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L'EDITORIALE

 

 

 

 

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Adam Levin. Photo by GIORGIOSTUDIO

Di Giorgio Di Marzo

E’ con immenso rammarico che sottraggo spazio all’articolo su Rodin, ma anche se il nostro non e’ un giornale d’attualita’ e’ pur giusto, talvolta, essere attuali.
La domanda che mi pongo e’ perche’ alcune societa’ spendano uno spropositato ammontare di denaro per pubblicizzare dei prodotti il cui ricavato dovrebbe andare ai poveri del mondo. Basterebbe dare i soldi spesi in pubblicita’ e nei party esclusivi direttamente ai bisognosi invece di far fare al denaro questo tortuoso giro.
No, loro danno una percentuale... ma di cosa? Credo si tratti dei profitti e non dei ricavi. Quindi prima coprono i costi, che sono sicuramente elevatissimi perche’ devono coprire anche le paghe di tutti coloro che sono coinvolti nel progetto, e sul profitto al netto delle tasse applicano una percentuale che sara’ devoluta in beneficienza. Si,’ ma quanto? Se si trattasse del 100% allora si potrebbe parlare di marketing travestito da beneficienza, meno del 100% e’ solo marketing.

Se poi il tutto avviene in concomitanza con l’inaugurazione di nuovi punti vendita forse il dubbio rode ancora di piu’... se poi il tutto avviene mettendo in prima pagina una famosa modella che adora sniffare una sostanza dal colore simile a bicarbonato e borotalco, allora si’ che ci rendiamo conto di come tutto sia fatto per i poveri del mondo.
E poi vorrei anche capire a chi vengono dati questi soldi e per quali scopi. Forse sono io a non essere abbastanza informato e quindi penso male, ma come disse Giulio Andreotti “a pensare male si fa un peccato ma si ha quasi sempre ragione”.

Non faccio nomi perche’ non voglio fare pubblicita’: gia’ sono abbastanza bravi a farsela da se’!  Quindi preferisco pubblicizzare tutti coloro che fanno qualcosa senza sbandierare il loro coinvolgimento in attivita’ pseudo-umanitarie e soprattutto il mio pensiero va a chi la vera beneficienza la fa non dando via una frazione ridicola dei propri profitti bensi’ donando se’ stessi e tutto il proprio tempo ad una causa in cui si crede.

The show must go on... ma ritornero’ su questo argomento con un’intervista speciale nel prossimo numero dedicata ad Adam Levin, un giornalista e scrittore sudafricano sieropositivo che tanto sta facendo per il suo paese. Ok, Adam non e’ italiano e non c’entra niente con l’arte e la cultura italiana; ma l’AIDS e’ un problema che riguarda tutti, anche se non ci fa piacere pensarlo.
Consiglio a tutti di leggere il suo libro, AIDSAFARI, e visitare il suo sito www.aidsafari.com.

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