Di Luisa Terzulli
Caro Prof. Coldwell, cos’e’ l’Arte?
Arte e’ cio’ che fanno gli artisti. E’ una grande domanda, non lo so. Potrei dire che Arte significa il modo di porsi domande circa qualcosa, ma rappresenta cose diverse per persone diverse.
C’e’ al momento una nazione leader nell’arte?
Il mondo dell’arte e’ molto fluido al momento. Durante gli anni ’60 il centro del mondo artistico era New York e prima Parigi. Ora sembra che ci sia una scena internazionale che si va spostando continuamente,e forse una delle cose che si perdono in tutto cio’ e’ il senso dell’identita’ nazionale. Cio’ e’ da intendere nel senso che un artista puo’ ora diventare facilmente un artista internazionale, e alla fine si trovera’ a passare piu’ tempo sugli aerei che nel suo studio. Il vecchio modello di artista era di un qualcuno radicato in un preciso luogo geografico, e se consideriamo Giorgio Morandi egli rappresento’ la quintessenza di questo tipo di artista [Morandi dipinse sempre nel suo studio e non viaggio’ mai – N.d.A.].
Adesso questo continuo movimento dell’arte, il fare arte in posti differenti e in differenti condizioni, ha in qualche modo rotto i legami dell’artista con un luogo specifico. Per esempio al momento e’ piuttosto difficile dire chi, fra gli artisti britannici contemporanei rappresenta qualcosa di veramente britannico. Ci sono temi che vengono da diverse nazioni: in Gran Bretagna c’e’ un senso di protesta ed ethic of restraint che influenza numerosi apetti dell’arte. In Germania c’e’ sempre stata una importante sottocorrente, un tipo di dark side, e forse gli artisti tedeschi sono sempre stati piu’ interessati a trattare di soggetti storici piu’ dei loro corrispettivi britannici. Riguardo l’Italia, ricordo quando sono stato alla Fiera dell’Arte di Bologna a Gennaio di quest’anno: si sentiva un feeling differente in relazione all’arte di quanto si senta a Londra. Io penso che l’arte italiana ha ancora un senso di retroreferenza, probabilmente a causa della sua storia; non e’ facile “fare arte” se ogni volta che prendi una matita in mano pensi a Michelangelo! E un’altro problema che riguarda le persone che vanno in Italia per turismo artistico e’ che loro vogliono effettivamente quel tipo di arte molto piu’ dei contemporanei.
Penso che un problema italiano sia il fatto che gli artisti del passato siano diventati il centro dell’arte, e quindi diventa molto difficile rappresentare il tutto su di un livello piu’ personale. Nel caso di Michelangelo, per esempio, se penso a lui come a un genio cio’ non mi lascia speranze come artista; ma se lo considero come un uomo, che vive una vita come gli altri, che ha due braccia e due gambe, allora il punto di vista cambia ed e possibile porsi la domanda: “Come ha fatto lui a ottenere cio’ che ha ottenuto e perche’ io non posso?” Questa e’ la vera ed eccitante sfida per un artista!
E’ l’arte che sta cambiando o sono gli artisti che stanno cambiando l’arte?
Penso che internet abbia avuto un grosso impatto sul modo noi parliamo di arte e ne facciamo uso: la facilita’ di accesso alle immagini che tutti noi abbiamo e la facilita’ in generale di ricerca e’ molto piu’ concreta che in passato. E penso, allo stesso tempo, che il PC porta davvero nuove idée nell’arte: non e’ soltanto una traduzione di cose e oggetti in pixels.
Anche le scuole d’arte sono cambiate: quando andai al college ci trovavamo come in uno studio, con poco da scrivere e da leggere ma molto lavoro fisico, e non avevamo praticamente alcun tipo di coinvolgimento con il mondo esterno. Ora gli studenti sono ambiziosi: vogliono subito trovare un pubblico e avere un impatto; probabilmente trascorrono piu’ tempo nel crearsi reti di conoscenze e organizzare eventi che a fare materialmente arte. La vecchia generazione, invece, era solita fare prima arte per poi provare ad ottenere una exhibition. Anche il mercato dell’arte e’ cambiato: qui nel Regno Unito il pubblico interessato all’arte contemporanea era molto limitato fino a 20 anni fa, mentre ora tutti si dichiarano emozionati ed eccitati dall’arte contemporanea.
Lei ha parlato di internet, che abbiamo accesso a tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno. Questo quindi significa che non abbiamo realmente bisogno di andare all’estero!
Be’, io penso che uno dei problemi di internet e’ che tutto viene filtrato attraverso la stessa tecnologia: un dipinto assume le stesse dimensioni di una fotografia, e cosi’ via. Gli artisti lavorano molto sui particolari: in un dipinto puoi effettivamente distinguere la selezione dei pennelli, la viscosita’ del colore, e anche il tempo necessario perche’ si asciughi rappresenta un fattore essenziale nella realizzazione di quel lavoro. Un altro elemento e’ che tutte queste opere hanno una dimensione: internet riduce tutto a immagini senza dimensione, e io credo che il modo in cui reagiamo fisicamente alle immagini sia molto importante. Anche se il mio lavoro e’ stato realizzato al computer, era continuamente rimesso in discussione: pensavo alla dimensione in cui volevo stamparlo, come sarebbe stato, e cosi’ finisce per diventare qualcosa di molto preciso e per influenzare il modo in cui il pubblico vede il lavoro e la reazione emotiva ad esso. Per fare un esempio molto semplice, ho parlato con qualcuno che conosceva Marilyn Monroe, e mi ha detto che nel momento in cui lei entrava in una stanza calava il silenzio, aveva una presenza assolutamente ammaliante. Anche la migliore fotografia di Marylin Monroe non rende lo stesso effetto.
