Di Giorgio Di Marzo
Caro Massimo, la prima domanda e’ d’obbligo: cos’e’ per te l’arte?
L’arte e’ espressione di se’ stessi e della propria individualita’ tutti i giorni; bisogna vivere con l’arte dentro di noi ogni giorno invece di passare la vita a rincorrere l’arte come se fosse qualcosa al di fuori di noi.
Visto che ci occupiamo principalmente di artisti italiani, ci interessa anche sapere perche’ un regista e attore teatrale italiano come te si e’ spostato dal proprio paese per venire ad affrontare una nuova avventura in Gran Bretagna.
C’e’ da dire innanzi tutto che Londra e’ la capitale europea del teatro; e’ il primo posto dove si puo’ trovare del teatro sotto le righe come il mio, o il West End e il musical del teatro sopra le righe, quest’ultimo tipo di teatro che sfortunatamente e’ quello che va per la maggiore in Italia.
A me interessa invece come decostruire il testo per poi ricostruirlo in modo da trovare delle energie diverse che l’autore magari voleva anche amplificate. Londra e’ forse l’unico posto dove si possa davvero sperimentare: l’Italia, anche se mi piacerebbe, non mi ha dato queste opportunita’.
Come hai affrontato le differenze linguistiche?
Devo dire che io sono stato uno dei primi stranieri, piu’ di 10 anni fa, ad essere accettato al Drama Centre London. Io sapevo gia’ l’inglese, ma comunque prima di entrare al Drama Centre ho fatto un anno di scuola per migliorare il mio inglese e la dizione. Comunque c’e’ anche un vantaggio nelle differenze linguistiche: se dici casa hai una certa immagine mentale, se dici house ne hai una diversa e cio’ da’ piu’ profondita’ alle cose; c’e’ quindi sicuramente un vantaggio a saper recitare in un’altra lingua, ma e’ molto difficile perche’ devi rompere la barriera linguistica e devi essere libero e sciolto altrimenti non potrai mai godere di tali vantaggi.
Come vedi invece la differenza culturale?
Ci sono sicuramente enormi problemi culturali! Questi sono inglesi sono mosci, spiritualmente morti, cinici e sessualmente repressi... ma ovviamente non lo ammetteranno mai!
La tua rilettura del testo di Cosi’ e’ se vi pare si rifa’ molto ai talk show: pensi che Pirandello avrebbe gradito tale accostamento?
Gia’ nell’originale di Pirandello gli spettatori sono nello spettacolo come cittadini. E poi come lo stesso Pirandello dice, l’opera dell’autore e’ finita dopo che lui mette il punto: poi non gli appartiene piu’, deve essere cambiata, riveduta e rivista e ogni persona che la vede lo fa in modo diverso e lui accetta questo, quindi credo che avrebbe approvato, come ha anche scritto nella sua recensione STAGE.
Nelle tue direzioni si trovano autori come Ionesco, Chieti, Erba, Hare, Lorca, Pirandello, Schnitzler, D’Annunzio, Goldoni, Odett: c’e’ un filo conduttore in questa scelta?
No, io scelgo sia storie conosciute che sconosciute, cercando sempre di demolire e ricostruire il testo, anche per i classici. Anche Shakespeare non lo prenderei cosi’ com’e’: lo Shakespeare migliore che ho visto e’ stato un King Lear rivisto in stile kabuki da attori del teatro d’avanguardia giapponese che hanno tagliato il 95% del testo. Spesso il movimento esprime piu’ della parola, e questo e’ un avvento del teatro inglese, il physical theatre, che in Italia non c’e’: loro pensano che il physical theatre sia la gestualita’ teatrale.
Hai scritto opere teatrali?
No, direi che preferisco “distruggere” cio’ che gli altri scrivono per poi dargli una mia personale rilettura.
E in che lingua pensi le tue “personali riletture”?
Italiano e Inglese. A me manca molto l’italianita’: manco dall’Italia da 25 anni e parlare, pensare e scrivere in italiano e’ un’ancora di salvezza dall’insanita’.
Progetti in cantiere?
Vorrei fare Lorca in chiave moderna, molto fisica.
Che difficolta’ incontra un italiano che vuole fare teatro a Londra?
A parte la lingua, c’e’ da dire che gli inglesi sono razzisti. E’ difficile, per esempio, che ti diano il ruolo principale di uno Shakespeare ambientato in Italia; non te lo possono dare perche’ saresti diverso dagli altri italiani “falsi”, e spesso devono accontentarsi delle parti infime.
Qual e’ stata la risposta del pubblico al tuo You are right if you say so?
Devo dire che anche i pirandelliani piu’ tradizionalisti sono stati molto contenti della rilettura, della presentazione, delle luci, delle musiche... io no, essendo un perfezionista!
Vuoi aggiungere qualcosa per il tuo e il nostro pubblico?
Cosi’ e’, se vi pare...
Massimo Marinoni e’ un attore e regista teatrale.
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