E la prima, in ordine cronologico, e’ Cinzia Conte, direttrice della scuola di danza Next One - Danceart di Palermo. La sua idea consiste nell’introdurre altre forme d’arte nella danza contemporanea, soprattutto pittura e scultura, sviluppando delle tematiche semplici che riguardano la persona e i suoi gesti naturali, scavando nella natura del gesto e del movimento. E’ questa l’idea dello spettacolo – parte della rassegna Le Terrazze alla Zisa – che si intitola Energia Alternativa, cioe’ l’energia che fuoriesce dal movimento; la coreografia intende rappresentare l’uomo per come e’, per come vive, e metterlo in scena utilizzando varie sfaccettature della danza contemporanea quali il contatto col pubblico, comunicando cosi’ in maniera piu’ diretta e per certi versi primitiva. La performance si compone di tre coreografie: Animali, che richiama il contatto con la terra e la riscoperta dell’uomo e della propria natura; Soggetti in Moto, dove si unisce la pittura tramite dei pannelli e la forma pittorica gioca con la forma umana, e la terza che si chiama Iniziativa, dove si vuole evidenziare che i percorsi sensoriali e sensitivi delle donne sono in qualche modo piu’ avanti di quelli degli uomini. Anche a Cinzia abbiamo chiesto cos’e’ arte: “Arte e’ comunicazione, qualunque tipo, l’importante e’ che arrivi un’onda di energia, qualunque sia il modo di sviluppare l’arte stessa”. E devo ammettere che questa energia e’ stata trasmessa e recepita dal pubblico eterogeneo presente, che ha gradito la serata di danza nonostante il fatto che, per voce della stessa Cinzia, la danza  nel Sud non e’ ancora apprezzata per come merita. A tal proposito e’ importante il consiglio che Cinzia da’ a tutti, cioe’ che bisogna approcciarsi alla danza contemporanea innanzi tutto per se’ stessi, come uno sport che tutti, con le giuste precauzioni, possono praticare non soltanto per avere dei percorsi di successo. La danza si rivolge quindi ad un pubblico di tutte le eta’, essendo un’ottima attivita’ a livello fisico e psicologico.

Un’altra performance da segnalare, sempre alle Terrazze alla Zisa, e’ 3.2.1.aaa. Sono due giovani ragazze italiane, Alice e Francesca, che hanno intrattenuto nel pomeriggio i bambini della zona coinvolgendoli nella costruzione di una serie di piccole mongolfiere di carta, mentre le nostre artiste si dedicavano alla costruzione di due piu’ grandi e fantasmagoriche mongolfiere che avrebbero trasformato, alcune ore dopo, un pubblico di adulti in bambini. Carta, colla, penne colorate, un pizzico di maestria, un po’ di tecnica e tanta, tanta fantasia: ecco gli ingredienti. La preparazione ha impiegato diverse ore e nella serata, come potete vedere dalle foto, ha coinvolto anche gli adulti. E alla fine, dopo aver dato fuoco alla legna, posizionato la prima colorata mongolfiera sopra la pira cosi’ che si riempisse di aria calda, ecco il miracolo: la mongolfiera si alza lentamente, a suon di musica, cosi’ come si alzano le teste del partecipativo pubblico e si levano gli oooohhhhh di meraviglia. Certo la poesia non durera’ a lungo, la mongolfiera si sgonfiera’, ma cosa importa? Anche perche’ un’altra mongolfiera e’ pronta a levarsi, carica di bigliettini con pensieri che il pubblico ha scritto e che le nostre Alice e Francesca, con la partecipazione dei bambini, hanno incollato alla mongolfiera... e la meraviglia continua...