Le piace il cibo italiano?
Io adoro il cibo italiano! Sono stato sulla Costa Amalfitana per l’estate, e mia figlia ha detto che e’ stata una vacanza fantastica perche’ abbiamo mangiato in continuazione! Mi piace la pasta, trovo la pizza un po’ noiosa, ma in generale mi piacciono le cose semplici. Ho un palato molto ineducato riguardo al vino, ma purche’ sia bianco o rosso sono sempre molto felice!
Oggi (18/06/06 – NdA) e’ l’utimo giorno dell’esposizione. Qual e’ stata la risposta generale del pubblico?
A giudicare da quanto mi dicono tutti, e’ stata fantastica. Abbiamo avuto circa 5.000 visitatori quando la mostra si trovava nel nord dell’Inghilterra, e ancor di piu’ qui; quindi, si puo’ con tutta probabilita’ parlare di circa 12.000 persone che hanno visitato l’esposizione e la galleria. Londra e’ un luogo molto competitivo per ottenere una mostra, e la maggior parte dei giornali l’hanno recensita come una delle migliori 5 in citta’. Ho avuto un riscontro anche da molti visitatori che hanno percepito l’esposizione come riguardante un’idea, e questo induce a pensare in modo diverso a Morandi e ad alcuni degli artisti britannici qui coinvolti. Questa mostra riguarda una proposta, ruota intorno all’esplorare guardando. Una cosa meravigliosa dell’arte visiva e’ che non e’ vincolata al tempo. Devi ascoltare un brano musicale o leggere un libro dall’inizio alla fine; ma puoi scegliere di guardare un’immagine per 5 secondi o di appenderla sopra il letto e guardarla ogni mattina. Il guardare e’ un’esperienza cumulativa. Quindi, cio’ che voglio ottenere e’ che la gente guardi queste opere in modo diverso. In un certo senso, un problema nel caso di Morandi e’ che ha troppo successo: e’ troppo facile amarlo; e io vorrei che la gente guardasse al di sotto della superficie, qualcosa piu’ complesso della sua personalita’. Questa mostra rappresenta per me un sogno divenuto realta’: ottenere esattamente i pezzi che volevo, posizionarli l’uno accanto all’altro: lo spazio fra le cose e’ molto importante. Un aspetto che ritengo molto importante in questa collezione e’ prendere in considerazione le cose che sono importanti per te singolarmente, e anche in qualita’ di artista sento la responsabilita’ di parlare in favore degli artisti che sono davvero importanti per me. Percio’, un’altra delle ragioni di questa mostra e’ rendere omaggio a Morandi: gli artisti non muoiono mai davvero, sono come amici che porti sempre con te nel cuore, e Morandi e’ molto importante al mio modo di pensare. Non apparteniamo a un mondo completamente sviluppato, attingiamo da cose diverse e vi aggiungiamo un po’ di qualcos’altro, e cosi’ diventa una cosa nuova; ma con cio’ non voglio affermare che tutti i miei pensieri siano qualcosa di nuovo: io sto riciclando. Un’altra delle responsabilita’ in questa esposizione e’ far si’ che la gente percepisca l’arte e l’artista come ancora vivi.
I fiori e’ uno dei miei dipinti preferiti, e ho letteralmente implorato il Museo Morandi per averlo! E’ cosi’ raccolto, ispira un senso di restrizione e di emozioni fortemente trattenute. I fiori sono tenuti insieme come se fossero in attesa di esplodere, e il vaso ricorda la silhouette di un corpo. Penso che abbia una forte carica erotica, che percepisco come un qualcosa da lui mai provato. In un certo senso, credo che confrontandosi con un oggetto inanimato Morandi sia capace di proiettarvi sentimenti umani ed emozioni, in un modo in cui non e’ in grado quando affronta situazioni reali; e allo stesso tempo assume una certa connotazione erotica perche’ e’ come se non potesse fronteggiarlo a viso aperto.
Quando guarda un quadro come questo, pensa ad una natura morta o ad una still life?
E’ interessante, perche’ in Inghilterra abbiamo questa espressione still life che in realta’ non significa niente! Nel mio lavoro ho sempre attinto al concetto di natura morta, esprime l’idea del tempo che passa, e’ un momento congelato che poi passa e procede, verso qualcosa di inevitabile. E allo stesso tempo, il tentativo di evitare che cio’ accada rinforza l’idea della morte stessa. Se prendi in considerazione qualcuno che si sottopone a estensiva chirurgia estetica nel tentativo di ritardare gli effetti di qualcosa che e’ inevitabile, e’ in realta’ ancora piu’ tragico perche’ accadra’ in ogni caso. Quindi, come potete vedere, questo e’ un viso non alterato dalla chirurgia!
Prof. Paul Coldwell is a Postgraduate Programme Director / Project Leader FADE at the Camberwell College of Arts.
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