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RODIN ALLA
ROYAL ACADEMY OF ARTS

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Di Walter Ego

A prima vista potrebbe sembrare strano che la mostra di un artista francese, anche se grandissimo, sia considerata l’evento del numero da un giornale che dovrebbe parlare di arte e cultura italiana. E fino a qualche mese anch’io avrei pensato la stessa cosa, finche’ per caso non mi imbattei in un libro: Rodin – The Hands of Genius.

Cio’ che mi colpi’ fu non solo la straordinaria arte e abilita’ di questo grandissimo scultore, secondo a nessuno e da annoverare tra i piu’ grandi scultori di sempre; quel che mi rimase impresso fu leggere che l’Inferno del nostro Dante fu la sua lettura notturna per anni, e in assoluto una delle sue preferite. Non solo una delle sue opere piu’ famose, La Porte de l’Infer – La Porta dell’Inferno, richiama nel nome e nei personaggi l’Inferno dantesco, ma altresi’ tante altre meravigliose sculture, tra le quali Le Penseur – Il Pensatore, nella foto a lato, sono nate da uno degli innumerevoli capolavori di cui “La Porta” e composta. E “La Porta” sembro’ non doversi mai chiudere per Rodin, nel senso che lavoro’ per vent’anni sulle oltre 200 figure che la compongono, senza mai dichiararsi soddisfatto del lavoro; alla fine fu Léonce Bénédite, il primo direttore del Museo Rodin, che completo’ il lavoro riassemblandole nella versione definitiva che oggi possiamo ammirare.

Ed e’ “La Porta”, posizionata appena dentro il patio d’ingresso, all’aperto, che accoglie i visitatori della mostra alla Royal Academy of Arts. E’ questa l’accoglienza di Rodin, che rende subito omaggio al maestro Dante, creando con la maestria della sua scultura una serie di figure, di corpi che si toccano e si contorcono e si scontrano come animali che affondano i denti l’uno nell’altro mentre, come un singolo organismo vivente, cadono nell’abisso eterno.  La mostra poi si dipana mostrando tutto il meglio della creazione di Rodin: L’Uomo col Naso Rotto fu esposto e ammirato da tutti all’Ècole des Beaux-Arts di Parigi, scuola che per tre volte aveva rifiutato di ammettere Rodin tra i suoi studenti; L’Eta’ del Bronzo, statua che fece nascere il mito di Rodin e anche l’invidia nei suoi confronti perche’ dimostro’ palesemente la sua superiore maestria; San Giovanni Battista, il cui modello fu un contadino degli Abruzzi che un giorno busso’ alla porta di Rodin offrendo i suoi servizi come modello; I Borghesi di Calais, una colossale evocazione della storia, un gruppo di sei statue di cui ognuna e’ un capolavoro, sulle quali Rodin ha lavorato in modo separato cosi’ da poterli spostare a suo piacimento come pedine sulla scacchiera; Balzac, scultura odiata da molti suoi contemporanei ma amata da Mallarmé e Monet.

Vorrei chiudere con due delle piu’ famose sculture, cioe’ Il Bacio e Il Pensatore, entrambe occupanti una stanza della mostra, e il motivo c’e’ e non e’ solo la dimensione delle due sculture che conta: il visitatore che si trova di fronte a queste opere eterne non puo’ non rimanere in una sorta di trance ammirando cosa e’ riuscito a fare Rodin: rendere del marmo piu’ vivo di qualunque essere vivente. Il bacio tra i due amanti e’ appena accennato eppure lo si puo’ vedere, anzi sentire, da qualunque posizione perche’ i due corpi inanimati prendono vita e fremono; l’inanimato pensatore – forse Dante, forse Rodin stesso? – e’ invece perso in immota contemplazione e, per citare il grande critico Rilke, “e’ come se il suo intero corpo sia diventato testa e il sangue delle sue vene sia diventato cervello”.

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