La performance 3.2.1.aaa e’ sviluppata da un gruppo, un collettivo mutevole-variabile, composto da un nucleo base di quattro persone, tra le quali appunto Alice e Francesca, piu’ vari altri collaboratori attraverso la partecipazione volontaria delle persone, o per meglio dire il loro autocoinvolgimento: il pubblico deve infatti essere parte attiva dello spettacolo. Come ci dice Alice, cio’ che abbiamo visto fa parte di una serie di esperimenti in corso che si chiamano Aeroazioni, cioe’ non spettacoli bensi’ azioni; la mongolfiera e’ un oggetto simbolico, una metafora, un’idea che prende il volo grazie al calore del fuoco. Ed il fuoco stesso e’ una metafora che non soltanto riscalda l’aria ma riscalda anche l’ambiente e rappresenta le energie umane oltre ad essere portatore di ritualita’. Il fuoco permette poi di liberare la creativita’: la mongolfiera e’ anche metafora di una testa volante, che si riempie di aria calda e si svuota di tutte le pesantezze. Una testa che, anche attraverso il gioco, vola e ha uno sguardo diverso sul mondo e che, insieme al fuoco ed al suo calore, interagisce con l’aria, che ci permette di vedere nuovi prospettive e di arrivare in luoghi immaginari, vari punti che la mongolfiera raggiunge attraverso questi viaggi legandoli fra di loro. E la mongolfiera rappresenta anche un po’ la vita di queste ragazze italiane che vivono a Marsiglia e girano l’Europa con la loro mongolfiera-laboratorio che ha approdato, col suo carico di sogni e fantasie, proprio in quella citta’ da Mille e Una Notte che e’ Palermo.

Un altro giovane da segnalare e’ Othello, al secolo Salvatore Petrotta Reyes, DJ e rapper palermitano, amante dell’hip-hop e produttore, con cui abbiamo parlato dei problemi della musica a Palermo. Othello cita Il Gattopardo dicendo che il problema dei palermitani e’ il fatto di sentirsi perfetti e arrivati; a proposito della difficolta’ di fare musica a Palermo, manca spesso il terreno sotto i piedi, cioe’ l’appoggio dei siciliani, perche’ chi ha idee spesso va all’estero. In Sicilia cio’ che manca, tutt’ora, sono le infrastrutture, i collegamenti fra gli artisti, i creativi, coloro che vogliono comunicare qualcosa da un lato e il pubblico dall’altro che non e’ vero che non e’ recettivo. E quindi Othello ha fatto lo yo-yo tra Milano e Palermo, anche per trovare delle persone vive con cui interagire, viaggiare che gli permette ora di vantare un fan quale Caparezza. Il suo obiettivo e’ far crescere a Palermo un’entita’ multimediale – studio di produzione, grafica, ufficio stampa – un laboratorio che possa aiutare i giovani a fare musica. Questo studio gia’ esiste ma deve ancora crescere, soprattutto su internet. Othello, anche conosciuto come Eddi Palermo piu’ altri aka come ogni buon rapper che si rispetti, e’ considerato tra i piu’ importanti rappers italiani da XL, la rivista di Repubblica. Per lui l’arte, che definisce come un risultato equilibrato di un disequilibrio assoluto, si basa su voli pindarici emozionali che ci spingono, per certi momenti, a vivere delle emozioni fortissime, a buttare fuori come dei vulcani per degli attimi per domandarsi subito dopo: “perche’ non ci riesco piu’?”; ma nel momento stesso in cui cerchi di razionalizzare perdi il contatto con la creativita’. L’unico modo di razionalizzare mantenendosi artista e’ affinare le tecniche; per un rapper e’ saper fare le metriche: se hai qualcosa da comunicare, e se sai tecnicamente come farlo, questo qualcosa prima o poi uscira’ fuori.
L’amore di Dio per Othello e’ il motore di tutto: il suo prossimo disco si chiama Solo Amore, ma ha un side project che si chiama Attraverso l’Odio, mentre l’ultimo disco si chiama Cerco Pace ed e’ stato riconosciuto come il primo rap cristiano Made in Italy. Come lui stesso dice non c’e’ niente di bigotto in tutto cio’, e’ solo il suo modo di interpretare la vita: dopo vari percorsi, non sempre rettilinei, Othello sembra aver capito che ciascuno di noi ha un compito, uno scopo nella vita, ed e’ importante trovare tale scopo. Alcuni hanno come obiettivo spostare dei granellini di sabbia, altri delle montagne. Se proviamo a spostare dei granellini quando questo non e’ il nostro vero scopo cio’ ci risultera’ difficile; ma quando troveremo la nostra strada Dio ci dara’ gli strumenti giusti anche per spostare la montagna come se fosse un piccolo granello di sabbia. Indipendentemente dal condividere o no i suoi ideali e’ sicuramente piacevole vedere come, nel variegato panorama musicale, esistano degli artisti come Othello, made in Palermo.

