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LONDON FASHION WEEK

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Di Luisa Terzulli

Per chi opera nell’industria della moda l’appuntamento piu’ atteso di ogni stagione nel Regno Unito e’ senz’altro la London Fashion Week.
Dal 18 al 22 settembre, la settimana della moda e’ stata ospitata anche per questa edizione dal Natural History Museum, con uno spazio su due livelli dedicato agli espositori e un tendone (la British Fashion Council Tent) appositamente allestito per le sfilate.
Defezione delle grandi firme italiane, se escludiamo un riservatissimo e quasi blindato show di Emporio Armani – in concomitanza con l’apertura dello store Armani Casa nel centro di Londra e con la firma di una collezione per il progetto RED di lotta (ah, ah!) contro l’AIDS.
Fra gli espositori, invece, l’unico marchio italiano al 100% presente era Bagutta, famoso per la qualita’ delle sue camicie.

Come sempre un calendario ricco di sfilate, la cui scansione ha spesso risentito dei problemi di traffico per gli spostamenti da un luogo all’altro – le sfilate esclusivamente su invito avevano luogo in siti differenti dalla BFC Tent; il programma ha visto l’alternarsi sia di collezioni haute couture che prêt-à-porter, in cui il senso dello show non era dunque solo stupire a tutti i costi con capi improbabili.

Una grande fiera della vanita’, in fin dei conti, ma visitare una manifestazione dedicata all’alta moda significa anche accettarne le regole. Quindi ben venga la London Fashion Week, senza pretesa alcuna di intellettualismo, pseudo-nobili intenti o aiuti umanitari.

D’altronde, come la saggezza di Oscar Wilde insegna, “niente e’ piu’ necessario del superfluo”.

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