Di Luisa Terzulli
Ci sarebbe stato da aspettarsi un pubblico prevalentemente italiano, e invece nella sala dell’Odeon in maggioranza erano proprio gli “stranieri”. Segno di un’Italia che si interessa sempre meno a cio’ che succede in patria? Forse nelle altre nazioni c’e’ un interesse maggiore nel capire, nel porsi delle domande, rispetto al Bel Paese?
Viva Zapatero! (il titolo e’ un omaggio alle riforme progressiste del premier spagnolo) e’ un documentario satirico del 2005, diretto dalla brillante attrice/comica Sabina Guzzanti.
L’origine del film risiede nella querela per diffamazione, per un ammontare di 20 milioni di euro, presentata dall’allora capo del governo Silvio Berlusconi in seguito alla prima puntata di Raiot, il programma satirico della Guzzanti, andata in onda il 16 novembre 2003. Il programma fu immediatamente bloccato.
Il caso fu successivamente archiviato perche’ la querela fu dichiarata priva di fondamento: si riconobbe lo show quale satira – e quindi autorizzato ad avvalersi del paradosso – nonche’ i contenuti quali veritieri.
In Viva Zapatero! Sabina scende per strada e affronta faccia a faccia coloro che l’hanno bandita dalla televisione, e intervista coloro che ne sono stati tagliati fuori prima di lei secondo una sorta di ostracismo post-moderno. Ci si confronta con il modo di fare informazione all’estero, e il risultato e’ un quadro piuttosto sconcertante: se altrove (Francia, Inghilterra...) la satira e’ considerata uno strumento informativo sano e auspicabile cui si fa ampio ricorso, in Italia si combatte tutto cio’ che non e’ politicamente “allineato” al grido di “Diffamazione!”. E un’artista e professionista come la Guzzanti, che sulla satira ha costruito un’intera carriera, si ritrova a dover rispondere ad accuse di voler fare presunto giornalismo o di non conoscere la satira e la sua indipendenza dalla politica.
L’intervento nel film di Luciano Canfora – Professore di Filologia Classica all’Universita’ di Bari – rivela la ridicolita’ delle accuse chiarendo che la politica e’ stata oggetto di satira fin dai tempi dell’antica Grecia: “Aristofane inserisce nelle sue commedie dei comizi interi”, spiega alla Guzzanti: “si chiamava parabasi; il corifeo si staccava dagli altri, dal resto del coro, andava in primissima fila, e diceva: “ora parlo alla città” e diceva tutto quello che gli passava per la testa sulla guerra, la politica, su qualunque argomento”.
La Guzzanti presenta le cose cosi’ come sono, pone delle domande e ne riporta le risposte; nessuna facile illazione o luoghi comuni, ma fatti documentati e opinioni da tutte le parti chiamate in causa. Il film percorre un viaggio alla scoperta della verita’. Scoperta appunto, non ricerca, perche’ il cuore di tutto il documentario e’ la lotta per la liberta’ di informazione e di espressione, l’indipendenza dagli interessi e dai giochi politici.
E, come ha scritto Sabina stessa nella presentazione del film riguardo la liberta’, “riprendiamoci quella che c'era e gia’ che ci siamo prendiamone molta di piu’, che quella che c'era era comunque poca”.
Abbiamo intervistato a caldo una spettatrice, volutamente non italiana, subito dopo la proiezione del film. Questo il suo commento:
“Ho deciso di venire a vedere Viva Zapatero! perche’ gia’ nutrivo un po’ di interesse riguardo la questione, sapevo che in Italia non ci sono molti programmi satirici ma non ne immaginavo la ragione. Cio’ che mi ha molto sorpresa e’ stata tutta la vicenda riguardante la cancellazione dello spettacolo della Guzzanti: in questa nazione e’ una cosa impensabile, perche’ sarebbe immediatamente considerata un sopruso della liberta’ di espressione. Nonostante io non sia italiana e’ stato facile comprendere lo scenario generale, e credo che il documentario sia stato presentato in modo obiettivo dando spazio a tutte le parti in causa. E al di la’ del fattore politico, trovo la Guzzanti un’attrice molto divertente!”.
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