L’ideatore ed organizzatore delle serate Le Terrazze alla Zisa e’ Francesco Calabria, che si occupa della progettazione di eventi che abbiano come filo conduttore la valorizzazione degli spazi ed il rapporto tra gli  spazi e l’ambiente, cioe’ la citta’. Quello della Zisa – quartiere di Palermo, N.d.A. – era un progetto difficile perche’ si voleva evitare di rubare spazio ad un quartiere, visto che i ragazzi del quartiere considerano la villa come una cosa loro: ecco l’atteggiamento che Francesco ha adottato, cioe’ capire la realta’ del quartiere e soprattutto cosa i ragazzi si aspettassero, il che ha portato al successo della manifestazione. Il coinvolgimento dei ragazzi del quartiere rappresenta l’esperienza piu’ importante, a prescindere dalla rassegna, dai DJ e dagli artisti: avere dato al quartiere vivacita’ e momenti di spettacolo graditi era una delle finalita’ del progetto stesso. E’ fondamentale la simbiosi tra spazio e quartiere che porta alla valorizzazione dello spazio e di quello che c’e’ intorno allo spazio, come e’ stato altresi’ molto importante anche il coinvolgimento dei bambini attraverso workshop come quello delle mongolfiere. Le Terrazze e’ un progetto itinerante: gia’ nel 2005, con Le Terrazze alla Kalsa, l’approccio e’ stato lo stesso: all’inizio proteste dei residenti, poi coinvolgimento totale fino al successo della manifestazione, e l’intenzione e’ di andare in altri quartieri per vivacizzare degli spazi in generale poco aperti, finalita’ principale dell’associazione Zone al Limite, e che ovviamente permette anche di far conoscere il fermento artistico palermitano.
Un altro progetto che Francesco Calabria sta seguendo e’ la valorizzazione delle risorse artistiche locali: spesso i giovani artisti hanno bisogno di essere supportati non soltanto dalle istituzioni ma anche attraverso la predisposizione degli spazi giusti per esibirsi, degli strumenti giusti e della giusta comunicazione, attivita’ che sta cominciando a dare i primi frutti in una Palermo che e’ una citta’ piena d’arte, cosa di cui pero’ spesso i palermitani si dimenticano.

Al Parco di Villa Pantelleria, per la rassegna Teatro Festival, e’ stato portato in scena Il Cantico dei Cantici di Re Salomone, con la regia di Antonio Raffaele Addamo, attore e regista originario delle Eolie ma trapiantato a Palermo che abbiamo intervistato. Riguardo il mondo del teatro palermitano, secondo Addamo girano soprattutto le grandi produzioni dei teatri stabili siciliani, mentre i privati faticosamente riescono a far circuitare i loro prodotti. Nonostante le difficolta’ e la mancanza di soldi c’e’ comunque molta energia e una realta’ fervida, ma peccato che di teatro se ne parli poco e ci siano pochi soldi per promuovere quelle realta’ che meritano, anche perche’ il pubblico c’e’ e variegato, soprattutto tanti giovani.
Addamo e’ nato con l’avanguardia, dal teatro fisico, ed e’ arrivato alla parola successivamente; e nei suoi spettacoli, quando puo’ lavorare autonomamente, cerca sempre di unire la danza, la fisicita’ e la ritualita’, cioe’ tutto il suo background. Per il regista del Cantico e’ importante lavorare sull’anima: non e’ solo importante, cioe’, dare allo spettatore un prodotto ben confezionato e ben fatto per passare la serata, bensi’ donare un’emozione.
Raffaele ha portato in scena uno spettacolo di voce, musica e video che ha come testo Il Cantico dei Cantici  tradotto da Guido Ceronetti, uno dei piu’ grandi scrittori e poeti italiani contemporanei. Il Cantico e’ stato adattato dal cattolicesimo ed inserito nella Bibbia addolcito nelle parti piu’ erotiche e sensuali che sono invece presenti nel testo di Ceronetti. E’ ambientato, nella prima parte, in un Medioriente fantastico, con riferimento a tutto quello che c’e’ di arabo nella cultura siciliana, un Medioriente in una prima parte un po’ sognante e come e’ sognato da noi occidentali con il deserto, le palme, le oasi e, senza soluzione di continuita’, una seconda parte che ripropone il testo in maniera diversa, con il Medioriente attuale, con le frasi d’amore accompagnate da immagini, abbastanza forti, dal conflitto Israele-Libano. E’ uno spettacolo dove voci antiche, sonorita’ arabe e video attuali si fondono per creare delle suggestioni che il pubblico ha gradito.

In occasione della serata al Parco di Villa Pantelleria ho anche avuto il piacere di conoscere e intervistare Lollo Franco, direttore artistico del Parco di Villa Pantelleria Teatro Festival 1a edizione, ma anche direttore artistico da 10 anni della Compagnia Teatrale Pagliarelli che opera sia all’interno che all’esterno dell’omonimo carcere palermitano. In questi anni, tra gli altri, hanno realizzato Ultima Violenza di Giuseppe Fava, assassinato a Catania dalla Mafia, dramma ambientato per intero in un’aula di tribunale e rappresentato dai detenuti che impersonavano i GIS – Gruppo d’Intervento Speciale dei Carabinieri – magistrati e avvocati. Ma e’ altresi’ importante svolgere attivita’ teatrale anche all’esterno, con i detenuti che si preparano all’interno del carcere ma che possono recitare all’esterno. E questo e’ il miracolo che succede al Parco di Villa Pantelleria, nel cui teatro lavorano, oltre a dei professionisti come Lollo Franco, degli ex carcerati che sono attori, macchinisti, operatori teatrali, artigiani, cosi’ stati restituiti alla societa’ civile. Il Parco di Villa Pantelleria, gioiello della Piana dei Colli, dichiarato patrimonio dell’umanita’ dall’Unesco, e’ un parco sequestrato alla Mafia; la villa fu edificata intorno al 1730 sulla struttura di un precedente baglio, ad opera della famiglia Requesens, dei principi di Pantelleria e, dopo vari passaggi di proprieta’, entro’ in possesso della Mafia; confiscata dalla Regione e passata dalla stessa, per competenza territoriale, al Comune di Palermo, e’ stata a sua volta affidata per sei anni a Lollo Franco. Quella che era la Corte Reale e’ adesso un teatro all’aperto dove si tengono gli spettacoli; alle spalle, nel 2007, si costruira’ un teatro dei grandi eventi con una capienza di 2.500 posti. Il parco sara’ anche presto aperto ai ragazzi e ospitera’ la Biblioteca della Legalita’. Alla domanda su cos’e’ l’arte, Lollo Franco risponde che l’arte e’ la vita; il peccato preferito dal diavolo e’ l’arte e l’arte fa parte della vanita’, ma vi sono due tipi di arte e quindi di vanita’: l’arte di apparire e l’arte di essere, e Lollo Franco vuole fare l’arte di essere. Riguardo il modo di fare arte a Palermo, il Parco di Villa Pantelleria e’ un esempio: pittori e scultori espongono al Parco, e presto si terra’ un corso di regia teatrale e maschere in cartapesta, in modo da fare diventare il Parco un parco di arte e cultura. Nell’area, con la capienza di trecento posti, dove si trova il cosiddetto muro firriato – un muro a secco che sembra un anfiteatro – si porra’ un palcoscenico che chiunque, dalle 16 alle 20, potra’ utilizzare senza pagare nulla per la presentazione di un giornale, una rivista, un progetto: una sorta di Speaker’s Corner alla palermitana. Un’idea che seguiro’ sicuramente da vicino.

Come dice il sindaco Cammarata, l’estate a Palermo e’ sole, mare, vita notturna nelle piazze cittadine, affollate fino a tardi. Tra architetture arabe, normanne, barocche, la citta’ d’estate diventa magica e mette a nudo le sue origini antiche. Ma Palermo, seppure impegnata in una attenta operazione di restauro e recupero dei suoi siti piu’ importanti, non vive solo della memoria della sua antica cultura di un tempo, confrontandosi con il pensiero e le espressioni artistiche piu’ nuove della scena internazionale. In quest’ottica si aggiunge l’apertura del nuovo Museo d’Arte Moderna nel complesso monumentale di Sant’Anna la Misericordia, ai Lattarini, prossima sede della Civica Galleria d’Arte Moderna. Parte delle celebrazioni dedicate al 350° anniversario della nascita di Giacomo Serpotta, curata da due fra i piu’ illustri critici italiani, Demetrio Paparoni e Gianni Mercurio, Eretica e’ una mostra che si inserisce nel cartellone del Kals’Art – l’annuale manifestazione diretta da Davide Rampello – e si  propone come uno degli eventi espositivi di maggiore spicco realizzati in Italia negli ultimi anni.
Il corpo e la trascendenza non sono certo soggetti nuovi nell’arte del secolo scorso, ed hanno assunto particolare importanza a partire dagli anni Settanta. Rispetto alle tematiche del corpo bionico (tendenza che si e’ affermata negli anni Novanta con la denominazione di post human), le ricerche piu’ attuali evidenziano una crescente richiesta di trascendenza, ponendo in primo piano elementi quali l’interazione religiosa, la ribellione ai dogmi, la pieta’, la santita’. Eretica analizza, cosi’, l’accentuarsi di questa tendenza nell’arte dei nostri giorni ed il suo manifestarsi nelle ricerche degli ultimi decenni. E, dunque, essa ingloba nel suo itinerario critico le esperienze piu’ significative di artisti che hanno anticipato queste riflessioni. D’altro canto, imperniata com’e’ sul concetto di sacro e di spiritualita’, la mostra affronta anche questioni quali la contrapposizione tra bene e male, la santita’, il rapporto tra erotismo, sesso e morte.
Ma perche’ questa mostra e’ cosi’ importante? Come giustamente afferma Antonella Purpura, Direttore della Civica Galleria d’Arte Moderna, non tutta l’arte definisce il linguaggio del suo tempo. Quando questo accade, essa assume il termine contemporaneo. Esso non definisce mode effimere, ma le tensioni delle trasformazioni che incidono sull’intera societa’. L’arte dei nostri giorni, definita postmoderna perche’ rispetto a quanto faceva il modernismo non nega il passato, si pone in bilico fra la tensione del nuovo e l’impossibilita’ di essere veramente innovativa. Questo perche’ le rivoluzioni del secolo scorso altro non sono state che la coda di processi iniziati tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. L’arte non poteva non risentire di una nuova condizione socio-politica figlia della caduta del muro di Berlino, dei nuovi flussi migratori, dei conflitti religiosi; e, come dimostra Eretica, cerca risposte anche nel trascendente. L’arte, fedele allo spirito delle avanguardie storiche, sposa l’eresia nel linguaggio e nei contenuti.
Fa piacere che questa mostra sia stata concepita e presentata a Palermo, citta’ dalle tante anime, culla di antiche civilta’, punto di confluenza tra Oriente e Occidente, tra il nord e il sud del mondo.
Per l’occasione e’ stato pubblicato un catalogo, edito da Skira, dal titolo Eretica - L’Arte Contemporanea dalla Trascendenza al Profano, che comprende, oltre a numerose riproduzioni delle opere degli artisti in mostra, un’antologia di testi di Rogers Callois, George Bataille, Julien Ries, Gore Vidal, Faye Waddleton, Jean Baudrillard, Arthur C. Danto, Pierre Riches, Arturo Schwarz, Michel Maffesoli.

E ancora teatro a Palermo, questa volta autonomo: si tratta dell’opera Tancredi e Clorinda in scena al Teatro Garibaldi e diretta da Rosario Tedesco, attore e regista teatrale, liberamente tratta da La Gerusalemme Liberata del Tasso, anche se il testo c’e’ tutto nelle scene del combattimento. Rosario – nato a Palermo, ha studiato con Ronconi a Torino e ora lavora con Latella – ha voluto triplicare e lavorare sulla variazione dei personaggi: vi sono infatti tre coppie di Tancredi e Clorinda, in tre situazioni diverse, e l’autore stesso impersonato da Rosario Tedesco interviene e cambia in continuazione. E’ a questo rapporto, spesso conflittuale, tra l’autore e le proprie opere che si ispira: un po’ come Rimbaud, che smette di scrivere a 21 anni e brucia gran parte dei suoi manoscritti, o l’Alfieri che al momento in cui da’ alle stampe l’opera si ammala e smette di scrivere, e il Tasso stesso che ha dedicato tutta la sua vita alla Gerusalemme modificandola continuamente. E infatti gli stessi attori – a Rosario si aggiungono Silvia Ajelli, Caterina Deregibus, Giuseppe Lanino, Patrizia Veneziano Broccia, Enrico Roccaforte e Emilio Vacca – hanno costantemente cambiato e migliorato la loro interpretazione, serata dopo serata. Cio’ che viene rappresentato e’ una lotta senza senso, una lotta tra i due-sei personaggi e tra i personaggi e l’autore, una lotta fatta di bui e luci, di rumori e silenzi, ma soprattutto di incomunicabilita’, nello scenario suggestivo del Teatro Garibaldi che sembra appena uscito da un epico duello. Il pubblico di Milano, Napoli e Montenegro avra’ il piacere di assistere aTancredi e Clorinda a novembre 2007.

E del Teatro Garibaldi abbiamo parlato con il direttore Matteo Bovera, nato a Sant’Agata di Militello in provincia di Palermo che, dopo aver lavorato per vent’anni al nord come organizzatore di spettacoli teatrali e aver lavorato con Carmelo Bene e Leo De Berardinis, decise di ritornare nella sua terra ed ebbe l’idea di riportare al suo antico splendore il Teatro Garibaldi inaugurato proprio dal Giuseppe, Eroe dei Due Mondi, all’indomani dell’Unita’; chiuso dopo cento anni di vita nel ’67 e per quasi trent’anni progressivamente corroso dall’incuria e spogliato di arredi e materiali, si e’ ridotto uno scheletro nudo, una sorta di fossile senza vita, con i suoi tre ordini di palchetti senza piu’ parapetti, con i ricordi degli antichi decori che si intravvedono qua e la’, fra le iscrizioni delle date delle battaglie dell’Eroe.
Nel ’95, quando e’ cominciata la svolta culturale della citta’, pur non essendo nei piani dell’amministrazione di allora il recupero del teatro, Matteo richiese al comune il teatro in gestione che gli fu affidato anche se, a suo dire, fu preso un po’ per pazzo. Il teatro non fu mai pienamente ristrutturato bensi’ reso adatto al suo proprio utilizzo: ed e’ probabilmente anche grazie a questa sua peculiarita che nel ’96 Carlo Cecchi si innamoro’ del teatro e nacque una collaborazione che comincio’ con Amleto di Shakespeare. Nel 2000 il Teatro Garibaldi entro’ nell’Unione dei Teatri d’Europa fondata da Strehler, e ha anche partecipato al Festival dei Teatri d’Europa ma gli ultimi cinque anni, secondo Matteo Bovera, sono stati davvero difficili perche’ la televisione l’ha fatta da padrone e ci sono stati grossi tagli ai fondi destinati alla cultura che hanno portato a cinque anni di medioevo soprattutto per Palermo, che culturalmente era rinata da poco. Nelle difficolta’, aggirate attraverso la co-produzione piuttosto che la produzione diretta, il Teatro Garibaldi ha comunque mantenuta la sua vocazione europea; in questo senso vi sono dei legami con dei registi di riferimento, quali Antonio Latella, e degli attori di riferimento, ma non una vera compagnia che viene considerata per certi versi un po’ fossilizzante. E’ da citare il progetto Shakespeare Salvato dai Ragazzini cominciato alcuni anni fa con bambini di 8 anni che ha messo in scena Sogno di Una Notte di Mezza Estate; far recitare dei ragazzini significa farli diventare degli spettatori, ed infatti i 14 ragazzini che recitano al Garibaldi vanno poi a vedere tutti gli spettacoli, anche quelli piu’ difficili e in lingue straniere.

Al di fuori di qualunque rassegna, e giusto per chiudere rendendo l’idea di questa aria internazionale che si respira anche a Palermo, vorrei parlare de La Nave dei Folli The Ship of Fools – che con il suo carico di saggia follia, capitanata dal capocomico August Dirks, ha approdato a settembre a Palermo con il folle spettacolo Il Mondo Soprasotto.
La Nave dei Folli e’ un’immagine senza tempo di umanita’ alla deriva, immortalata da artisti come Hiëronymus Bosch e Albrecht Dürer. Questa millenaria tradizione carnevalesca e’ adesso incarnata da dodici anni da Azart, una nave d’alto mare lunga 275 metri che ha visitato un centinaio di citta’ in diciassette nazioni. La nave Azart e’ un bizzarro monumento di lode alla follia, che improvvisamente appare all’orizzonte, per lasciare dopo poco un vuoto sulla banchina. E’ una leggenda cominciata con la celebrazione dell’anniversario nel 1994 del primo bestseller al mondo, la divina satira chiamata Das Narrenschiff La Nave dei Folli – scritto da Sebastian Brant nel 1494 fra Basilea e Strasburgo.
Azart e’ un laboratorio di teatro, un laboratorio di esperienze, un teatro in continua ricerca della propria peculiare dimensione. Perche’ il nome Azart? Nel 1989 la nave fu acquistata e battezzata appunto AZART, cioe’ ART from A to Z, arte dalla A alla Z.
E’ un teatro “fatto in casa”, libero da regole, stili e formule, in cui la creazione collettiva e’ un’investigazione delle fantasie e dei sogni di una Babilonia. E’ un teatro visuale in cui il design dei costumi e delle scenografie e’ sempre soggetto alla ricerca di nuove prospettive nell’arte della rappresentazione, utilizzando il riciclo di rifiuti, una varieta’ di stili e un mix di epoche come strumenti per fare di ogni scena una costante sorpresa. E’ una serendipita’, un teatro comico disegnato per intrattenere e far ridere, e un teatro filosofico nel suo satirico commento della societa’. E ovviamente e’ un teatro musicale, con il suo originale tocco e la follia di incidentali e atmosferici effetti sonori. Azart e’ un collettivo di dodici artisti provenienti da vari continenti, tra i quali il palermitano Antonio D’Antoni, che trasformano il loro viaggio-nel-mondo in un viaggio-nella-vita e in una parata festiva, esplorano i confini della vita in quanto arte e dell’arte come stile di vita. Imbarcatisi in un pellegrinaggio artistico, essi ricercano nuove dimensioni nella comunicazione globale e nuovi orizzonti di interscambio culturale. Tutto il mondo e’ un palcoscenico, come ha detto il capocomico August la terra di Sicilia e’ il loro palco ideale perche’ – e detto dal capitano e’ un complimento! – e’ una terra di buffoni! Sono gia’ stati dieci anni fa a Palermo, ma siccome si sono persi per il mondo a navigare, sono ritornati soltanto a settembre 2006 con un bastimento carico di follia mettendo in scena, tra le altre cose, la follia palermitana dipinta dal libro Nuovo Repertorio dei Pazzi della Citta’ di Palermo di Roberto Alajmo: una donna che pur di raggiungere i figli emigrati in Australia compra un filtro che la fa volare; ma il volo, per colpa del marito che pensa di essere tradito, si trasformera’ in tragedia perche’ il filtro magico verra’ sostituito con l’acqua della dentiera e la povera madre si schiantera’ al suolo... E come dice il nostro giullare August – che indossa sempre orecchie a punta e capello a sonagli per ricordarci di come i veri folli siamo noi con i nostri vestitini firmati –  il pubblico palermitano in questi dieci anni e’ cambiato: mentre la prima volta, dieci anni fa, c’era un pubblico soprattutto di giovani, ora hanno avuto famiglie con i bambini; forse gli stessi giovani di dieci anni fa? E tutte le follie di questa ciurma di pazzi sono accompagnate dalla colonna musicale de I Fratelli La Strada, che vede il nostro Antonio D’Antoni alla chitarra. Antonio, palermitano di nascita e cresciuto a Ragusa, ha girato molto l’Europa con uno spettacolo musicale che comprende teatro e marionette, per poi approdare a Barcellona dove ha conosciuto i folli. Antonio ci racconta della incredibile esperienza, lavorativa e personale, che e’ vivere e lavorare su di una barca tutti insieme, girare il mondo, ovviamente fare le pulizie a turno, mangiare insieme. E il nostro Antonio, in questo ambiente internazionale dove si parla inglese e spagnolo, riesce ad aggiungere un po’ di sale, la sua sicilianita’ e quindi la sua lingua, a questa gia’ comunque sapida pietanza. Arrivederci a presto...

E prima di chiudere vorrei fare un ultimo accenno al legame, forse sottile ma presente, che unisce la Sicilia all’Inghilterra: desidero ricordare che la sesta edizione della conferenza internazionale Travel Writing Borders & Crossing, che si e’ tenuta a Palermo dal 7 al 12 settembre, ha visto la presentazione di due diari di viaggio scritti da sue soldati inglesi, Charles Boothby e George Rawlinson, giunti in Sicilia sulle navi inglesi di Nelson al seguito del Re Ferdinando III di Borbone, in fuga da Napoli sotto l’avanzata di Giuseppe Bonaparte, che per due anni, dal 1806 al 1808, governo’ il Regno di Napoli in nome di suo fratello Napoleone. Boothby descrive coloritamente una “romantica” Messina piena di “beauties of Nature”, il cui mare azzuro e tranquillo viene definito “river-like sea”. Tuttavia, dietro tante bellezze naturali si cela la miseria di una citta’ in rovina ancora dopo il terremoto del 1783 che aveva generato uno tsunami e la morte di 40.000 abitanti; “La sua bellezza e’ finita ed oggi le sue strade sono piene di palazzi distrutti”, scrive Boothby rielaborando lo stereotipo del passato glorioso e del presente degradato che aveva acquistato grande popolarita’ dopo la pubblicazione nel 1776 di The Decline and Fall of the Roman Empire di Edward Gibbon.
Analoghe considerazioni tornano nelle descrizioni di Taormina, dove Boothby si ferma sulla via per Augusta – importante base navale degli inglesi da cui anni prima Nelson era partito per la campagna d’Egitto e dove Boothby avrebbe ricevuto la nomina a capitano dell’armata di Sicilia. Taormina viene dipinta con tratti gotici inconfondibili: “Coperta dalle nuvole e poggiata su una montagna maestosa tra due enormi picchi rocciosi, sul piu’ alto dei quali si trova un castello tenebroso e decrepito”.
In un simile catalogo delle bellezze gotiche non poteva mancare l’Etna, da sempre una meta obbligata del viaggiatore; Boothby la descrive utilizzando forti contrasti cromatici: “la roccia nera e spoglia in netto contrasto con lo splendore dell’erba”. Il vulcano, spazio del sublime per antonomasia, provoca quelle emozioni “strong” e “inspired” che Longino – il cui culto giunge fino ai primi decenni del XIX secolo – considera fonti del “Great Writing”. Forte di questa tradizione Boothby afferma che il vulcano e’ “ricco di sublimita’ terribile e di spaventosa bellezza”, e poi ancora “uno dei piu’ stupendi oggetti della natura” – il termine “stupendous” occupa un posto di primo piano nel vocabolario del Sublime. Certo si parla anche abbastanza male delle donne nostrane che, a detta di Rawlinson “si macchiano di una frivolezza che distrugge l’amabilita’ del carattere femminile, ed e’ inutile cercare in loro quella timidezza innata, quella seducente diffidenza che adorna le figlie della Gran Bretagna”. C’e’ da dire che simili giudizi e generalizzazioni erano gia’ in auge all’epoca del Grand Tour, quando l’Italia veniva intesa non solo come spazio della classicita’, ma anche come occasione di liberta’ sessuale.
L’idea di parlare di questi due diari di viaggio –  ringrazio per il materiale fornito Il Giornale di Sicilia e Simonetta Trovato – e’ nata per voler dare un’idea di come la Sicilia, da sempre, e’ stata terra di contrasti anche agli occhi dei visitatori. Ma dopo aver letto l’articolo, sul Financial Times di Londra, di un certo Simon Kuper su Palermo, penso proprio che questi diari di viaggio, che considerano tutti gli aspetti di un paese, sia quelli positivi che quelli negativi – anche se con gli occhi da colonizzatori – dovrebbero essere letti innanzi tutto nella loro terra d’origine. Se la bellezza e’ nell’occhio dell’osservatore, Simon Kuper avrebbe bisogno di un trapianto di retina.

Ho iniziato questo dossier con le parole del principe Fabrizio da Il Gattopardo, e chiudo sempre con lui: “I Siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti; la loro vanita’ e’ piu’ forte della loro miseria; ogni intromissione di estranei sia per origine sia anche, se Siciliani, per indipendenza di spirito, sconvolge il loro vaneggiare di raggiunta compiutezza, rischia di turbare la loro compiaciuta attesa del nulla...”. Cosi’ scriveva Tomasi di Lampedusa e, fino a pochi anni fa, avrei sottoscritto queste parole: ma chissa’, forse anche la languida Palermo ha finalmente deciso di uscire dal suo torpore e, come un albatro, distendere le sue ali per volare sull’indaco mediterraneo in cerca di un nuovo futuro...

Questi gli artisti delle opere in mostra ad Eretica:
Marina Abramovic, Araki, Antony, Vanessa Beecroft,  John Bock, Maurizio Cattelan, Jake and Dinos Chapman, Ken Currie, Chuck Close, Mona Hatoum, James Hopkins, Thomas Hirschhorn, Mike Kelley, Tracy Emin, Regina José Galindo, Gerard Garouste, Timothy Greenfield-Sanders, Damien Hirst, Michael Joo, Robert Mapplethorpe, Paul McCarthy, Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini, Jenny Saville, Vik Muniz, Jonathan Meese, Ron Mueck, Tim Noble & Sue Webster, Luigi Ontani, Tony Oursler, Marc Quinn, Antonio Riello, Bernardi Roig, Thomas Ruff, David Salle, Tom Sachs, Andreas Serrano, Cindy Sherman, Starn Twins, Sugimoto, Atelier Van Lieshout, Sam Taylor-Wood, Thomas Struth, Mark Wallinger, Joel-Peter Witkin, Hiro Yamagata.

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